Come essere vicini al donatore

Scritto il 23 settembre 2006 da Francesco · 2 Commenti 

Ecco cinque consigli per essere sempre più vicini al donatore, per stringere una relazione che duri nel tempo. Cinque consigli per capire l’importanza del donatore per ogni organizzazione nonprofit

1. Costruisci il brand della tua organizzazione con il donatore
I donatori contribuiscono, non solo con le loro donazioni, ma specialmente con il passaparola a costruire il brand della nonprofit che è formato da fiducia, fedeltà e riscontri positivi dei progetti realizzati dalla organizzazione nonprofit. Cosa ne pensano dell’onp i donatori? Come ne parlano agli amici, ai colleghi? Da qui si impara a costruire il brand della onp

2. Essere aperti
Quando è l’ultima volta che hai incontrato un donatore? O sei sempre stato dietro una scrivania a riempire moduli, a inviare e-mail, a parlare con grafici e pubblicitari?

3. Il donatore non è un 1011001010110101

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Le tre scelte del donatore

Scritto il 21 settembre 2006 da Francesco · 3 Commenti 

Il donatore può fare tre scelte che influenzano la raccolta fondi delle onp:

- Si: dona
- Forse: non sa se donare
- No: sicuramente non dona

Chi raccoglie fondi spesso è preparato solamente alla risposta SI. Il SI genera una sensazione positiva in chi raccoglie fondi e subito viene spontaneo (o almeno dovrebbe venire) un ringraziamento di cuore che getta le basi per uno sviluppo della relazione/partnership anche in futuro.
Pochi invece sono pronti a “rispondere emotivamente” alle altre due opzioni.

Si prenda il forse. Prima di tutto non è un “no”: dunque devi cercare di capire con ulteriori domande quali sono i dubbi del donatore e, con le opportune risposte potresti portarlo vicino ad un si. Come fare ciò? E’ necessario ricontattare il donatore entro 48 ore e chiedergli la possibilità di parlargli direttamente (faccia a faccia o telefonicamente): è necessario insistere (ma non essere insistenti) con delicatezza, in molti casi il forse (dato a volte dalla fretta e dagli impegni quotidiani del donatore) si trasforma in un si.

Bisogna essere preparati anche per un no: dopo un no chiedi sempre di poter ricontattare il donatore nei mesi a venire. A volte i no sono dati anche da temporanee difficoltà finanziarie e i donatori dopo 6 mesi o un anno potrebbero essere pronti a sostenere nuovamente l’onp.

Valerio Melandri intervista il Guru del Marketing Seth Godin

Scritto il 12 settembre 2006 da Francesco · 6 Commenti 

Penso che sia un colpaccio. Riuscire a intervistare, di persona, Seth Godin, probabilmente l’autore di maggior successo al mondo sul marketing (molti lo hanno definito l’erede di Kotler) è davvero un grande onore che Seth Godin ha voluto farci. L’idea è stata di Francesco Santini, infaticabile collaboratore, e anche le domande sono state studiate da lui, insieme a me: onore al merito!

Seth Godin è un autore che leggo da tanti anni, ero ancora negli Stati Uniti quando iniziavano a girare le bozze e i primi articoli sul Permission Marketing, la vera e propria rivoluzione del marketing da push a pull. ed era ed è ancora veramente valido ed anche di facile e veloce lettura. Ho avuto occasione recentemente di parlare con Seth Godin e dal nostro colloquio è nata questa intervista. Per chi non conoscesse Seth Godin è uno dei migliori consulenti di marketing a livello internazionale ed autore di numerosi libri (fra cui La Mucca Viola, Contiene una fantastica sorpresa, Il ruggito della mucca viola). Ha attivo un blog dai contenuti molto interessanti e ha fondato il sito Squidoo che vi invito a visitare, è un’idea e una realtà molto interessante

VM : Ciao Seth, anni fa lessi il tuo primo libro “Permission Marketing”, di quel libro ricordo sempre quando parli del matrimonio fra azienda e clienti necessario per passare da un interruption marketing ad un permission marketing. Pensi che questo sia anche vero nel fund raising? Personalmente credo che ancora molte anp (aziende nonprofit) fanno interruption fund raising (basti pensare alle solite immagini lanciate sui mailing, sui siti e sulle tv di “bambini tristi”) invece che un sano permission fund raising.
Tu cosa ne pensi? Approfondisci

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