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	<title>Commenti a: Fundraising sotto la lente: dove vanno a finire le mie donazioni?</title>
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	<description>Idee e strumenti per fare raccolta fondi per il nonprofit</description>
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		<title>Di: Francesco Santini</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2007/07/13/fundraising-trasparenza-corriere-economia/#comment-121</link>
		<dc:creator>Francesco Santini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2007 11:48:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fundraising.it/2007/07/13/fundraising-trasparenza-corriere-economia/#comment-121</guid>
		<description>grazie Mario per il tuo intervento molto particolareggiato. Quello di cui io personalmente ho paura &#232; che si usi il dato &quot;quanto spendono le organizzazioni nonprofit per fare raccolta fondi&quot; come linea di confine entro cui sei o non sei una &quot;buona&quot; onp. E&#039; o pu&#242; essere l&#039;unico criterio? E&#039; da l&#236; che si capisce effettivamente se i servizi dati sono efficaci?  Concordo con te sul fatto che gli Stati Uniti sono una realt&#224; diversa con leggi e usi diversi, per&#242; spero converrai con me che, oltre a certificare i bilanci e le raccolte fondi (cosa sempre utile e apprezzata) sarebbero a volte anche interessanti e curiosi certi dati che i siti americani che ho citato danno gratuitamente a tutti i navigatori della rete internet. Ad esempio il compenso del direttore dell&#039;organizzazione nonprofit, i primi 5 salari in ordine di grandezza che vengono erogati dall&#039;onp e tanti altri dati con cui si possono facilmente comparare le organizzazioni nonprofit. Se esistessero in Italia siti come quelli statunitensi che ho citato forse sarebbe pi&#249; facile fare una comparazione, su voci di spesa o investimento comuni alle varieorganizzazioni, fra organizzazioni nonprofit senza per forza doversi leggere tutti i bilanci delle organizzazioni o dover avere competenze riservate ad economisti o giuristi. Il problema &#232; che la fiducia dei donatori non la si conquista per me a suon di certificazioni o tabelle comparative con scritti solo i costi della raccolta fondi che portano l&#224; dove dici tu ad una &quot;ricaduta nei media e nell&#039;opinione pubblica&quot;. Ma per fare questo dovrebbero essere le onp a proporlo non lo stato a imporlo prima o poi. Dunque la parola spetta alle organizzazioni, magari se altri vorranno commentare su fundraising.it saremo ben lieti di iniziare un dibattito, confronto positivo su questo tema. ciao e grazie per il tuo intervento. Francesco </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Mario per il tuo intervento molto particolareggiato. Quello di cui io personalmente ho paura &egrave; che si usi il dato &quot;quanto spendono le organizzazioni nonprofit per fare raccolta fondi&quot; come linea di confine entro cui sei o non sei una &quot;buona&quot; onp. E&#39; o pu&ograve; essere l&#39;unico criterio? E&#39; da l&igrave; che si capisce effettivamente se i servizi dati sono efficaci?  Concordo con te sul fatto che gli Stati Uniti sono una realt&agrave; diversa con leggi e usi diversi, per&ograve; spero converrai con me che, oltre a certificare i bilanci e le raccolte fondi (cosa sempre utile e apprezzata) sarebbero a volte anche interessanti e curiosi certi dati che i siti americani che ho citato danno gratuitamente a tutti i navigatori della rete internet. Ad esempio il compenso del direttore dell&#39;organizzazione nonprofit, i primi 5 salari in ordine di grandezza che vengono erogati dall&#39;onp e tanti altri dati con cui si possono facilmente comparare le organizzazioni nonprofit. Se esistessero in Italia siti come quelli statunitensi che ho citato forse sarebbe pi&ugrave; facile fare una comparazione, su voci di spesa o investimento comuni alle varieorganizzazioni, fra organizzazioni nonprofit senza per forza doversi leggere tutti i bilanci delle organizzazioni o dover avere competenze riservate ad economisti o giuristi. Il problema &egrave; che la fiducia dei donatori non la si conquista per me a suon di certificazioni o tabelle comparative con scritti solo i costi della raccolta fondi che portano l&agrave; dove dici tu ad una &quot;ricaduta nei media e nell&#39;opinione pubblica&quot;. Ma per fare questo dovrebbero essere le onp a proporlo non lo stato a imporlo prima o poi. Dunque la parola spetta alle organizzazioni, magari se altri vorranno commentare su fundraising.it saremo ben lieti di iniziare un dibattito, confronto positivo su questo tema. ciao e grazie per il tuo intervento. Francesco</p>
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		<title>Di: Mario Consorti</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2007/07/13/fundraising-trasparenza-corriere-economia/#comment-122</link>
		<dc:creator>Mario Consorti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2007 00:23:19 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Francesco, complimenti per l&#8217;assiduit&#224; dei tuoi interventi e la loro articolazione. 
So che con quanto scriver&#242; correr&#242; il rischio di apparire come colui che trova eccezioni sul facere altrui riducendosi di fatto a sostenere l&#8217;immobilismo. 
Ma corriamo il rischio visto che continuo a leggere dati a caso su autorevoli quotidiani che finiscono poi con influenzare l&#8217;opinione pubblica erroneamente. 
 
Fai giustamente riferimento ad esperienze tra l&#8217;altro di lunga data come charity navigator, give, ecc. ma stiamo parlando di esperienze e di criteri esplicitati e di un contesto, quello statunitense dove il non profit conosce altre regole, sviluppo ed operano in un contesto che non ha nulla a che vedere con l&#8217;Italia 
 
Concorderai con me che comparare capre e cavoli porta a strani risultati. La prima caratteristica per un&#8217;analisi di benchmarking &#232; la definizione dei punti in comune, segnalando gli scostamenti che possono a loro volta dar luogo ad ulteriori elementi di conoscenza. 
 
Ebbene l&#8217;articolo che citi e ahime anche altri a cura di Un-Guru sul sole 24, purtroppo compara con una scarsa conoscenza dell&#8217;oggetto in analisi. 
Nell&#8217;articolo da te citato viene tra l&#8217;altro messo in luce il problema dell&#8217;eterogeneit&#224; ma sembra che a questo problema &#8220;gli analisti hanno analizzato statuti, regolamenti, bilanci, &#8230;&#8221; hanno trovato vie d&#8217;uscita!!. Non si comprende quali! 
 
Lo sviluppo delle organizzazioni in Italia &#232; davvero diversificato e sebbene da anni si stia lavorando su pi&#249; versanti, soprattutto quello legislativo, per ricondurle ad un&#8217;unicum, definendo un settore, ONLUS, ONP, ecc. ancora esistono una miriade di realt&#224; difficilmente comparabili per storia, settore d&#8217;intervento, principi contabili, forma giuridica ecc. 
 
Conosco abbastanza ben gran parte delle organizzazioni citate e sebbene alcune presentano importanti margini di comparabilit&#224;, la gran parte no. 
Non c&#8217;&#232; solo una questione di schemi di bilancio diversi e principi contabili, vi &#232; una forte differenziazione anche sulla modalit&#224; del reperimento delle risorse, e dato che &#232; quello il dato che si vuole comparare l&#8217;operazione &#232; appunto quella di comparare capre e cavoli. 
 
Prendo ad esempio Coopi solo perch&#233; salta agli occhi. La si presenta come tra la migliori organizzazione in termini di performance. Si lancia il messaggio che dei 100 &#8364; dati a Coopi in donazione solo 7 di questi vanno in costi operativi. 
Conosco COOPI &#232; una serissima ONG e seppure sia tra le pi&#249; grandi ONG italiana ha iniziato ad occuparsi di fundrasing in forma strutturata da alcuni anni e per adesso con risultati marginali. 
 
Coopi riceve circa il 92 % delle risorse da finanziatori pubblici nazionali e soprannazionali. Ossia solo l&#8217;8 per cento del proprio bilancio &#232; composto da donazioni private. Si tenga altres&#236; conto che il finanziamento pubblico spesso prevede quote a diretta copertura dei costi di gestione, quote che vanno dal 5 al 10 % del finanziamento. 
Sulla base di cosa si compara un dato di COOPI che da un bilancio di oltre 38 milioni di euro ne riceve 2 milioni in donazioni private, con Umana Mente che &#232; essenzialmente un ente erogativo (finanzia progetti altrui) ed ha un unico donatore (Gruppo RAS), oppure con MSF che &#232; nata e cresciuta sulla e con la raccolta fondi e di fondi pubblici ne ricever&#224; forse nel 2008 a seguito del 5 per mille? 
 
Volendo definire quanti fondi vanno nelle attivit&#224; di supporto o complementari, piuttosto che nella mission, significa per lo meno tener conto di questo aggregando organizzazioni che reperiscono le loro risorse facendo appello al settore privato rispetto ad organizzazioni che non ricorrono a ci&#242; ma si limitano a partecipare a bandi, gare, ecc. 
 
Negli ultimi 10 anni molte organizzazioni che contavano essenzialmente sul finanziamento pubblico, a causa della contrazione dello stesso hanno iniziato a differenziare le loro fonti di finanziamento rivolgendosi al privato e alle donazioni. Si pensi al CESVI, ma anche ad AMREF, AVSI (volendo citare ONP presentate nell&#8217;articolo). 
Restano ancora oggi organizzazioni che rivolgono la loro attenzione prevalentemente al finanziamento pubblico, altre al finanziamento privato altre ancora con un buon mix. 
 
Giustifico il mio intervento, ahime dilungandomi, perch&#233; ritengono pericolosa l&#8217;operazione che si sta facendo e questo riferendomi anche alle iniziative di Un_Guru che si &#232; messo addirittura a calcolare un dato di eccellenza per le organizzazioni. E&#8217;pericolosa perch&#233; poi avr&#224; una ricaduta nei media e nell&#8217;opinione pubblica. La mia speranza &#232; che queste iniziative piuttosto incentivi nelle  stesse ONP la necessit&#224; di regole comuni per lo meno per un senso di giustizia. 
 
Detto ci&#242; sono fermamente convinto che in Italia vi &#232; la grossa necessit&#224; in Italia di garanzie per i donatori non istituzionali. 
 
Grazie per il tuo lavoro 
 
Mario Consorti </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Francesco, complimenti per l&rsquo;assiduit&agrave; dei tuoi interventi e la loro articolazione.<br />
So che con quanto scriver&ograve; correr&ograve; il rischio di apparire come colui che trova eccezioni sul facere altrui riducendosi di fatto a sostenere l&rsquo;immobilismo.<br />
Ma corriamo il rischio visto che continuo a leggere dati a caso su autorevoli quotidiani che finiscono poi con influenzare l&rsquo;opinione pubblica erroneamente. </p>
<p>Fai giustamente riferimento ad esperienze tra l&rsquo;altro di lunga data come charity navigator, give, ecc. ma stiamo parlando di esperienze e di criteri esplicitati e di un contesto, quello statunitense dove il non profit conosce altre regole, sviluppo ed operano in un contesto che non ha nulla a che vedere con l&rsquo;Italia </p>
<p>Concorderai con me che comparare capre e cavoli porta a strani risultati. La prima caratteristica per un&rsquo;analisi di benchmarking &egrave; la definizione dei punti in comune, segnalando gli scostamenti che possono a loro volta dar luogo ad ulteriori elementi di conoscenza. </p>
<p>Ebbene l&rsquo;articolo che citi e ahime anche altri a cura di Un-Guru sul sole 24, purtroppo compara con una scarsa conoscenza dell&rsquo;oggetto in analisi.<br />
Nell&rsquo;articolo da te citato viene tra l&rsquo;altro messo in luce il problema dell&rsquo;eterogeneit&agrave; ma sembra che a questo problema &ldquo;gli analisti hanno analizzato statuti, regolamenti, bilanci, &hellip;&rdquo; hanno trovato vie d&rsquo;uscita!!. Non si comprende quali! </p>
<p>Lo sviluppo delle organizzazioni in Italia &egrave; davvero diversificato e sebbene da anni si stia lavorando su pi&ugrave; versanti, soprattutto quello legislativo, per ricondurle ad un&rsquo;unicum, definendo un settore, ONLUS, ONP, ecc. ancora esistono una miriade di realt&agrave; difficilmente comparabili per storia, settore d&rsquo;intervento, principi contabili, forma giuridica ecc. </p>
<p>Conosco abbastanza ben gran parte delle organizzazioni citate e sebbene alcune presentano importanti margini di comparabilit&agrave;, la gran parte no.<br />
Non c&rsquo;&egrave; solo una questione di schemi di bilancio diversi e principi contabili, vi &egrave; una forte differenziazione anche sulla modalit&agrave; del reperimento delle risorse, e dato che &egrave; quello il dato che si vuole comparare l&rsquo;operazione &egrave; appunto quella di comparare capre e cavoli. </p>
<p>Prendo ad esempio Coopi solo perch&eacute; salta agli occhi. La si presenta come tra la migliori organizzazione in termini di performance. Si lancia il messaggio che dei 100 &euro; dati a Coopi in donazione solo 7 di questi vanno in costi operativi.<br />
Conosco COOPI &egrave; una serissima ONG e seppure sia tra le pi&ugrave; grandi ONG italiana ha iniziato ad occuparsi di fundrasing in forma strutturata da alcuni anni e per adesso con risultati marginali. </p>
<p>Coopi riceve circa il 92 % delle risorse da finanziatori pubblici nazionali e soprannazionali. Ossia solo l&rsquo;8 per cento del proprio bilancio &egrave; composto da donazioni private. Si tenga altres&igrave; conto che il finanziamento pubblico spesso prevede quote a diretta copertura dei costi di gestione, quote che vanno dal 5 al 10 % del finanziamento.<br />
Sulla base di cosa si compara un dato di COOPI che da un bilancio di oltre 38 milioni di euro ne riceve 2 milioni in donazioni private, con Umana Mente che &egrave; essenzialmente un ente erogativo (finanzia progetti altrui) ed ha un unico donatore (Gruppo RAS), oppure con MSF che &egrave; nata e cresciuta sulla e con la raccolta fondi e di fondi pubblici ne ricever&agrave; forse nel 2008 a seguito del 5 per mille? </p>
<p>Volendo definire quanti fondi vanno nelle attivit&agrave; di supporto o complementari, piuttosto che nella mission, significa per lo meno tener conto di questo aggregando organizzazioni che reperiscono le loro risorse facendo appello al settore privato rispetto ad organizzazioni che non ricorrono a ci&ograve; ma si limitano a partecipare a bandi, gare, ecc. </p>
<p>Negli ultimi 10 anni molte organizzazioni che contavano essenzialmente sul finanziamento pubblico, a causa della contrazione dello stesso hanno iniziato a differenziare le loro fonti di finanziamento rivolgendosi al privato e alle donazioni. Si pensi al CESVI, ma anche ad AMREF, AVSI (volendo citare ONP presentate nell&rsquo;articolo).<br />
Restano ancora oggi organizzazioni che rivolgono la loro attenzione prevalentemente al finanziamento pubblico, altre al finanziamento privato altre ancora con un buon mix. </p>
<p>Giustifico il mio intervento, ahime dilungandomi, perch&eacute; ritengono pericolosa l&rsquo;operazione che si sta facendo e questo riferendomi anche alle iniziative di Un_Guru che si &egrave; messo addirittura a calcolare un dato di eccellenza per le organizzazioni. E&rsquo;pericolosa perch&eacute; poi avr&agrave; una ricaduta nei media e nell&rsquo;opinione pubblica. La mia speranza &egrave; che queste iniziative piuttosto incentivi nelle  stesse ONP la necessit&agrave; di regole comuni per lo meno per un senso di giustizia. </p>
<p>Detto ci&ograve; sono fermamente convinto che in Italia vi &egrave; la grossa necessit&agrave; in Italia di garanzie per i donatori non istituzionali. </p>
<p>Grazie per il tuo lavoro </p>
<p>Mario Consorti</p>
]]></content:encoded>
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