Come organizzare lotterie di beneficenza
Scritto il 30 ottobre 2007 da Francesco · 14 Commenti
Alcuni lettori ci hanno chiesto di fare un articolo dove spiegare come funzionano le lotterie di beneficenza. La legge ne parla in un articolo(scaricati il file e leggilo dall’art. 13 in avanti, parla anche di pesche di beneficenza e tombole di beneficenza):
In pratica:
- le onp possono organizzare lotterie,tombole e pesche o banchi di beneficenza se queste sono necessarie per far fronte alle esigenze finanziarie delle organizzazioni stesse;
- si possono fare lotterie solo se la vendita dei biglietti e’ limitata al territorio della provincia
- l’importo complessivo dei biglietti che possono emettersi non supera la somma di €51.645,69. I biglietti devono avere la matrice e vanno numerati progressivamente
Bisogna comunicare qualche cosa al Comune o alla Prefettura?
- I rappresentanti legali dell’organizzazione nonprofit ne devono dare comunicazione, almeno trenta giorni prima, al Prefetto competente e al Sindaco del comune in cui e’ effettuata l’estrazione.
- Per quanto riguarda le lotterie va stabilito e fornito alle autorità il regolamento nel quale sono indicati la quantita’ e la natura dei premi, la quantita’ ed il prezzo dei biglietti da vendere, il luogo in cui vengono esposti i premi, il luogo ed il tempo fissati per l’estrazione e la consegna dei premi ai vincitori.
Come funzione l’estrazione della lotteria?
L’estrazione della lotteria e della tombola e’ pubblica; le modalita’ della stessa sono portate a conoscenza del pubblico presso tutti i comuni interessati alla manifestazione. Nell’avviso sono indicati gli estremi della comunicazione fatta ai predetti organi, il programma della lotteria e della tombola, le finalita’ che ne motivano lo svolgimento nonche’ la serie e la numerazione dei biglietti. L’estrazione e’ effettuata alla presenza di un incaricato del Sindaco. Di dette operazioni e’ edatto processo verbale del quale una copia e’ inviata al Prefetto ed un’altra consegnata all’incaricato del Sindaco.
Se devi organizzare un’asta di beneficenza uno strumento molto utile è e-bay, guarda qua oppure leggi questo nostro articolo.
[Foto di ranjit sotto licenza Creative Commons]
Il tuo primo mattone per il sito internet della tua organizzazione
Scritto il 26 ottobre 2007 da Francesco · 1 Commento
Da un post di Seth Godin (leggeti questi due, 1-2, su come fare un sito internet, sono veramente belli) alcuni consigli che abbiamo estrapolato per chi dovrà mettersi al tavolo con un webmaster e un grafico per realizzare il nuovo sito internet.
1. Non creare un comitato per fare un sito. Un buon sito non viene da una sola mente ma neppure da più di tre persone messe insieme.
2. Il sito deve dire qualche cosa di nuovo, non ripetere le stesse immagini e parole di una brochure o riportare per intero i discorsi del presidente o del direttore!!
3. Scrivi poco. Poche parole, poche pagine, insomma frasi brevi e chiare.
4. Prima di lanciarlo testalo, fallo vedere ai volontari, fallo usare da chi conosce poco internet e vedi se è realmente un sito usabile (non sai cos’è l’usabilità? dai una occhiata a questo libro)
5. Molti siti dicono “guardami” cioè strizzano l’occhio a meraviglie grafiche, filmati perfetti, colori sfavillanti. L’importante invece è rispondere alla domanda del navigatore cioè quella di trovare nel tuo sito quello che cerca. Fatti questa domanda: “Cosa cerca il mio donatore nel sito dell’organizzazione? A cosa può essere interessato? Cosa vuole trovarci?” e da qui inizia a sviluppare il sito
[Foto di Cristian Mantovani sotto licenza Creative Commons]
Ti gustano i video?
Scritto il 26 ottobre 2007 da Francesco · 1 Commento
Come sai su Fundraising.it facciamo vedere e commentiamo, nel nostro canale video su Youtube – Fund Raising Magazine, solo video in lingua italiana. Oggi però facciamo una eccezione: il canale GGreenpeace Video ci ha recentemente inviato una bellissima playlist dei vari video che Greenpeace nel mondo ha realizzato. Ve li potete guardare qui sotto uno ad uno, sono tanti (26) ma seguono alcune regole precise nella realizzazione dei video:
1 – Un video di lancio di una campagna sociale da inserire su Youtube non deve essere lungo, massimo 2-3 minuti (come vedete quelli di Greenpeace sono sotto i 2 minuti quasi tutti)
2 – Per fare un video serve l’idea poi ovviamente viene anche il budget, lo sponsor etc. ma non è sempre detto (come invece molti credono) che più alto il budget migliore è il consulente in comunicazione e migliore è l’idea che ne vorrà fuori. Chi conosce i propri donatori deve essere l’organizzazione nonprofit, il fundraiser e dunque è da qui che possono nascere le idee più vere, reali, accattivanti per un video
3 – Utilizza e crea un tuo canale su Youtube, crealo con il nome della tua organizzazione nonprofit e vai su Youtube in cerca di amici, di persone interessate ad abbonarsi al tuo canale su Youtube. (ricordati inoltre che non esiste solo Youtube, c’è ad esempio anche Blip.tv o Revver)
[Foto di scaramuzzino sotto licenza Creative Commons]
Fare raccolta fondi per gli enti religiosi
Scritto il 26 ottobre 2007 da Francesco · 15 Commenti
Uno dei problemi dei giorni nostri è che molte parrocchie non hanno una base sufficiente di entrate economiche per sostenere le proprie attività. Come fare?
Alcuni brevi punti da chiarire subito per iniziare a raccogliere più fondi:
- Chiarire la missione della parrocchia: a chi andranno le donazioni? per un progetto specifico della parrocchia? per le persone povere della zona dove è insediata la parrocchia? per una nuova costruzione? Va dunque chiarita la vision cioè chi si è, cosa si vuole fare e come si vuole raggiungere quello che si vuole fare. Non serve solamente dire che le offerte sono per i poveri, chi sono i poveri? Ci sono immagini da mostrare delle persone che si assisteranno? Perchè non organizzare incontri con volontari che assistono queste persone? I donatori devono vedere, sapere, capire come e a chi andranno destinate le loro donazioni
- Come sono coinvolti i parrocchiani? La cosa migliore è una decisione presa in modo comune e fatta vivere con spirito di iniziativa comune altrimenti sarà difficile avere una più alta partecipazione dei parrocchiani alle donazioni e ai progetti per cui le donazioni sono raccolte
- Concentrati su: trovare dei leader (chi sono le figure trainanti della parrocchia? quali volontari fra i giovani, gli adulti e gli anziani possono avere un ruolo attivo nella raccolta fondi? Possono questi coinvolgere altre persone?), essere sempre trasparente (i cartelloni con scritto quanto si è speso e quanto si è ricevuto sono sempre da mettere bene in vista all’interno della chiesa e aggiornare periodicamente; allo stesso modo, anche se non obbligatorio, sarebbe utile rendere pubblico il bilancio della parrocchia),
- Mai, mai dire: “dai quello che puoi” ciò risulterà sicuramente in un ritorno economico o di tempo speso nel volontariato minore di quello necessario o comunque non sufficiente per portare avanti i progetti della tua parrocchia
Come devo ringraziare diversi donatori o sponsor?
Scritto il 25 ottobre 2007 da Francesco · 2 Commenti
La domanda che ci viene posta a volte è: ho vari donatori oppure ho vari sponsor per un evento che sto organizzando, come li devo ringraziare?
L’errore che spesso si fa è un errore “democratico”, bisogna sempre ringraziare ma non cadere mai nell’errore DEMOCRATICO.
Il fund raising non è democratico, tutt’altro, il fund raising è antidemocratico quindi si ringrazia in modo diverso (graficamente, grandezza, evidenza, ripetizione, ecc) le donazioni piu’ importanti da quelle meno importanti.
Dunque si devono usare oltre a evidenziazioni grafiche diverse a seconda del livello di donazione o sponsorizzazione, anche frasi differenti del tipo:
- le attività del (nome organizzazione) sono sostenute da……….;
- la (nome organizzazione) ringrazia (nome società o donatore) per il sostegno per le sue attività di:(inserire o il nome del progetto o dell’attività o dell’evento sponsorizzato o per cui si è ricevuta una donazione)
oppure
La voglia di donare nasce da un video che fa ridere
Scritto il 12 ottobre 2007 da Francesco · 4 Commenti
Guarda questo video che è stato pubblicato già da un anno da Oxfam New Zealand per promuovere il suo catalogo natalizio di regali “alternativi”
Cosa ne pensi? Noi crediamo che è un modo diverso per comunicare, per raccogliere fondi. Non sempre infatti la foto tragica, il video pieno di carica emotiva può poi portare il donatore ad agire, a donare, a conoscere l’organizzazione.
A volte basta anche un video divertente a far “scattare” la voglia di donare.
Youtube nonprofit program…i primi risultati concreti
Scritto il 12 ottobre 2007 da Francesco · 1 Commento
C’è chi ha già provato concretamente il programma gratuito offerto da Youtube per aumentare visite e donazioni tramite Youtube Nonprofit program
Questa organizzazione (International Rescue Committee) ha aumentato le visioni dei propri filmati principali su Youtube di più del 100%. Ad esempio il filmato più visto prima dell’attivazione del programma che dà spazio ai video e ai loghi delle onp su una home page principale del programma e fornisce anche la possibilità di fare una donazione online è passato da 30.000 a 200.000 visite. Se ne volete sapere di più leggete anche questo articolo e intanto guardatevi i video di iRC su Youtube
Il caso Birmania – Come creare una petizione online
Scritto il 2 ottobre 2007 da Francesco · Lascia un Commento
Ci sono alcuni siti utili per creare petizioni online. Eccovi dunque tre strumenti, tre siti che vi possono aiutare nella raccolta di firme per una causa specifica.
- Firmiamo.it – in italiano e con la possibilità di inserire un banner della petizione nel tuo blog o sito dell’organizzazione
- Petitions.org – ricco di petizioni da tutto il mondo, graficamente non molto curato ma utile
- Petition online - oltre a dare gli strumenti per creare una petizione, racconta anche le petizioni che hanno avuto successo!
- The Petition Site - fatto molto bene e ricco di strumenti (in inglese)
Vuoi vedere degli appelli specifici per la situazione in Birmania?
- ecco quello di Amnesty
- ed un appello rivolto al consiglio di sicurezza dell’Onu (realizzato con Petitionline)
Internet e fundraising all’italiana: intervista a Paolo Ferrara
Scritto il 2 ottobre 2007 da Francesco · 2 Commenti
Oggi Fund Raising Magazine intervista Paolo Ferrara, direttore raccolta fondi della ong Terre des Hommes Italia, che è protagonista in questo momento dell’utilizzo degli strumenti offerti da internet per la raccolta fondi e la comunicazione delle organizzazioni nonprofit in Italia. Terre des Hommes in pochi mesi ha aperto un blog, un profilo su myspace, un sito per una campagna specifica.
FS (Francesco Santini): Da che cosa è nata, oltre che dalla tua passione per gli strumenti del web 2.0, l’idea di fare un blog per l’organizzazione per cui lavori?
PF (Paolo Ferrara):Premetto che la passione per gli strumenti del web 2.0 è nata innanzitutto dalla consapevolezza che il modello di comunicazione unidirezionale usato dalle organizzazioni non profit nei primi anni di diffusione della rete fosse poco coerente con le logiche secondo le quali stava evolvendo Internet e iniziasse anche a tirare la corda in termini di raccolta fondi (pensa alla crisi in cui si dibatte l’email marketing italiano)
Vorrei mettere però sul piatto anche altri due temi che ritengo centrali. Il primo è quello della partecipazione e della costruzione di una relazione di lungo periodo con i nostri donatori. E’ una lezione tanto antica quanto dimenticata dai fundraiser italiani, eppure le nuove tecnologie ci danno la possibilità di comunicare a costi sempre più bassi e in maniera sempre più diversificata con i nostri donatori. E ci danno anche la possibilità di coinvolgerli in maniera sempre più profonda e diretta nella vità della nostra onp, fino a trasformarli nei nostri più entusiasti e vincenti fundraiser. Perché non cogliere questa opportunità fino a poco tempo fa insperata?
Il secondo tema è quello della trasparenza. I nostri donatori ci chiedono sempre di più di essere coinvolti nei progetti, vogliono ricevere informazioni, vedere i risultati, guardare in faccia le persone che lavorano sul campo, ascoltare (e vedere) le storie e le facce delle persone a cui, anche grazie al loro aiuto, siamo riusciti a cambiare la vita. E’ una sfida per le organizzazioni non profit. Ma è anche una grande opportunità e Internet può aiutarci a raccoglierla.
Il blog, e tutta la strategia di Terre des hommes di questi mesi su Internet, è stata una risposta a ognuno di questi aspetti. Per questo è nato il canale video di Terre des hommes (dove per primi abbiamo pubblicato le interviste ai nostri operatori sul campo), il sito iosonopresente.it (in cui abbiamo fatto partecipare in maniera insolita la rete su una campagna per il diritto all’istruzione) e, ultimo arrivato, uno spazio su myspace dove stiamo esplorando un modo nuovo di comunicare con la rete.
FS: Quali sono state le prime questioni che avete affrontato per la sua creazione? E’ stato facile farne capire l’importanza all’interno dell’organizzazione?
PF: Metti il dito sull’aspetto più critico. La diffidenza che molte organizzazioni hanno nei confronti della rete. I motivi sono principalmente due.
- Il primo: qual’è il ritorno in termini di raccolta fondi di questi nuovi strumenti?
- Il secondo: ma come ci comportiamo in caso di commenti critici o imbarazzanti?
Come fundraiser la mia preoccupazione è soprattutto sul primo aspetto, ovviamente. Abbiamo bisogno di nuove metriche per valutare il ritorno sugli investimenti di questi nuovi strumenti e in rete è tutto un interrogarsi su questi temi, anche se non abbiamo ancora trovato la quadratura del cerchio. Ma non dobbiamo dimenticarci che rendicontare in maniera trasparente quello che facciamo è un nostro dovere e una necessità se vogliamo vincere la sfida che i tempi nuovi ci impongono.
Da questo punto di vista il blog è anche un ottimo strumeno di pubbliche relazioni e, come dico spesso, ben vengano le critiche e i commenti più aspri. In genere chi da voce ai propri sentimenti sono i donatori più attenti e che più hanno a cuore le sorti dell’organizzazione. Non dobbiamo temere i loro interventi ma il loro silenzio. Detto questo devo dire che a Terre des hommes ho avuto la fortuna di trovare un clima molto collaborativo che ci ha permesso di lanciare in pochi mesi diversi progetti, fortunatamente assistiti da una serie di partner che ci hanno offerto gratuitamente molti dei loro servizi.
Ovviamente questo ci ha permesso anche di dedicarci con più attenzione alle strategie e, soprattutto, alla creazione di una rete di contatti. Nel nuovo mondo del fundraising 2.0 (come del resto in quella del fundraising 1.0) le relazioni rimangono il più grande patrimonio di un’organizzazione e senza un lavoro serio di networking qualsiasi progetto rischia di nascere senza fiato o, peggio ancora, di richiedere più risorse economiche di quante non riesca a generarne.
FS: Per te l’investimento su un blog per una ong richiede maggiori sforzi e investimenti nel campo tecnologico o nella ricerca e produzione di contenuti?
PF: Gli investimenti tecnologici necessari ormai sono bassissimi o prossimi allo zero. Creare un blog, uno spazio su myspace, un wiki o partecipare alla grande conversazione che si tiene nella blogosfera o nei vari social network non richiede grandi risorse tecnologiche. Richiede sopratutto consapevolezza dei mezzi, chiarezza degli intenti e una grande disponibilità all’ascolto e alla partecipazione e, sempre di più (ma di questo abbiamo parlato in altre occasioni e credo sia il caso di riprendere il lavoro) di quello che Steve Bridger chiama buzz director, ossia una persona deputata a seguire la conversazione.
I contenuti e le strategie sono il vero fulcro del nostro lavoro e sono venuti come conseguenza dell’ascolto (offline prima che online) della nostra base e probabilmente muteranno ancora sulla base quello che ci diranno i nostri sostenitori e anche sulla scorta, inevitabilmente, di quello che accadrà fuori dalla rete. Una delle cose che abbiamo scoperto, per esempio, è che partito il blog di Terre des hommes, dopo qualche settimana, diversi dei nostri cooperanti, soprattutto i più attivi nel partecipare al blog, erano impazienti di far partire un loro spazio su Internet: un posto dove dialogare con i sostenitori italiani, ma anche dove far parlare i partner e i beneficiari dei progetti, compresi i bambini. Per questo stiamo già ripensando il blog “istituzionale” per fare spazio ai blog dei progetti e questo, come puoi immaginare, significherà anche un decentramento nella produzione dei contenuti e quindi, di nuovo, più spazio per concentrarci sulle strategie.
FS: Quali sono i risultati che avete raggiunto con il blog? come hanno risposto i vostri donatori, i simpatizzanti? sei soddisfatto dei risultati raggiunti?
PF: La reazione dei nostri donatori da questo punto di vista è stata chiara: il blog è diventata immediatamente la seconda pagina più visitata del sito (dopo la home page) e ha contribuito notevolmente alla crescita esponenziale del sito in questi mesi e, anche se con qualche difficoltà a usare lo strumento dei commenti, in più di un’occasione i nostri sostenitori ci hanno ringraziato per avergli fornito informazioni costanti sull’andamento di un progetto o rassicurazioni sulle condizioni dei nostri beneficiari dopo un’emergenza. Questo significa che il blog rappresenta per loro un ponte verso il progetto che hanno adottato o il paese in cui vive il bambino che sostengono a distanza e credo che dovremo necessariamente proseguire in questa direzione.
FS: E’ il blog per una organizzazione nonprofit uno strumento maggiormente indicato
per “parlare” con i donatori o per “aprire” l’organizzazione anche a persone, non ancora donatrici, ma interessate a conoscere più a fondo l’operato dell’organizzazione?
PF: Nel nostro caso è innegabile che ci siamo rivolti sopratutto ai donatori. Ma il blog è uno strumento fantastico anche per aprire l’organizzazione all’esterno e per mettere in contatto la rete degli attivisti e dei volontari (pensa al successo del blog di greenpeace o alla partecipazione ai blog di piccolissime organizzazioni locali dove pure la partecipazione è elevata, perché elevato è il coinvolgimento umano). Non dimentichiamo poi che il blog può essere anche uno strumento unico per migliorare la comunicazione interna e rendere i processi interni più democratici e partecipati. Leggo anche in questo senso la richiesta dei nostri cooperanti di aprire un blog dei loro progetti.
Permettimi di chiudere con un’annotazione: come giustamente hai scritto in un’occasione recente, stiamo attenti all’illusione che il web 2.0 sia diventata la chiave di volta per ogni nostro problema. E’un modo nuovo di usare Internet, che in parte sta rivoluzionando anche il nostro modo di comportarci sia in rete che fuori dalla rete, ma continuerà a coesistere con “vecchi” strumenti (la newsletter, la mail, i banner, il posizionamento sui motori di ricerca, le adwords, ecc.) e i soliti imprescindibili obiettivi (come l’implementazione di un database, l’aumento e la diversificazione dei fondi raccolti, l’aumento della visibilità e dei visitatori unici, ecc. ecc.). E tutto questo, come ci insegna anche un guru del fundraising come Marcelo Inarra, non può che muoversi dentro una strategia multicanale (direi integrata) che comprende tv, stampa, direct mailing, eventi e quant’altro abbiamo conosciuto fino a oggi e che dovremo semmai imparare a fare meglio sfruttando le interazioni con il web “dal volto umano”.







