Conosciamo i fundraiser: Francesco Quistelli
Scritto il 29 aprile 2008 da Francesco · Lascia un Commento
Ho intervistato di recente Francesco Quistelli, fundraiser presso il Coopi (dai una occhiata al loro blog) che ci parla della sua esperienza come fundraiser che è iniziata nel 2001 ed arrivata ad oggi con tante esperienze e racconti di lavoro da condividere con noi (ma anche nel suo blog). Ecco l’intervista:
Fundraising.it – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Francesco: Lavoro nel fundraising dal 2001, sette anni ricchi di impegno, studio, esperienze,
errori e soddisfazioni
Fundraising.it – Perchè sei entrato in questa professione?
Francesco – Diciamo che è il fundraising ad avermi “trovato” e io mi sono fatto catturare volentieri da una professione bellissima, che unisce la tecnica del marketing e della comunciazione alla mia voglia di impegno sociale e di solidarietà
Fundraising.it – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Francesco – L’SMS solidale, Internet, la concorrenza più intensa tra le onp, le nuove “leve”
nello staff di fundraising delle onp, la maggiore complessità nel costruire i funding mix in generale
Fundraising.it – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Francesco – La preparazione della categoria professionale e lo scarso senso di gruppo tra i
fundraiser: bisogna fare massa critica per aumentare la professionalità e offrire un
servizio sempre migliore alle cause sociali!
Fundraising.it – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Francesco – Non particolarmente, forse i giovani grazie al web si affacciano maggiormente alla
donazione, ma sono ancora i metodi tradizionali e i donatori più “anziani” il punto
di riferimento in Italia.
Fundraising.it – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Francesco – Tutto! Ogni attività di raccolta fondi è costantemente migliorabile secondo me e
necessita di un aggiornamento costante, sia in termini professionali che di comprensione dei trend e delle dinamiche dei donatori.
Fundraising.it – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Francesco – Con la pensione che ho, posso dare solo questi pochi euro. E’ tutto il risparmio del mese…”. Questi “pochi” euro valgono più di migliaia di euro, per me. Danno un senso al mio lavoro.
Fundraising.it – Qual è il tuo motto?
Francesco – “Dai che ce la facciamo!”
Fundraising.it – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizia della tua carriera e ti sarebbe servito?
Francesco – …che raccogliere soldi è una questione di cuore, non di soldi.
Fundraising.it – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Francesco – Penso la tenacia e la creatività, ma chiedo conferma ai miei colleghi e amici per questo! Penso comunque che queste caratteristiche mi abbiano aiutato ad afforntare le sconfitte e trovare idee innovative.
Fundraising.it – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Francesco – Come sai, prima di fare il fundraiser per COOPI, facevo il consulente: probabilmente
non avrei lavorato con clienti troppo piccoli, soprattutto perchè è molto difficile essere incisivi ed efficaci e rispettare le loro aspettative spesso troppo elevate e confuse, meglio la formazione dello staff in quei casi secondo me, più che la consulenza.
Fundraising.it – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Francesco – Andare in Inghilterra e USA a fare un giro e due chiacchiere con i fundraisier di
Oxfam, AAI, Christian AID, World Vision Red Cross e Operation Smile.
Fundraising.it – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Francesco – Dal punto di vista del fundraising: la visita alla Lega del filo d’oro all’inizio della mia carriera: ho toccato con mano il potere della donazione e il senso del dono.
Fundraising.it – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Francesco – Le idee sovraffollate per tutte le campagne, le iniziative, i progetti, …
Fundraising.it – Qual è la tua figura storica preferita?
Francesco – Giovanni Paolo II, Walt Withman, David Ogilvy
Fundraising.it – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Francesco – Vento, sole, vele gonfie, Dire Straits in sottofondo, orizzonte libero…
Fondazione Vertical: la virata verso il web 2.0
Scritto il 29 aprile 2008 da Francesco · Lascia un Commento
Una intervista curiosa, interessante ad una giovane Fondazione che ha fatto e farà del web 2.0 una base da cui partire per la propria comunicazione con i donatori, i sostenitori e per sensibilizzare maggiormente le persone sul problema della cura delle lesioni midollari. Intervista a Fabrizio Bartoccioni di Fondazione Vertical:
Francesco – Da dove siete partiti?
Fabrizio – Nella programmazione che abbiamo fatto a fine 2007 la priorità assoluta per la nostra fondazione nella comunicazione è stata il web 2.0 cioè la possibilità di diffondere il proprio messaggio di solidarietà a più persone cercando di coinvolgerle attivamente all’interno dell’organizzazione nonprofit. La scelta fatta è iniziata con il video ma continuerà nel 2008.
Francesco – Perchè questa scelta?
Fabrizio – I costi. Nel fare il video ad esempio gli unici costi sono stati il montaggio ed il materiale fotografico. L’importante nel web 2.0 è l’idea, le tecnologie ci sono già ed a basso costo se non a volte gratuite. Nel nostro canale di Youtube ad esempie abbiamo circa 1000 visite al mese e negli ultimi 3 mesi ne abbiamo calcolate altre 3.000. Senza nessun tipo di campagna pubblicitaria abbiamo avuto 500 persone che dopo aver visto il video hanno visitato il sito della Fondazione e 1500 persone che hanno visitato il sito del video.
Francesco – Ma il video serve solo per Youtube?
Fabrizio – No, noi ne abbiamo fatto un dvd che abbiamo distribuito ai volontari che negli eventi che organizzano lo fanno vedere. Anche qui dunque il messaggio promozionale passa a costo 0.
Francesco – I ritorni?
Fabrizio – Oltre le visite sul sito anche tante email di persone che si sono congratulate per l’innovazione specialmente nell’ambito specifico in cui opera la nostra Fondazione. Questo in quanto siamo riusciti a passare un messagio in modo diretto ed ironico, mentre quasi sempre in precedenza la disabilità è stata “trattata” con messaggi pesanti.
Francesco – Mi parlavi anche della musica del video?
Fabrizio – Anche questa è una particolarità: è musica open source (gratuito e libera, la si trova qui ad esempio, ndr) dove non dobbiamo pagare diritti d’autore.
Francesco – Dicci i tuoi consigli per produrre un video di successo per una organizzazione nonprofit?
Fabrizio – Il titolo sicuramente e anche l’immagine di partenza. Ilt itolo deve essere veloce, essenziale e, almeno nel nosra caso, avere una doppia dimensione, nazionale ed internazionale
Francesco – Sui social newtork cosa ci dici?
Fabrizio – La fondazione ha due anni e mezzo di vita e vuole raccogliere fondi per fare ricerca su progetti tangibili. Il nostro intento è di sviluppare una piattaforma importante che renda possibile una grande interattività fra sostenitori ed organizzazione. Un po’ come ha fatto Obama riuscendo con il web 2.0 a coinvolgere le persone anche a livello di quartiere. Il web 2.0 è dunque facilità d’uso unità ad un web più personalizzata che riesce ad organizzare ed attivare risorse ulteriori per l’organizzazione
Francesco – Quali sono alcune implementazioni del web 2.0 che nel futuro aiuteranno sempre più il nonprofit?
Fabrizio – Il canale Youtube per le nonprofit sicuramente con la possibilità di fare donazioni tramite Google Checkout, Paypal che è già presente anche in Italia, le donazioni tramite Messenger di Microsoft, in pratica ad ogni account messenger aperto microsoft fa una donazione ad una onp scelta dal donatore.
Francesco – Uno dei problemi principali per le onp però oggi è avere un sito prima di fare web 2.0. Che cosa pensi in merito?
Fabrizio – Oramai esistono dei CMS (Joomla, Wordpress) che permettono di sviluppare un sito con costi bassi ed un minimo di impegno da parte di qualche volontario con qualche conoscenza informatica. I Cms spesso hanno template grafici prestabiliti che aiutano nella realizzazione di grafica del sito, inoltre permettono un aggiornamento facile e costante da parte degli amministratori. Anche nel tema disabilità c’è un progetto di Cms molto interessante come Fruibile.it
Francesco – Ma quali i criteri per fare un buon sito internet?
Fabrizio – Sono molti:
1 – in una organizzazione il sito internet deve essere fatto sentire come qualche cosa di valore per tutto il personale che deve esservi coinvolto
2 – oggi le persone che entrano in un sito vi possono giungere da molti canali esterni dove è presente l’onp: Youtube, Flickr, Myspace, Facebook dunque deve essere chiara l’immagine che si da in home page, chiaro il messaggio, collegato con quanto fatto vedere o detto nei profili delle onp nei siti suddetti
Francesco – Le tue previsioni per il futuro?
Fabrizio – Si va verso il web 3.0, dove potrà essere ancora più presente Second Life. Ci saranno più assunzioni nelle strutture informatiche e di web marketing delle nonprofit. I video dovranno essere “inspirational”, dare un motivo, accndere il coinvolgimento. Si moltiplicheranno gli eventi tramite il web trainati da video “adrenalinici” che invitano a donare.
Dai mai un po’ di colore al tuo grigio fundraising?
Scritto il 28 aprile 2008 da Francesco · Lascia un Commento
Ogni tanto su Fundraising.it scrivo articoli per evitare che ci dimentichiamo tutti le regole base del fundraising. Ecco le principali riguardanti la scrittura di una lettera o una email ad un dontore o ad un potenziale donatore:
- E’ chiaro il messagio?: è chiaro quello che vuoi che il donatore faccia? Donare? Firmare una petizione? Diventare socio? Se non è chiaro includilo nel P.S.
- Personalizza: non dire mai caro amico, caro donatore quando scrivi ad un donatore. Devi avere un database aggiornato che ti dica almeno il nome del donatore in modo che potrai scrivergli Caro Francesco,…
- Come ringraziare: se la persona ha risposto ad una tua lettera con una lettera o ha donato sollecitato da una lettera allora ringrazia con una lettera, cioè ringrazia sempre utilizzando lo strumento con cui a sua volta il donatore ti ha ricontattato
- Come utilizzi i suoi soldi: digli già come userai i suoi soldi: nella lettera di ringraziamento non dire solo grazie ma racconta già al donatore cosa stai già facendo con la sua donazione
- Specifica: chiedi sempre al donatore come vuole utilizzare la sua donazione, cioè a quale dei progetti dell’organizzazione nonprofit destinare i fondi
Conosciamo i fundraiser: Luciano Zanin
Scritto il 24 aprile 2008 da Francesco · 5 Commenti
Francesco – Ciao Luciano, da quanti anni lavori nel fundraising?
Luciano – Da 25 anni, prima anche come dirigente di una ONP e da 10 anni esclusivamente come consulente di fund raising
Francesco – Perchè sei entrato in questa professione?
Luciano – Perché riesce a coniugare i miei valori di riferimento con un’attività economica, facendola divenire strumento e non obiettivo.
Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Luciano – L’università (economia del nonprofit) e la formazione specifica sul fund raising, più qualche incontro illuminante.
Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Luciano – Che venga “inquinata” da altre professioni, altrettanto nobili, ma diverse: pubbliche relazioni, grafica, comunicazione, vendita pubblicità,…..
Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Luciano – Sì, sono più maturi e giustamente più selettivi
Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Luciano – Comunicare
Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Luciano – Ma il fundraiser è un mestiere?
Francesco – Qual è il tuo motto?
Luciano – L’intenzione fa il donatore, non il dono.
Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizi della tua carriera e ti sarebbe servito?
Luciano – Mi sarebbe piaciuto avere maggiori conoscenze su come si sviluppano le relazioni all’interno di una ONP, mi avrebbe fatto risparmiare un sacco di tempo e un sacco di errori
Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Luciano – La disponibilità verso gli altri
Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Luciano – Comincerei a studiare prima, ma non tanto, visto che gli studi sul nonprofit prima del 1998 non c’erano
Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Luciano – Andare a vedere dal vivo i progetti per i quali lavoro, constatare quale sia il reale apporto che la nostra professione può dare per cambiare la vita e il destino di molte persone, darebbe maggior senso all’opera quotidiana.
Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Luciano – Nell’ordine: mia moglie, i miei figli, i miei genitori, alcuni professori e qualche buon amico/a
Francesco – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Luciano – Se non ci son problemi specifici, la voglia e l’entusiasmo di cominciare la giornata
Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Luciano – Mi piace molto come la pensava Aristotele
Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Luciano – E’ il giorno in cui mi alzo e mi sento libero di stare con la mia famiglia e di gestire il mio tempo. Poi magari se arriva anche una telefonata di qualche associazione o cooperativa che mi comunica di aver ricevuto una donazione anche per con il mio contributo, allora il giorno diventa perfetto.
Da poco Luciano ha aperto un suo blog che si va ad aggiungere ad altri blog nati in questi anni sul tema del fundraising, l’indirizzo è www.lucianozanin.it
Come ottenere un appuntamento con un donatore e cosa dirgli quando lo incontri
Scritto il 24 aprile 2008 da Francesco · Lascia un Commento
Una delle modalità più efficaci per fare raccolta fondi ed ottenere una donazione è incontrare faccia a faccia il donatore.
Durante un incontro si possono trovare punti comuni di interesse, approfondire le tematiche inerenti i progetti dell’organizzazione nonprofit e capire il linguaggio emozionale e dei gesti del donatore.
Non tutte le organizzazioni però possono permettersi di avere tanti volontari o dialogatori per contattare ogni singolo donatore, allora entrano in gioco il telefono, internet e l’email, le lettere.
Dunque tutto inizia dallo scrivere una lettera al donatore con cui si anticipa la nostra telefonata, ecco alcuni contenuti speciali per questa lettera:
- Utilizzare una lettera magari di forma diversa dalla “solita” nella forma e con un contenuto speciale (gadget, fotografie?)
- Siccome l’obiettivo è quello di ottenere un appuntamento è necessario parlare di qualcosa di veramente importante: non dobbiamo dilungarci su tutto quello che fa l’organizzazione ma su un progetto specifico in cui vogliamo coinvolgere il donatore
- Iniziare la lettera andando dritti al punto senza troppe introduzioni iniziali. Dunque scrivere qualcosa del tipo: “Gentile Francesco, ti voglio chiedere qualcosa per te estremamente preziosa. Trenta minuti del tuo tempo” e dopo spiegare il perchè è così importante parlargli, anticipare alcuni dei contenuti dell’incontro e che cosa loro otterranno da un incontro del genere
- Spiegare che lo chiamerai al telefono per fissare un appuntamento
Conosciamo le fundraiser: Guya Raco
Scritto il 17 aprile 2008 da Francesco · Lascia un Commento
Intervistiamo oggi Guya Raco, collaboratrice di Ergon, che ci parla della sua esperienza come consulente in fundraising
Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Guya – Da 3 anni
Francesco – Perchè sei entrata in questa professione?
Guya – Dopo alcuni corsi ed esperienze “fai da te” ho capito che era il mio lavoro, l’unico che appagava la mia curiosità e voglia di incontrare persone e realtà diverse, e l’unico in grado di ri-mettermi sempre in gioco
Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Guya – Ora se ne parla molto di più e faccio meno fatica a spiegare che lavoro faccio. C’è comunque ancora molta confusione.
Francesco – “Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Guya – Da quando ho deciso che rinnovarsi e mettersi in gioco è un vantaggio non ho grosse preoccupazioni, anche se è una professione in continua evoluzione. Forse la stabilità economica, essendo libera professionista.
Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Guya – non ho così tanta esperienza: mi sembra che siano più attenti e si tengano maggiormente informati, più consapevoli.
Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Guya – Un sacco di cose, ma mi dico che ho tempo. In particolare vorrei saper comunicare meglio ed in alcuni casi essere meno razionale
Francesco – Qual è il tuo motto?
Guya – Da quando un amico fundraiser me lo ha fatto leggere questo: Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile,e all’improvviso vi troverete a fare l’impossibile. (S. Francesco)
Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizi della tua carriera e ti sarebbe servito?
Guya – onestamente mi sento ancora agli inizi, e finora ho buoni maestri ed imparo strada facendo
Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Guya – Sono curiosa e testarda e difficilmente mi arrendo, inoltre mi piace “mettere ordine” in quello che faccio e quindi la pianificazione mi è “spontanea”. Tutto quello che ho costruito fino ad oggi è perché non mi sono mai fermata.
Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Guya – Nulla, forse inizierei prima.
Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Guya – Lavorare per un periodo all’interno di una organizzazione nonprofit conosciuta a livello nazionale, per vedere com’è la loro quotidianità. E poi vorrei “vedere” una fondazione bancaria
Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Guya- Non ho un elenco preciso, tutte le persone incontrate e le esperienze fatte. Soprattutto gli incontri umani avuti negli ultimi anni. E poi mio padre che fin da piccola, nei momenti di difficoltà, ma che sapeva avrei superato e risolto, mi diceva “arrangiati, trova la tua soluzione e se proprio non ce la fai ne riparliamo”, è così che sono diventata autonoma, a volte credo anche troppo, e che ho un forte senso di responsabilità.
Francesco – Che cosa ti fa stare sveglia la notte?
Guya – Fortunatamente per ora dormo. A volte il pensiero che dalle mie azioni dipende l’operato di altre persone, il senso di responsabilità: mi affeziono alle organizzazioni, alle persone.
Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Guya – Leonardo Da Vinci, scienziato, filosofo, letterato, artista, inventore. Insomma uno che non ha mai smesso di credere nella propria curiosità e potenzialità, e soprattutto che non ha mai smesso di sperimentare.
Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Guya – Tutti quelli in cui mi sento utile per gli enti e le persone con cui sono in contatto, e soprattutto quando sento che il mio lavoro aiuta a sviluppare i loro progetti, e li vedo realizzati.
Cosa aspetti a chiedere un lascito?
Scritto il 9 aprile 2008 da Francesco · 1 Commento
Una ricerca svolta su un campione di 3.000 individui negli Stati Uniti d’America fa uscire alcuni dati interessanti, sicuramente più per la realtà del fundraising statunitense, ma che potrebbero anche essere utili per i fundraiser italiani e le organizzazioni nonprofit.
Si parla nella ricerca, svolta dalla Campbell & Company, (di cui puoi scaricare qui un estratto) delle relazioni che intercorrono fra stato socio-economico, donazioni, intento a fare un lascito e motivazioni alla donazione.
La “scoperta” è che l’età e il livello di educazione ma non il reddito sono i fattori più importanti che influenzano la volontà di fare un lascito ad una organizzazione nonprofit.
Cosa dice la ricerca svolta e come può esserti utile
- Le persone tre i 40 ei 60 anni con almeno una laurea sono quelle che, almeno in un caso su tre, desiderano fare un lascito
- Le persone fra i 40 e i 50 anni sono quelle che hanno già inserito nel proprio testamento una organizzazione nonprofit a cui fare un lascito
- Solamente il 4% delle persone in pensione oggetto del sondaggio hanno una onp inserita nel testamento e solo uno su 4 desidera farlo
In pratica questa ricerca conferma quanto spesso già si legge e si dice ovvero che se nella tua organizzazione hai un donatore che già da tempo conosce l’organizzazione e dona a favore della causa allora potrebbe essere un buon potenziale donatore anche per un lascito.
Il rapporto con il donatore deve però iniziare ben prima della decisione di questi di fare il lascito o di iscrivere la nonprofit nel testamento e ciò necessita della capacità dell’organizzazione nonprofit di sapere mantenere una relazione di fiducia costante negli anni con il donatore
[Foto di Dru! sotto licenza Creative Commons]
Conosciamo i fundraiser: Jacopo Gazzola
Scritto il 9 aprile 2008 da Francesco · 8 Commenti
Jacopo Gazzola è un giovane coordinatore del progetto per la raccolta fondi locale di Telefono Azzurro e lavora a Bologna. Ecco la sua intervista.
Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Jacopo – Ormai sono già quattro anni! il tempo vola..
Francesco – Perchè sei entrato in questa professione?
Jacopo – Sinceramente sono stato attirato dalla possibilità di conoscerne le tecniche per poterle poi applicare.. in ambito profit!! Poi le cose sono cambiate. Le letture, unite all’insegnamento di alcuni miei insegnanti, mi hanno fatto capire l’importanza della reciprocità rispetto al mero scambio di equivalenti.
Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Jacopo – Penso che oggi il fundraiser non si riesca a rinnovare: continua a pensare di poter risolvere la situazione saturando il “mercato” di buste e spot televisivi. La conseguenza e’ chiara: i donatori si stanno stancando. Serve un cambio di rotta, e cioè partire dal donatore, non dalle esigenze dell’organizzazione.
Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Jacopo – L’unica mia preoccupazione sono i fundraiser stessi, o meglio, chi si vende come tale e invece si preoccupa solo di speculare su un mondo che di risorse ne ha già abbastanza poche.
Le maxi-consulenze, gli studi di fattibilità da decine di migliaia di euro, la percentuale che i consulenti si prendono sulle commissioni. Ti sembrano cose che fanno bene alla nostra professione?! Dobbiamo ripartire dal donatore.
Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Jacopo – Come ho già detto, comincio a sentire che i donatori sono stanchi di alcuni strumenti in particolare. Le associazioni (spesso su consiglio proprio di fundraiser esterni) spingono su due-tre strumenti e la gente se ne accorge e si stanca. L’unica cosa che mi fa piacere e’ che l’idea del marketing aggressivo e delle immagini forti sta lentamente lasciando il posto a una
comunicazione diversa: il nonprofit sta capendo che comunicare il proprio operato, e un sorriso come risultato, e’ la strada migliore.
Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Jacopo – Moltissime cose, veramente, ma non solo per la raccolta fondi. Chi si ferma
è perduto!
Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Jacopo – Una donatrice chiama in ufficio per chiedere di annullare la sua adozione tramite RID. Mi spiega il suo sconforto dopo aver saputo di alcuni scandali che hanno colpito organizzazioni nonprofit. La cosa che più mi ha colpito e’ che non voleva in realtà la cancellazione, ma venire rassicurata su quello che l’associazione fa quotidianamente. E’ per questo motivo che sono
convinto che la raccolta fondi dei prossimi anni deve partire dal cuore del donatore e non da un freddo preventivo dell’associazione (tantomeno per pagare la parcella al consulente esterno..).
Francesco – Qual è il tuo motto?
Jacopo – Una frase di Albert Einstein. “Analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza.” Il nonprofit deve partire da questo, dalla voglia di cambiare le cose.
Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizia della tua carriera e ti sarebbe servito?
Jacopo – Riconoscere fin dall’inizio l’importanza del lavoro in team.
Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Jacopo -Credo di essere molto determinato. Mi sono sempre impegnato per raggiungere i miei obiettivi professionali e non, dedicandomici col corpo e con la mente.
Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Jacopo – Una esperienza professionale negli Stati Uniti di almeno un anno penso sia fondamentale per aprire i propri orizzonti, soprattutto quelli operativi.
Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Jacopo – Dedicare molto più tempo al volontariato. Impiegare il poco tempo libero che mi rimane per sostenere una buona causa sento che mi aiuta a capire meglio i meccanismi della reciprocità e della donazione.
Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Jacopo – Bella domanda. Sicuramente un paio di insegnanti che ho conosciuto e poi tutte le persone con cui mi e’ capitato di lavorare, anche le più antipatiche…
Francesco – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Jacopo – Mi piace lavorare fino a tardi. Di notte ho la testa libera e i vicini di casa che non urlano. Il momento migliore per concentrarsi.
Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Jacopo – Non saprei dire, sono tante le persone che ammiro. Martin Luther King, ad esempio, mi trasmette la forza di guardare avanti, di cambiare.
Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Jacopo – Sono una persona molto ottimista e positiva. Mi capita raramente di essere scontento di una giornata, in genere anche un piccolo gesto mi fa tornare il buonumore.
Come una grande onp usa bene internet
Scritto il 9 aprile 2008 da Alberto · 3 Commenti
Qualche tempo fa su questo sito si è parlato di come una piccola onp usa il web; un articolo che ha suscitato una vivace discussione.
Vediamo allora cosa è in grado di fare web una grande onp. E lo faremo con una tra le più grandi: l’American Red Cross.
La strategia della società nazionale statunitense si può riassumere così: “sfruttare qualsiasi opportunità offra internet”. A partire dal sito ufficiale.
Il sito si presenta in due versioni: quella inglese e quella spagnola (una minoranza linguistica molto consistente negli U.S.A.). Interessante notare che non si tratta di una semplice versione “tradotta”, ma proprio di un altro sito, con impostazione e contenuti parzialmente differenti.
La versione principale, quella inglese, punta alla semplicità: URL facilmente identificabile (www.redcross.org), grafica scarna ma chiara, organizzazione lineare dei contenuti. Rispetto a tanti siti (non solo di onp) dove non si riesce mai a trovare quello che cerchi, questo è un toccasana!
Ma il sito contiene anche ottimi contenuti multimediali, come ad esempio la guida per mobilitare la gioventù. Se poi cercate un’idea per un regalo originale…perché non fare un giro nella sezione shop?
Per quanto riguarda il social networking, la Croce Rossa Americana è davvero attiva.
Scorriamo allora brevemente alcuni strumenti in uso
- Blog. Ne hanno ben tre: uno della gioventù, uno per le “buone notizie”,ottimo per far conoscere i risultati raggiunti, e uno generico. Tutti e tre hanno una bella grafica (come il sito, semplice ma chiara), fanno un uso sapiente delle foto e sono aggiornati con una certa frequenza.
-
Flickr: se volete veder immagini dell’American Red Cross, questo è il posto giusto. Le foto sono davvero tante, e più che alla qualità artistica si mira a far vedere la Croce Rossa nella vita di tutti i giorni (guardate come si differenziano ad esempio da quelle dell’IFRC).
-
Youtube: I video sono davvero belli e molto vari, ma purtroppo pochi (circa una decina) e non molto visitati. Diamogli tempo, in fondo il canale esiste solo da giugno 2007.
-
Facebook: l’American Red Cross ha saputo usare bene le potenzialità di facebook in due modi: un gruppo, che vede una buona partecipazione degli oltre 2000 iscritti, e alcune cause con un discreto successo: quella principale ad esempio ha raccolto più 1000 dollari.
-
Sul fronte del live space, oltre che un apposito account hanno creato una causa con I’M, un servizio di Windows Live Messaneger (non ancora disponibile in Italia) che devolve parte incassi degli annunci pubblicitari alla no-profit scelta.
E se nei momenti di attesa, magari mentre aspettate il pullman, volete ascoltarvi qualche novità…perchè non scaricare sul vostro lettore mp3 l’apposito podcast?
Da questa breve panoramica possiamo trarre alcune conclusioni:
- Il web non è un rischio, ma un’opportunità per poter raggiungere più persone, facendogli conoscere la propria onp e stabilendo con loro dei legami, raggiungendoli la dove passano una parte rilevante della loro vita (il web, appunto). L’American Red Cross ama internet: lo dicono chiaramente qui.
- Gli strumenti del social networking vanno integrati tra di loro. Guardate come siano costanti i rimandi al sito e agli altri strumenti.
- Gli strumenti del social networking vanno seguiti: dato che il web 2.0 è caratterizzato dall’interazione con gli altri navigatori (è questo il bello!), creare uno di questi strumenti e poi non aggiornarlo… equivale a non averlo.
[Foto di Vidiot sotto licenza Creative Commons]
La tua nonprofit vuole andare su internet? Prova Ammado.com
Scritto il 7 aprile 2008 da Francesco · 1 Commento
Ammado è un social network mondiale, fresco fresco di lancio (Marzo 2008) che concentra la sua attività nella realizzazione di un network online per il nonprofit ed il fundraising. Scopriamo insieme come funziona e quali sono le sue caratteristiche (se intanto vuoi visitare un profilo di Ammado.com vai su quello del Festival del Fundraising.)
Come funziona?
Ammado è gratuito, ci si iscrive lasciando email e attivando una password con cui si potrà accedere al proprio profilo personale o come organizzazione nonprofit. Da qui si compila una scheda con le caratteristiche personali o dell’organizzazione e si inizia a pubblicare notizie, articoli, caricare immagini e video, cercare amici fra le altre organizzazioni nonprofit, persone, fundraiser, donatori. Tutti gli annunci promozionali che ci sono nel sito di Ammado sono relativi al nonprofit
Quali opzioni ha?
Le opzioni più interessanti di Ammado.com sono già online ma alcune arriveranno a breve. Stiamo parlando della possibilità di fare Petizioni direttamente dal profilo della propria organizzazione nonprofit, la possibilità di creare un widget da inserire nel proprio sito e blog (noi lo abbiamo messo qui su fundraising.it per la community di Ammado). Ma in futuro arriveranno cose ancora più interessanti come la possibilità di aprire un blog direttamente su ammado.com, di fare sondaggi su ammado.com direttamente dal proprio profilo, di fare raccolta fondi online tramite ammado.com senza nessuna spesa per creare un sistema di raccolta fondi online (e non è poco) e per ultimo la possibilità di avere un dominio di secondo livello del tipo (abconlus.ammado.com) che sarà relativo al proprio profilo di organizzazione nonprofit
Come può esserti utile?
Sicuramente un aspetto positivo di Ammado è che è stato lanciato in molti paesi del mondo non solo in Italia ed in ogni paese (Giappone, Usa, Polonia, Francia, Inghilterra) proprio nella lingua del singolo Paese.
Inoltre Ammado fornisce e fornirà sempre di più una serie di strumenti molto utili e gratuiti (donazioni online, petizioni, sondaggi, blog) che possono realmente aiutare le organizzazioni nonprofit nel creare e mantenere una propria presenza online. Cosa aspetti? Iscriviti ad Ammado.com










