Conosciamo i fundraiser: Jacopo Gazzola
9 aprile 2008 scritto da Francesco
Jacopo Gazzola è un giovane coordinatore del progetto per la raccolta fondi locale di Telefono Azzurro e lavora a Bologna. Ecco la sua intervista.
Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Jacopo – Ormai sono già quattro anni! il tempo vola..
Francesco – Perchè sei entrato in questa professione?
Jacopo – Sinceramente sono stato attirato dalla possibilità di conoscerne le tecniche per poterle poi applicare.. in ambito profit!! Poi le cose sono cambiate. Le letture, unite all’insegnamento di alcuni miei insegnanti, mi hanno fatto capire l’importanza della reciprocità rispetto al mero scambio di equivalenti.
Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Jacopo – Penso che oggi il fundraiser non si riesca a rinnovare: continua a pensare di poter risolvere la situazione saturando il “mercato” di buste e spot televisivi. La conseguenza e’ chiara: i donatori si stanno stancando. Serve un cambio di rotta, e cioè partire dal donatore, non dalle esigenze dell’organizzazione.
Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Jacopo – L’unica mia preoccupazione sono i fundraiser stessi, o meglio, chi si vende come tale e invece si preoccupa solo di speculare su un mondo che di risorse ne ha già abbastanza poche.
Le maxi-consulenze, gli studi di fattibilità da decine di migliaia di euro, la percentuale che i consulenti si prendono sulle commissioni. Ti sembrano cose che fanno bene alla nostra professione?! Dobbiamo ripartire dal donatore.
Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Jacopo – Come ho già detto, comincio a sentire che i donatori sono stanchi di alcuni strumenti in particolare. Le associazioni (spesso su consiglio proprio di fundraiser esterni) spingono su due-tre strumenti e la gente se ne accorge e si stanca. L’unica cosa che mi fa piacere e’ che l’idea del marketing aggressivo e delle immagini forti sta lentamente lasciando il posto a una
comunicazione diversa: il nonprofit sta capendo che comunicare il proprio operato, e un sorriso come risultato, e’ la strada migliore.
Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Jacopo – Moltissime cose, veramente, ma non solo per la raccolta fondi. Chi si ferma
è perduto!
Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Jacopo – Una donatrice chiama in ufficio per chiedere di annullare la sua adozione tramite RID. Mi spiega il suo sconforto dopo aver saputo di alcuni scandali che hanno colpito organizzazioni nonprofit. La cosa che più mi ha colpito e’ che non voleva in realtà la cancellazione, ma venire rassicurata su quello che l’associazione fa quotidianamente. E’ per questo motivo che sono
convinto che la raccolta fondi dei prossimi anni deve partire dal cuore del donatore e non da un freddo preventivo dell’associazione (tantomeno per pagare la parcella al consulente esterno..).
Francesco – Qual è il tuo motto?
Jacopo – Una frase di Albert Einstein. “Analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza.” Il nonprofit deve partire da questo, dalla voglia di cambiare le cose.
Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizia della tua carriera e ti sarebbe servito?
Jacopo – Riconoscere fin dall’inizio l’importanza del lavoro in team.
Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Jacopo -Credo di essere molto determinato. Mi sono sempre impegnato per raggiungere i miei obiettivi professionali e non, dedicandomici col corpo e con la mente.
Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Jacopo – Una esperienza professionale negli Stati Uniti di almeno un anno penso sia fondamentale per aprire i propri orizzonti, soprattutto quelli operativi.
Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Jacopo – Dedicare molto più tempo al volontariato. Impiegare il poco tempo libero che mi rimane per sostenere una buona causa sento che mi aiuta a capire meglio i meccanismi della reciprocità e della donazione.
Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Jacopo – Bella domanda. Sicuramente un paio di insegnanti che ho conosciuto e poi tutte le persone con cui mi e’ capitato di lavorare, anche le più antipatiche…
Francesco – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Jacopo – Mi piace lavorare fino a tardi. Di notte ho la testa libera e i vicini di casa che non urlano. Il momento migliore per concentrarsi.
Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Jacopo – Non saprei dire, sono tante le persone che ammiro. Martin Luther King, ad esempio, mi trasmette la forza di guardare avanti, di cambiare.
Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Jacopo – Sono una persona molto ottimista e positiva. Mi capita raramente di essere scontento di una giornata, in genere anche un piccolo gesto mi fa tornare il buonumore.









Ciao Jacopo,
volevo chiederti; quale è il tuo progetto in cesviamo ? Questo? Complimenti per il tuo lavoro.
Ciao D
Complimenti jacopo!
Di strada ne hai fatta parecchia, in bocca al lupo da una tua compagna di corso ancora fra i banchi!
eleonora
Ciao Jacopo,
rileggendo il tuo articolo ed approfittando della tua esperienza e professionalità, mi piacerebbe ricevere un paio di approfondimenti.
Hai detto che secondo il tuo punto di vista le associazioni spingono su due-tre strumenti che fanno velocemente stancare la gente.
L’analisi delle spese di telefono azzurro evidenzia l’utilizzo di circa gli stessi strumenti delle altre grandi O.N.P. italiane e quindi potrei desumere che segua all’incirca la stessa rotta degli altri “galeoni” per dare le migliori risposte alle esigenze dei sostenitori.
A tal proposito mi piacerebbe che ci spiegassi quali sono a tuo parere gli strumenti usati che fanno stancare la gente (usiamo sempre il termine sostenitori che è meglio) e quali strumenti adotteresti per realizzare il cambio di rotta che permetta di partire dalle esigenze del donatore.
In pratica se la nave su cui sei imbarcato segue la rotta delle altre quali strumenti useresti per aprire nuove rotte ?
E senza metafore; quali sono le tue idee innovative ?
Grazie ciao
Dante
Grazie Eleonora, che piacere e’ stato rivederti a Forlì! Sono contento che ti sia appassionata di raccolta fondi, spero troverai presto la tua dimensione.
Per Dante: grazie mille per il tuo interesse e scusami se ti rispondo solo ora. Nell’intervista ho cercato di parlare di un problema, quello della mancanza di idee nuove, che riguarda la categoria. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, se uno strumento funziona lo si utilizza al massimo fino ai primi segni di cedimento. Poi lo si cambia. Da noi non funziona così e, forse per pigrizia, ci si attacca al solito salvagente.
Riguardo Telefono Azzurro, non voglio entrare nel merito semplicemente perché non si stava parlando di quello. Se ti interessa sapere come lavora al suo interno puoi venire a Bologna e davanti ad un caffè ci facciamo una bella chiacchierata.
Ciao Jacopo,
a mio parere, la tua risposta è molto vaga e non esauriente, anche non toccando il lavoro svolto da Telefono Azzurro, riparli di strumenti che hanno segni di cedimento, ma non indichi quali sono e con cosa li sostituiresti.
Grazie per l’invito a Bologna, ma credo che se vogliamo parlare di Telefono Azzurro, sia meglio farlo su questo forum perché l’argomento potrebbe interessare a molti e non solo al sottoscritto.
Ciao Dante
Caro Dante, non so se ti è mai capitato di vedere il mio blog sul fundraising e il nonprofit, ma se ci hai dato un’occhiata veloce veloce vedrai che parlo proprio di questo e anche d’altro.
http://www.jbgazzola.it/blog
Clikka sul link, ci arriverai!
Ciao,
credo che sia di cattivo gusto spostare un’interessante discussione, nata su questo blog, in un’altro !
Peccato che dalla tua intervista non si possano trarre utili spunti.
Pazienza ! Sarà per la prossima !
Grazie
Ciao Dante
Sottoscrivo tutte le parole di Dante. Aggiungo di mio: il vero problema del settore è che, pagando poco, ci si deve accontentare di professionalità tendenzialmente basse. Però si vuole scimmiottare il profit, dove le professionalità sono alte. Per cui si dà la parola ad “esperti” che tali non sono, che possono dare ricette magiche e criticare il lavoro delle persone, ma quando poi si va a scavare…. Vuoto! Solo frasi spot e macro claim che non contengono nulla. Ora, un brutto mailing stanca. Ma un buon mailing può divertire, può essere gradito e, soprattutto, ha una redemption che giustifica l’impiego di tale strumento, ottenendo un ROI che altri strumenti non offrono.