E tu fai fundraising per gli Europei?

Scritto il 28 maggio 2008 da Alberto · 1 Commento 

In vista degli europei di Austria e Svizzera, nel vecchio continente cresce la voglia di calcio! Soprattuto per noi italiani, che oltre alla naturale passione per il nostro sport nazionale quest’anno aggiungiamo la voglia di rivivere le recenti emozioni del mondiali, magari (perchè no?) portando a casa un’altra coppa.
Ma questa volta possiamo dare una mano alla nostra nazionale segnando noi stessi i gol, e contribuendo così anche ad una buona causa.
Come? Con Score for the Red Cross!

La UEFA ha infatti scelto la Croce Rossa come partner umanitario; per ogni gol segnato nei tempi regolamentari donerà 4.00 euro al CICR (Comitato Internazionale Croce Rossa), oltre che dare rilievo sul proprio sito all’iniziativa “Score for the Red Cross”.
Il funzionamento è semplicissimo: dopo aver scelto la propria nazionale, si possono comprare dei gol tramite il sito; ogni gol costa 1 euro e si parte da una donazione minima di 7.
Alla fine della manifestazione, in base alla classifica (sempre consultabile grazie agli appositi RSS) verrà decretato il vincitore di questa gara di solidarietà.

Trattandosi di una campagna prevalentemente on line, sono già operativi degli strumenti appositi.
-Una pagina e una causa su Facebook.
-Un video su Youtube.
-Dei banner da posizionare sui vostri blog e siti (potete dare un’occhiata a quelli disponibili qui).

Il ricavato dell’operazione verrà destinato ai programmi del CICR in Afghanistan, ma alcune società nazionali hanno deciso di destinare parte dei fondi ad altri progetti specifici (quelli che sul sito sono indicati con la scritta “vicino a te”).

A parte alcuni difetti (i banner ad esempio non sono direttamente scaricabili dal sito, ma bisogna richiederli via e-mail…), la campagna è molto innovativa e presenta numerosi punti di forza

1) Una partnership forte (quella con la UEFA).
2) Grande visibilità, perché legata ad un evento noto di grande rilevanza.
3) La possibilità di avvicinarsi ad un pubblico vasto e in molti casi nuovo; non tutti i tifosi sono sostenitori della Croce Rossa, ma molti lo potrebbero diventare in questo caso.
4) Un modalità geniale per incentivare la donazione; quale appassionato di calcio farebbe perdere la propria squadra sapendo di fare qualcosa?
5) Un progetto specifico a cui legare l’attività di fundraising e dei progetti sul territorio che il donatore senta più vicini a sé (guarda ad esempio cosa farà la Croce Rossa Italiana).

Quest’estate quindi avremo due nazionali per cui tifare; una reale e una virtuale:
Facciamo il tifo per tutt’e due!

croce-rossa-europei

Conosciamo le fundraiser: Livia Accorroni

Scritto il 28 maggio 2008 da Francesco · 1 Commento 

Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Livia – Per la Fondazione Teatro delle Muse da circa due anni, ma ho cominciato con i primi corsi nel 2002, a Bertinoro.

Francesco – Perchè sei entrata in questa professione?
Livia – La verità? E’ originale e mi richiede di essere versatile e sempre curiosa. Inoltre, rappresenta la quadratura del cerchio: coniuga il forte desiderio di sentirmi utile con la creatività, la strategia, l’empatia e la comunicazione a tutti i livelli.

Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Livia – Ho cominciato davvero da poco tempo, ma qualche considerazione potrei già farla. Vedo oggi una maggiore auto-consapevolezza dei fundraiser, come figure professionali ben definite. Annoto con grandissima gioia l’aumento del personale e dei volontari coinvolti nelle attività di raccolta fondi e soprattutto delle occasioni in cui si sente parlare di fund raising. Quando ho cominiciato a studiarlo, quasi nessuno – in Italia – l’aveva praticamente sentito pronunciare! Adesso, mentre scrivo queste risposte, il treno mi sta portando al primo Festival del Fund Raising, a Castrocaro! Meraviglioso…
Ciò non toglie che la strada verso la diffusione effettiva della cosiddetta cultura del fund raising sia ancora molto lunga, soprattutto nel nostro Paese.

Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?
Livia – Come persona, prima ancora che come fundraiser, mi preoccupa la diffusione di questo senso d’insicurezza e di paura nel tessuto sociale, accompagnato da un forte individualismo e dal riaffermarsi della violenza.
Semplicemente mi chiedo se tali presupposti non possano erodere un po’ alla volta il senso di solidarietà sociale e il desiderio genuino di aprirsi all’altro: due caratteristiche che secondo me sono il terreno fertile del fund raising.
Bisognerà darsi da fare!
Come professionista (“in erba”, lo ripeto), temo invece che la confusione che ancora circonda l’ambito e la definizione stessa di raccolta fondi, possa agevolare la diffusione di figure scarsamente preparate, che gettino un’ombra sull’operato silenzioso, incredibilmente trasparente e corretto di molti veri professionisti.

Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Livia – Sono più “poveri” e di conseguenza più oculati nella gestione della donazione, anche quando si tratta di piccoli importi. Un numero sempre maggiore di donatori sa, ad esempio, di dover pretendere la trasparenza dall’onp. Un bell’incentivo a migliorarsi per tutti!

Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Livia – Avrei voglia di rispondere “tutto!”. Sento di dover crescere ancora molto.
Vorrei trovare soprattutto il tempo di continuare l’aggiornamento in modo costante, di dedicarmi allo studio vero e proprio.
Vorrei inoltre dare più spazio all’analisi strategica, piuttosto che perdermi in mille aspetti pratici.
Iniziative formative e allo stesso tempo volte all’ampliamento della nostra rete di relazioni sociali e professionali, come quella del Festival del FR, sicuramente aiutano in questo senso !

Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Livia – Questo teatro (il Teatro delle Muse di Ancona) bisogna amarlo e sostenerlo, con le parole e con i fatti, signorina! Senza cultura non abbiamo identità e non abbiamo futuro.

Francesco – Qual è il tuo motto?
Livia – Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce.


Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizia della tua carriera e ti sarebbe servito?

Livia – Sono agli inizi della carriera e posso riportare soltanto il punto di vista di un fundraiser interno all’onp.
Avrei voluto capire molto prima che, senza il coinvolgimento dei vertici, del C.d.A. e degli amministratori di un’associazione, l’efficacia di ogni attività intrapresa per il reperimento fondi viene estremamente ridotta, quando non del tutto annullata.
La preparazione, l’aggiornamento costante, la motivazione e la passione del professionista non possono bastare se tutta l’onp non crede nelle proprie potenzialità e soprattutto nel fund raising; se non applica determinati principi in tutto il proprio operato (ma proprio tutto!).

Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Livia – La versatilità e la rapidità con cui riesco a passare da un’attività all’altra, ma anche la facilità con cui riesco ad intessere una relazione aperta e sincera con gli altri, con gli sconosciuti.
A volte, ho dovuto ricorrere anche alla mia “incoscienza”: come dire “adesso basta, spegni il cervello e buttati”.

Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?

Livia – Se avessi potuto, mi sarei immediatamente iscritta al Master in Fund Raising di Forlì (ma non è escluso che non lo faccia). Poi avrei effettuato diversi stage o collaborazioni in realtà diverse da quella in cui opero, giusto per appagare la mia sete di curiosità. Tuttavia, avrei sempre voluto approdare al Teatro, questa grande passione…

Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?

Livia – Be’, riallacciandomi alla domanda precedente, direi più stage e collaborazioni in altre realtà che operano anche nel sociale, oltre che nella cultura, e – di certo – un periodo di lavoro all’estero.

Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Livia – I miei genitori e i miei nonni: onesti lavoratori, instancabili, sempre col sorriso sulle labbra, sempre ottimisti e fiduciosi nel genere umano.

Francesco – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Livia – Mi scervello per individuare nuove modalità per attirare o fidelizzare le aziende e per comunicare meglio ciò che faccio all’interno dell’onp, oltre che all’esterno.

Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Livia – Il Mahatma Gandhi. La potenza del suo messaggio e la novità rappresentata dal suo metodo completamente pacifico non sono ancora stati eguagliate.

Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Livia – So di rispondere con una banalità, ma il mio giorno perfetto è quello in cui mi sento veramente utile a qualcuno/qualcosa.
Potrebbe bastare aiutare mia madre a preparare una torta o chiacchierare dalla finestra con la mia vicina di casa, anziana e spesso sola.
Se poi quel giorno si concretizza anche una sponsorizzazione importante e la sera va in scena un’opera lirica… allora sono proprio in paradiso!!

Il tuo consiglio di amministrazione sta dormendo?

Scritto il 28 maggio 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Come risvegliare un consiglio di amministrazione che non ti sta dando una mano nel fare fundraising?

Queste le possibili cause:

  • gli interessa poco dell’organizzazione
  • non gli interesa la causa
  • non credono nel fundraising

Le soluzioni?

  • Volontariato, donazioni, risultati: fagli capire cos’è il fundraising, la concretezza del fundraising, la gioia di donare e vedere i risultati, dunque…
  • …introducili al fundraising concreto: assegna piccoli compiti come essere un tramite attraverso il passaparola positivo con i loro amici e conoscenti (che dunque possono a loro volta diventare donatori), organizza visite periodiche nei luoghi dove la tua organizzazione è intervenuta anche grazie alle donazioni effettuate
  • La scelta del consiglio di amministrazione: essere membro del consiglio di amministrazione non deve essere una poltrona a vita, ma deve essere un ruolo a cui vengono chiamate o elette persone con specifiche abilità e competenze che possono aiutare il fundraiser nel suo lavoro (esperti di marketing ad esempio)

Quali caratteristiche deve avere una pagina di donazione online?

Scritto il 20 maggio 2008 da Francesco · 1 Commento 

Una nuova ricerca made in USA (la si scarica da qui) realizzata sul sito di Amnesty USA fornisce alcune utili indicazioni su come strutturare le pagine dove inseriamo il nostro appello a donare online-
Le indicazioni che escono sono:

      1 – Pulsanti grandi: inserire pulsanti che invitano a donare di grandi dimensione aiuta a ricevere maggiori donazioni (vuoi un esempio? guarda questo sito)
      2 – I colori hanno la loro importanza: coloro differenti hanno diversi impatti sulla donazione. Nel test svolto da Amnesty USA ad esempio il pulsante di donazione di colore verde chiaro ha attratto maggiori donatori che un pulsante di colore rosso o blu
      3 – Richiedi le informazioni necessarie: rimuovere i campi in eccesso dalle informazioni personali richieste per effettuare le donazioni migliora i risultati
      4 – Ricorda, in modo gentile, alle persone perchè tu vuoi che donino: un appello a donare “gentile”, senza una forzatura eccessiva nel voler per forza far compiere una azione al lettore ottiene risultati migliori. Ricorda sempre cos’è il fundraising nelle parole di Henry Rosso:”La gentile arte di insegnare agli altri la gioia di donare”
      5 – Testa sempre: la ricerca che è stata svolta ha testato tre differenti landing page del sito Amnesty USA relative alla donazione, cioè tre pagine su cui i donatori “arrivano” da Google e da messaggi promozionali sparsi nella rete. Ogni pagina ha piccole differenze (il testo diverso, il bottone per richiedere fondi di colore o dimensioni differenti) che vengono testate in funzione di quante donazioni ricevono

Fonte: Katya’s Nonprofit Marketing Blog

Conosciamo le fundraiser: Marianna Pucciarelli

Scritto il 19 maggio 2008 da Francesco · 1 Commento 

Marianna Pucciarelli è responsabile della relazione con i donatori individuali per Cesvi Fondazione Onlus e nella sua intervista ci svela tutta la passione che c’è nei fundraiser italiani per il loro lavoro. Grazie a Marianna per l’intervista, a me è veramente piaciuta e spero lo sarà anche ai lettori di Fundraising.it

Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Marianna – Da due anni.

Francesco – Perchè sei entrata in questa professione?
Marianna – Se devo essere sincera un po’ per caso. Ho iniziato la mia esperienza nel settore non profit più di tre anni fa, in una Fondazione che si occupa di organizzare eventi legati all’arte, al teatro e alla danza contemporanei. E’ stato allora che mi sono resa conto dell’importanza di poter contare su un buon fundraiser per portare avanti progetti di grande valore.

Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Marianna – La mia esperienza in questo settore è relativamente breve, nonostante questo credo di poter notare una professionalità sempre crescente.

Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?

Marianna – L’etica, mi sembra sia una delle questioni fondamentali.

Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?

Marianna – C’è un’attenzione crescente da parte del donatore italiano all’efficienza e alla trasparenza nell’utilizzo dei fondi. E questa non può che essere una buona notizia.

Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Marianna – Sono una perfezionista, quindi ti direi un sacco di cose.

Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Marianna – Ce ne sono molti in realtà. L’episodio più singolare mi è capitato circa un anno fa nell’incontrare uno dei nostri donatori più affezionati. Dopo aver incontrato il presidente dell’organizzazione ha estratto un foglio dal taschino su cui aveva appuntato una serie di osservazioni sul Bilancio di esercizio e di missione che aveva ricevuto a casa. Ne è nato un confronto fertile su questioni strettamente inerenti il nostro lavoro. E’ sorprendente l’attenzione e la vicinanza di molti sostenitori non solo a quello che facciamo, ma anche a come lo facciamo.

Francesco – Qual è il tuo motto?

Marianna – “Con la virtù come guida e la fortuna come compagna”. Credo sia una frase di Cicerone.

Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizi della tua carriera e ti sarebbe servito?
Marianna – Un sacco di cose. Il bello di questo lavoro è che ti spinge continuamente ad imparare.

Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?
Marianna – La capacità di relazionarmi con gli altri. E’ una buona dote sia per il contatto diretto con i donatori che per costruire un buon lavoro di squadra.

Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
Marianna – L’unica cosa che farei, se avessi la possibilità di tornare indietro, è cominciare prima.


Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?

Marianna – Sviluppare la capacità di avere una visione strategica.

Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?

Marianna – Gli errori. Perché mi hanno spinto a migliorare.

Francesco -Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Marianna – Gli amici!

Francesco – Qual è la tua figura storica preferita?
Francesco – Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri.

Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Marianna – Quello in cui arriva una donazione generosa: perché sai che potrai portare a termine un progetto e che per molte persone significherà avere l’opportunità di una vita migliore. E’ una bella sensazione!

Quali sono le comunicazioni che il mio donatore vuole ricevere al fine di spiegargli come ho utilizzato la sua donazione?

Scritto il 19 maggio 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Questo non è un articolo sul galateo del fundraising (anche se esiste un libro italiano su questo argomento), ma è un articolo che vuole aiutare a comprendere come effettivamente si può iniziare a comprendere in modo semplice che cosa dire al donatore sia nel colloquio faccia a faccia sia nei materiali di rendicontazione che gli inviamo ogni anno.

Il problema
Come posso sapere quali sono le comunicazioni che il mio donatore vuole ricevere al fine di spiegargli come ho utilizzato la sua donazione?

La soluzione

    1. 1- Devi essere anche tu un donatore / un volontario altrimenti difficilmente riuscirai a capire le logiche che stanno dietro alla donazione (anche se ti sei letto tutti i libri sul fundraising esistenti!)
      2- Inizia a pensare a come le organizzazione a cui doni o per cui fai volontariato ti ringraziano? Ti piace il modo in cui lo fanno? Oppure no? Scriviti pro e contro di ognuna di loro e confrontale con quanto fa oggi la tua organizzazione
      3 – Non pensare che ai donatori non piacciano i dati. Certo spedirgli un bilancio con conto economico e stato patriomoniale è un primo passo ma va semplificato con tabelle, grafici di semplice lettura che facciano comprendere come l’organizzazione nonprofit investe le donazioni
      4 – Accorcia la catena delle informazioni. Non importa quanto grande sia la tua organizzazione nonprofit (da quella con 10 volontari a quella con 1.000 dipendenti), ma ricorda che devi sempre più dare al donatore una notizia reale di quello che fai. Non bastano le parole del presidente allegate ad un bilancio, c’è bisogno di far rendere testimonianza di quanto viene fatto direttamente da chi opera sul campo attraverso video, foto (ed Internet in questo aiuta)
      5 – Puoi spedire bilanci, gadget omaggio ai donatori ma ricorda che quello che loro hanno interesse a conoscere non è l’esatto ammontare degli ammortamenti di bilancio o se gli invii o meno un omaggio se effettuano una donazione, ma di come tu investi (è o non è la donazione un investimento?) la loro donazione

Conosciamo le fundraiser: Ioana Fumagalli

Scritto il 13 maggio 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Francesco – Ciao Ioana, da quanti anni lavori nel fundraising?
Ioana – Appena laureata ho lavorato per pochi mesi in una piccola ONG milanese e, successivamente, sempre per pochi mesi, da Aragorn Iniziative. Dopo un anno e mezzo di organizzazione eventi (profit) ho voluto ritornare al mio grande amore: il non profit, sbarcando in L&P (Lentati & Partners), dove ho lavorato per 4 anni. Ora, da qualche mese, sono più a diretto contatto con i beneficiari, in AMREF.

Francesco – Perchè sei entrata in questa professione?
Ioana – Il non profit è coinvolgimento, passione, voglia di fare, senso di responsabilità. è un lavoro che ti da quel qualcosa in più, quel qualcosa che, alla fine di una stancante giornata, da un senso alla fatica. Ho deciso di lavorare nel terzo settore perchè credo nelle sue potenzialità, che possono essere apprezzate appieno con la sempre maggiore professionalizzazione del settore, e non con quell’arte dell’arrangiarsi che, a mio avviso, ha un pò caratterizzato il non profit in Italia fino a poco tempo fa.

Francesco – Secondo te quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quanto hai iniziato la tua carriera?
Ioana – Mi riallaccio alla risposta precedente: l’ingresso continuo di personale qualificato, di persone che hanno interesse a rendere sempre più professionale il nostro lavoro, la seniority di persone che lavorano nel settore da molti anni, che dimostrano dinamismo scrivendo blog, confrontandosi continuamente con i colleghi, incontrandosi, studiando trend e proponendo idee innovative…tutto questo penso sia il cambiamento più grande degli ultimi anni, che ci sta facendo avvicinare, almeno un po’, a contesti più internazionali.


Francesco – Qual è la tua preoccupazione riguardo la professione di fundraiser?

Ioana – Più che una preoccupazione è un timore: quello che, riallacciandomi sempre alle risposte precedenti, la maggiore professionalità, che significa anche ovviamente maggiori investimenti economici per le ONP, non venga compresa all’esterno. Il timore insomma è che le persone non comprendano il passaggio da volontariato e filantropia a professionalità/lavoro reale e concreto.

Francesco – Secondo te i donatori sono differenti oggi rispetto a quando hai iniziato la tua professione?
Ioana – Lavoro in questo settore relativamente da poco per poter rispondere a questa domanda. Posso solo dire che i dati dimostrano che il donatore appartiene alla stessa fascia d’età da tempo (adulti)….aumenta la fascia dei giovani, e sono proprio loro che portano innovazione e spingono ad individuare nuove leve di marketing necessarie a trovarli, interessarli, coinvolgerli, farli donare.

Francesco – Cosa vorresti fare meglio di quello che fai ora?
Ioana – Ora mi occupo di fundraising aziende; da consulente il mio lavoro era a 360°: a seconda della necessità si reagiva…il fundraising aziende è più specifico, ma è un vero mondo, da esplorare e conoscere…vorrei fare sempre meglio.

Francesco – Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha fatto un donatore?
Ioana – Purtroppo non ho avuto fino ad oggi a che fare direttamente con i donatori…se ne avrò la possibilità, magari più avanti, vi dirò.

Francesco – Qual è il tuo motto?
Ioana – Lavorare duramente, avere obiettivi chiari e precisi, pensare strategicamente, collaborare con i colleghi, avere piena fiducia in loro e nella loro professionalità.

Francesco – Che cosa avresti voluto sapere quanto eri agli inizi della tua carriera e ti sarebbe servito?

Ioana – Penso di essere ancora relativamente agli inizi. Lavorare, come fino a poco tempo fa, per diverse realtà è stata sicuramente un’ottima palestra: soprattutto perché l’ho fatto con impegno e con la voglia di sapere sempre di più (se so sempre di più posso aiutare al meglio chi ha bisogno, anche solo per un periodo, di me).

Francesco – Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?

Ioana – La voglia di fare e la tenacia nel raggiungere obiettivi concreti. Lavorare in una medio/grande ONG dopo 4 anni di consulenza direi che è un primo grande risultato per me.

Francesco – Se tu potessi ricominciare la tua carriera, che cosa faresti di differente?
La mia carriera è ancora relativamente agli inizi; penso di aver intrapreso un giusto percorso: vi saprò dire più avanti.

Francesco – Che cosa desideri fare in futuro nella tua professione che non hai ancora fatto?
Ioana – Mi piacerebbe, con i dovuti tempi e con la migliore situazione possibile, varcare i confini nazionali e specializzarmi nella professione in Paesi più avanti rispetto al nostro relativamente al fundraising.

Francesco – Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella tua vita?
Ioana – Penso di saper cogliere da ogni persona che mi sta vicino consigli, atteggiamenti, punti di forza utili per migliorare sia come persona, che come professionista.
L’avere poi accanto colleghi stimolanti e amici fedeli per me è sicuramente un pregio e una grande opportunità di crescita.

Francesco – Che cosa ti fa stare sveglio la notte?
Ioana . Le aziende! La strategia per contattarle, gestirle e acquisirle al meglio.

Francesco -Qual è la tua figura storica preferita?
Ioana – Salvador Allende, perché è stato coerente fino alla fine.

Francesco – Descrivi il tuo giorno perfetto o preferito
Ioana – Lavorativamente: un successo ottenuto sicuramente rasserena anche la peggiore giornata. Al di fuori del lavoro: una bella giornata rilassante in spiaggia – sole, nuoto, un buon libro e una buona compagnia.

Perchè posizionare bene il tuo sito nonprofit nei motori di ricerca?

Scritto il 13 maggio 2008 da Francesco · 6 Commenti 

Ne ha parlato Paolo Ferrara al Festival del Fundraising proprio in questi giorni (nella sessione su – Come creare in 90 minuti un sito, un blog e strumenti di marketing virale per la tua organizzazione nonprofit- tenuto con me e Daniele Fusi). E l’argomento è quanto più attuale proprio ora che c’è una emergenza in corso.
Digita su Google “emergenza birmania” e guarda come c’è già chi compra annunci a pagamento per raccogliere donazioni o chi con il blog della propria organizzazione e con l’uso di Twitter sta già dentro le prime 10 posizioni su Google.
Ed ogni giorno cambia Google, si aggiorna, prova a digitare oggi in Google le parole “emergenza birmania” e vedi già come, rispetto a domenica 11 maggio (data a cui si riferisce l’immagine sotto) la “classifica” è cambiata. Prossimamente in un articolo su Fundraising.it approfondirò il tema del posizionamento sui motori di ricerca di una organizzazione nonprofit.

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