
Questa storia inizia nel Gennaio 2007: l’organizzazione nonprofit Enable Scotland lancia una campagna di comunicazione in Inghilterra dove critica sostanzialmente il modo di donare di molti inglesi.
Dice il manifesto che leggete qui sopra: “che tu ci creda o no le organizzazioneni nonprofit che hanno a che fare con gli animali ricevono il doppio delle donazioni di quelle che si occupano di disabilità“. Mentre la scritta più evidente dice: “Se mangiassi dalla ciotola di un cane ti piacerei di più?”
Un giornalista scozzese a suo tempo ha scritto nel suo blog che il rischio di una campagna come questa è di essere controproduttiva, cioè più una comunicazione anti-onp “animaliste” che una comunicazione a favore delle onp che si occupano di disabilità.
In Italia che effetto avrebbe una campagna simile? (oltre al fatto che non credo si possa dire che in Italia le ong che si occupano di animali raccolgano più fondi di quelle che si occupano di disabilità o no?) E’ troppo eccessiva? Riesce a far passare il messaggio? Quale messaggio passa secondo voi?
Che ne pensate di questa modalità di comunicazione?







L'uso della domanda nella comunicazione è sempre molto delicato, perché alla domanda non ci si può sottrarre. Il nostro cervello elabora fulmineamente una prima risposta, anche senza che noi la identifichiamo consapevolmente. Poi forse razionalmente ne elaboreremo una seconda, più fredda. La risposta che ha suscitato in me questa domanda è stata "no". Poi la deformazione del mestiere mi ha portato a soffermarmi con più attenzione e ho avuto l'impressione che la domanda contenesse una presupposizione implicita: "io non ti piaccio" o, se vogliamo (ma in modo meno immediato) "io non ti piaccio abbastanza". Questa presupposizione implicita è associata all'immagine in modo molto forte. Altre considerazioni si potrebbero fare sulle emozioni che vengono veicolate dalle scelte cromatiche e dall'espressione del volto, ma non è il caso… per rispondere alla domanda, penso che questa modalità di comunicazione mostra, come spesso accade, poca padronanza del mezzo e che l'effetto che ottiene non né quello di favorire le ong animaliste né quello di favorire le ong pro-disabilità. E' piuttosto quello di evocare un pregiudizio e di radicare, là dove sia presente, una posizione di disprezzo. Ecco la risposta dura ma franca alla domanda del poster che mi è stata data da un giovanotto mio compagno di viaggio al quale ho appena sottoposto il tutto: "no, saresti sempre la solita faccia di merda di mong….". La comunicazione è una questione molto, molto delicata.
Ciao a tutti.
Se scrivo un commento a questo post, evidentemente il manifesto pubblicato comunica qualcosa, quanto meno non lascia indifferenti.
La domanda è: ma cosa comunica?
A me personalmente, la sensazione di volere prendere una distanza dalle modalità espressive del messaggio che passa, che a dire il vero risulta essere alquanto confuso.
Mi verrebbe da chiedere:
è una campagna pro disabilità o contro le associazioni di animalisti?
Le risposte potrebbero essere almeno 2:o il manifesto è una trovata sensazionale per richiamare l'attenzione su entrambe le onp, (anche grazie alla conflittualità delle informazioni veicolate);
2)oppure, e io opto per questa soluzione, è il tentativo mal riuscito di destare un interesse verso la disabilità, tuttavia attraverso la antica tecnica della denigrazione di quello che in quel momento storico viene scelto come antagonista ..(su base quantitativa o qualitativa)
Io credo che una campagna pro qualcosa debba comunicare un messaggio positivo e propositivo, senza rinunciare al tentativo di suscitare una qualche curiosità anche attraverso una domanda..
In questo manifesto, al contrario, mi sembra abbia cittadinanza un modo di comunicare che utilizza un linguaggio e un codice "negativi", paradossalmente forieri di disagio e confusione..
…Ma da quale parte dobbiamo andare?
Loredana
Ciao Loredana, la domanda che mi pongo io è: ma le onp che trattano di temi che vanno "poco" sui mass media (come la disabilità) come fanno a comunicare quello che fanno al di là della semplice comunicazione agli utenti dei loro servizi ed ai loro familiari? Parlo non solo di realtà nazionali ma anche di realtà locali come le tante cooperative sociali che si occupano di disabilità. Come fanno a fare comunicazione per raccogliere fondi in modo da uscire dalla morsa del finanziamento preponderante da convenzioni con enti pubblici?
Io credo che i donatori prima di tutto dovrebbe essere più attenti ad un maggior numero di cause sociali, ma questa è una cultura che in Italia non esiste in quanto per anni la delega al sociale era data dal cittadino esclusivamente allo stato o altri enti pubblici o religiosi.
Io credo che sia un messaggio molto forte e molto realistico.
E la spiegazione che gli do è forse cruda, ma quasi matematica.
La sensibilità verso gli animali nasce dal fatto che il legame più o meno diretto con loro riguarda una gran fascia della popolazione.
Il mondo della disabilità (per fortuna da un lato) è un mondo che coinvolge spesso solo i diretti interessati: le persone disabili, le loro famiglie e i tecnici dei servizi.
Pertanto la scelta di fare donazioni ad associazioni a tutela animalista è più vicina, in una logica di numeri, a un numero di persone molto più ampio e diversificato.
Mah…. ho letto i commenti, tutti molto interessanti ed approfonditi…. ma siamo sicuri, noi fundraisier, che la "gente" quella di tutti i giorni, si ponga tutte queste domande e faccia di queste analisi così sofisticate ed articolate? O ancora una volta, come purtroppo spesso accade ci stiamo avvitando sulle nostre pippe mentali! (scusate la franchezza).
Io ho lavorato e lavoro per ONP che si occupano di disabili (ops.. pardon… persone con disabilità) ed magari una campagna simile si riuscisse a fare in Italia, significherebbe un po' di cose:
1) che le onp che operano con e per persone con disabilità hanno smesso di auto-censurarsi e finalmente sono "uscite dal buco nero culturale" nel quale sono ancora spesso rinchiuse;
2) Che finalmente qualcuno prova a fare qualcosa di nuovo (e come tutte le cose nuove è molto facile sbagliare….ma inevitabile);
3) che qualcuno comincia anche a considerare il punto di vista del donatore e non solo quello del beneficiario;
4) che finalmente c'è un po' di consapevolezza dle fatto che non tutti saranno d'accordo, ma qualcuno sì e son quelli che dobbiamo cercare…non si può piacere a tutti.
5) che come esiste la pubblicità comparativa, esiste anche unacocmunicazione fund raising oriented comparativa.
Inoltre pernso che non si possa valutare una singola campagna, ma vada inserita nel contesto (temporale, ambientale, culturale, sociale ed economico) nel quale la stessa si svolg, altrimenti discutiamo di ipotesi.
Il mio pensiero? Campagne di questo, fanno più bene dentro al mondo della disabilità, che fuori!!!
Grazie Francesco, sono lampi di speranza!
Ciao
grazie luciano per il tuo commento. Forse di pubblicità comparativa nel fundraising ce ne vorrebbe per fare crescere le eccellenze. Fu fatta una volta (da parte dello Ior – istituto oncologico romagnolo con l'Airc come controparte) ma fu più il polverone sollevato che il resto (leggete qui http://beta.vita.it/news/view/39516/) ciao
Luciano, ho trovato il tuo intervento molto interessante, anche se non lo condivido del tutto (ma è normale: in fondo stiamo facendo un dibattito, no?): in particolare trovo significativa una tua frase: "Campagne di questo, fanno più bene dentro al mondo della disabilità, che fuori!!!".
è vero, una strategia di comunicazione di questo tipo potrebbe "galvanizzare" chi ha a che che fare con la disabilità, sia come operatore che come donatore.
ma quante NUOVE persone si riuscirebbero a coinvolgere? Quanti invece, che magari si curano dei problemi dell'ambiente, non penserebbero "allora si arrangino da soli".
è vero, avere dei nemici esterni rafforza l'unione di un gruppo: ma a lungo andare ti rende solo.
Che ne pensate?
Ciao Francesco, rammento quella occasione, ero a Milano ad un corso dalla Beatrice Lentati…. caspita son già passati 4 anni! Come spesso accade in Italia il tutto finì in nulla…. mah.. ne abbiamo di strada da fare!!!
Ciao