In difesa del fundraising: un manifesto per i responsabili della raccolta fondi

Scritto il 27 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Sasha, è direttore del business development dell’Acemun Fund, ed ha creato un manifesto per i direttori della raccolta fondi delle organizzazioni nonprofit. E’ da leggere con attenzione, come tutti i manifesti contiene riflessioni e brevi frasi che possono ispirare il lavoro quotidiano della raccolta fondi. Io vi riporto alcuni passaggi chiave.

  1. Nel fundraising è tanto importante sviluppare i progetti per cui raccogliere fondi quanto anche sapere comunicare, essere “evangelisti” della buona causa della tua organizzazione nonprofit
  2. Sasha fa vedere come è la passione, il credere in quello che si fa che porta dei risultati (e fa un esempio sulla ricerca per i tumori negli USA e il grande successo della Susan G. Komen Breast Cancer Foundation)
  3. Non avere paura a chiedere una donazione. Forse è per questo che non riesci a far capire quanto importante sia la causa per cui ti batti, la causa a cui, come fundraiser, dedichi vita, energia e fede in un futuro migliore.
  4. You are incredibly good at making money. I’m incredibly good at making change. Questa è la frase che ogni fundraiser deve avere in mente quando parla ad un grande donatore, ma deve anche essere convinto della seconda parte della frase. La tua organizzazione porta veramente cambiamento? O sopravvive a se stessa? O sopravvive ad una buona causa oramai spentasi?
  5. La parola d’ordine dunque non è solo “costruire progetti per cui necessiti di raccogliere fondi”, ma è comunicare, condividere, convincere, con immagini, storie, video quello che sono i progetti, come si sviluppano, come vanno avanti.

Il problema dice Sasha non è avere 3 milioni di piccoli donatori o 300 grandi donatori, ma avere donatori che formino la TRIBU’ della tua organizzazione, cioè persone con la passione per la tua causa, per la causa della tua organizzazione nonprofit: persone che possono far valere il passaparola sui tuoi progetti e che possono far conoscere la tua organizzazione nonprofit.

Su questo Seth Godin ha scritto non solo un libro Tribes ma anche un manuale gratuito (scaricalo qui) ricco di centinaia di case study di società profit ed enti nonprofit che hanno avuto successo creando la propria tribù, grande o piccola che sia (e comunque anche Francesco Quistelli ha scritto un post che dà molta carica a chi si sente a terra con i propri sforzi nel fare fundraising) [Foto di Calca sotto licenza Creative Commons]

Se Greenpeace ha i cyberattivisti, io cosa ho?

Scritto il 24 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Sai rispondere alla domanda che fa da titolo a questo articolo?
Intanto guardati un po’ i tanti modi per coinvolgere online e con i nuovi media i tuoi donatori e sostenitori.


e poi un altro esempio, che arricchisce la rubrica sulle Campagne Online.

I SOLDATI E I VETERANI DELL’ESERCITO USA CONTRO LA GUERRA SONO SU FACEBOOK
Organizzazione nonprofit: Iraq Veterans against the War (IVAW)
Strumento utilizzato: Facebook
Come è stato utilizzato: La funzione gruppi di Facebook è stata utilizzata dall’ IVAW per spiegare sinteticamente le loro 10 ragioni sul perchè sono contrati alla guerra in Iraq, per inserire video e condividere informazioni su quello che i vari componenti del gruppo e/o dell’organizzazione stanno facendo.
Commento: il gruppo conta oltre 3.000 membri cioè 3 volte i soci effettivi dell’associazione. Facebook è dunque Approfondisci

Creare un filmato per la tua nonprofit e promuoverlo

Scritto il 24 ottobre 2008 da Francesco · 1 Commento 

Ai navigatori dei siti piaccioni i video, il lettore deve fare molta meno fatica, deve solamente vedere ed ascoltare (un po’ come si guarda la televisione!) senza dover leggere lunghi articoli o descrizioni di progetti di cooperazione o assistenza, che magari sono scritti bene ma oramai lo sappiamo…IL DONATORE HA SEMPRE MENO TEMPO!
Descriviamo un po’ gli elementi fondamentali per un buon video: Approfondisci

Intervistiamo una fundraiser: Eleonora Terrile

Scritto il 22 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Francesco – Da quanti anni lavori nel fundraising?
Eleonora – Ho lavorato per 19 anni in agenzie di pubblicità, trascorrendone 12 in Rapp Collins (http://www.rappcollins.it/), dove ho avuto modo di occuparmi di diverse associazioni non profit. Da un anno, in qualità di consulente, sono entrata a far parte del network ProfessionEtica, una rete di fundraiser professionisti (http://www.professionetica.it/)

Francesco – Perché sei entrata in questa professione?
Eleonora- Il mio avvicinamento alla professione di fundraiser è stato graduale. Prima di tutto ho avuto modo di lavorare con Marcello Cividini in Rapp Collins, poi di conoscere diversi professionisti del settore. Di grande stimolo è stato anche aver visto alcuni progetti per cui avevo realizzato campagne di raccolta fondi. Mi ricordo in particolare un mailing realizzato per Cesvi, riferito al centro nutrizionale di Ho Chi Minh City, in Vietnam, che ho poi visitato. Sono una “donatrice”, prima ancora che fundraiser: voglio vedere con i miei occhi e toccare con mano.

Francesco – Secondo te, quale è stato il più grande cambiamento nella professione di fundraiser da quando hai iniziato la tua carriera?
Eleonora – Devo dire che oggi, grazie a internet, c’è un maggiore scambio e confronto fra fundraiser e professionisti del non profit, sia italiani sia internazionali. Inoltre, Approfondisci

Il Cause Related Marketing aiuta una impresa rispetto ad una concorrente?

Scritto il 17 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Può un’impresa, attraverso il Cause Related Marketing, ottenere un posizionamento sul mercato migliore rispetto ad un concorrente che non adotta questa strategia di marketing?

Il grande punto di forza del cause related marketing è dato dal fatto che consente di caratterizzare il prodotto in modo distintivo, fornendo al consumatore una motivazione addizionale per indurlo a modificare il proprio comportamento d’acquisto.
La differenziazione del prodotto rispetto a quello concorrenziale, rappresenta la parola chiave nel considerare i vantaggi ottenuti attraverso una strategia di cause related marketing.
Il prodotto fruito dalle imprese, al termine di un progetto di CRM, avrà un valore intrinseco sicuramente superiore a quello precedente, ciò è dovuto al fatto che l’impresa, attuando la campagna sociale, ha incrementato il patrimonio di risorse intangibili a sua disposizione, questo si scarica direttamente sul prodotto che agli occhi dei consumatori risulta essere più appetibile.
La risultante dell’applicazione di un progetto di cause related marketing, nell’ottica dell’impresa, è quella di riuscire ad accrescere il proprio mercato e conseguentemente la reputazione ed il fatturato.
Le ricerche condotte, infatti, evidenziano come gli italiani abbiano un orientamento al sociale che supera abbondantemente le aspettative, anche se non sempre riescono a cogliere chiaramente le varie aree, discipline o sigle (marketing sociale, marketing etico, cause related marketing, responsabilità sociale, aiuti, donazioni) che accompagnano il mondo del corporate giving.
Il rapporto degli italiani con il sociale vede prevalere la dimensione economica rispetto all’impegno diretto. Dagli studi condotti emerge che Approfondisci

Quanto spesso devo contattare il donatore?

Scritto il 16 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Convio ha pubblicato un po’ di tempo fa una interessante ricerca su un tema molto caro a tutti:

QUANTO SPESSO DEVO CONTATTARE IL DONATORE?

Il tema è accompagnato da dati (veri) relativi ai risultati (reali) ottenuti da alcune aziende nonprofit nelle loro campagne di comunicazione online. Purtroppo in Italia non abbiamo dati pubblici su questa materia, nè le organizzazioni (se non internamente) o le società di consulenza fanno statistiche che rendono pubbliche, anche con dati disaggregati (=senza nomi delle onp) sui temi dei ritorni del mailing o dell’emailing. Andiamo comunque al punto e lasciamo da parte queste cose.

PROBLEMA: Ho molti indirizzi email, scrivo ai miei donatori via email ma la comunicazione ed i risultati in termini di contatti è scarsa

PRIMA IPOTESI: i silenzi fra una email e l’altra sono troppo lunghi e così si genera uno scarso ritorno in termini economici della comunicazione online.

ESPERIMENTO: Prendere i dati di 4 gruppi di livello nazionale Susan G. Komen for the Cure, International Planned Parenthood Federation/Western Hemisphere Region, American Rights at Work, The Wilderness Society ed analizzare i loro messaggi di advocacy

SCOPERTE: 3 su 4 organizzazione hanno avuto un calo dell’1% del click-through ratee dei tassi di risposta quando hanno fatto passare uno o più mesi fra un messaggio email e quello successivo.
Due o più mesi di silenzio possono voler dire un calo del tasso di click del 3,8% e del tasso di risposta del 3,03%, mentre un mese di silenzio risulta in un calo dell’ 1,41% nel tasso di click through e dell’ 1,06% in quello di risposta al nuovo messaggio di advocacy dopo quello precedente.

SOLUZIONI:

  1. Scrivi almeno una email mensile sulle tue azioni di advocacy, chiedi aiuto e rendiconta sulle passate
  2. Crea un calendario condiviso fra chi ha la responsabilità della comunicazione e/o del fundraising nella tua organizzazione nonprofit. Il calendario può essere simile al seguente (guardalo sotto o scaricalo qui) e ti aiuta nel: sapere quanto spesso comunichi con i tuoi donatori, cosa gli stai comunicando (evita così inutili doppioni)

I tempi cambiamo, ed il tuo fundraising cambia?

Scritto il 15 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Nel 1965, al presidente Lyndon Johnson bastava trasmettere a tre riprese uno spot sulla televisione nazionale per raggiungere l’80% dei 19-49enni. Oggi, per raggiungere lo stesso risultato, bisognerebbe ripetere l’operazione 117 volte.

L’età media degli spettatori della Cnn è di sessant’anni. Nel 2000 24 milioni di ragazzi hanno votato per la finale di American Idol, contro solo i 4 milioni di 18-24 enni che hanno votato alla presidenziali (tratto da Obama – La politica nell’era di Facebook di G. Da Empoli)

I tempi cambiano non credi? Diventa sempre più difficile raggiungere i donatori ed anche i volontari non te ne sei accorto? Ed il tuo fundraising cambia? Il tuo modo di rapportarti con i volontari cambia?

Se la tua raccolta fondi è in crisi rispondi alle domande che ho posto prima, leggi il corso del tempo, i cambiamenti, la realtà che si modifica, non stare con la testa china a guardare solo la tua organizzazione nonprofit. Butta il tuo sguardo ed il tuo pensiero un po’ più in là, oltre il muro

[Foto tratta da Flickr sotto licenza Creative Commons]

Ma l’evento speciale deve essere sempre un grande evento? No!

Scritto il 10 ottobre 2008 da Francesco · 1 Commento 

Un evento organizzato da una onp costa e rende poco, questo è ciò che si dice. Sono investimenti nel lungo periodo, il ritorno sarà nel tempo altri dicono.
Si può dunque dire che l’evento serve a:

  1. coltivare la relazione con potenziali donatori
  2. coltivare la relazione con donatori

Quando si parla di evento solitamente si pensa alle grandi manifestazioni, alle cene di gala con centinaia di invitati (magari sognando gli incassi da favola delle cene di fundraising dei candidati alle presidenziali americane!), dimenticando che un evento può anche avere dimensioni più contenute, dove l’aspetto relazionale ed umano è più facilmente ritrovabile. Approfondisci

Creare condivisione con i social media…e poi faccio fundraising

Scritto il 6 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Continua la rubrica di Fundraising.it sui siti di social media e come questi aiutino concretamente a generare conoscenza, condivisone e poi anche a raccogliere fondi.
Oggi abbiamo il caso di come stimolare le persone a donare sangue, una emergenza che di volta in volta si presenta anche in Italia (ne sanno qualcosa le campagne delle varie associazioni italiane di donatori di sangue che vogliono sensibilizzare giovani e meno giovani alla donazione).

Descrizione:
due associazioni che non hanno a che fare nulla con la donazione del sangue ma più con l’imprenditoria e l’internet technology(Austil Social Media Club e 501 Tech Club) hanno voluto fare di un loro meeting una occasione per fare una “buona azione”. Hanno convinto i partecipanti ad andare a donare il sangue presso il Blood Center of Texas.

Strumenti utilizzati: Twitter, blog dei partecipanti, Flickr

Cosa è stato fatto: Il Blood Center of Texas ha riportato come nei giorni del meeting le donazioni di sangue siano più che raddoppiate. Twitter è stato usato dagli organizzatori per contattare i partecipanti e coinvogerli nel progetto di donare il sangue. Flickr è stato usato per rendicontare a tutti con fotografie quale successo ha avuto l’iniziativa.

Questo caso ci permette di capire:

  1. in un futuro sempre più vicino i donatori (di tempo, di denaro) devono essere coinvolti anche attraverso i social media
  2. che i social media aiutano a rendicontare (e forse anche meglio di qualche foto sul giornalino dell’associazione!)
  3. che nel far parlare della propria organizzazione nonprofit su internet non si deve aver paura di aprirsi ai commenti, al sapere “come è andata la manifestazione” dal vivo, alle critiche negative che non sono altro che mezzi per spiegare meglio quello che si fa e come lo si è fatto (ed a differenza di una critica negativa che ti viene fatta su carta stampata puoi pure rispondere subito!!)

[Fonte Digiactive.org]
[Fonte della foto Flickr sotto licenza Creative Commons]

C’è aria di crisi? Per i fundraiser inglesi sembra di no

Scritto il 6 ottobre 2008 da Francesco · Lascia un Commento 

Un’articolo della scorsa settimana del Sole 24 Ore sosteneva che oltre 500 professionisti dell’alta finanza si sono avvicinati al terzo settore. Il tutto non è dovuto ad una crisi di coscienza ed un conseguente “cambio di vita”, ma alla crisi dei licenziamenti che ha colpito molte banche. I compensi che alcuni di questi manager potranno avere oscilanno tra le 48mila e le 90mila sterline.
Non male vero? Se ti interessa parlare di Nonprofit e Lavoro visita il blog Nonprofitlavoro che fa sempre parte del network di siti promossi e gestiti da Philanthropy Centro Studi.

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