Ma l’evento speciale deve essere sempre un grande evento? No!
10 ottobre 2008 scritto da Francesco
Un evento organizzato da una onp costa e rende poco, questo è ciò che si dice. Sono investimenti nel lungo periodo, il ritorno sarà nel tempo altri dicono.
Si può dunque dire che l’evento serve a:
- coltivare la relazione con potenziali donatori
- coltivare la relazione con donatori
Quando si parla di evento solitamente si pensa alle grandi manifestazioni, alle cene di gala con centinaia di invitati (magari sognando gli incassi da favola delle cene di fundraising dei candidati alle presidenziali americane!), dimenticando che un evento può anche avere dimensioni più contenute, dove l’aspetto relazionale ed umano è più facilmente ritrovabile.
Domandiamoci infatti cosa rimane dei grandi eventi: pensiamo agli eventi ad alto tasso emotivo come il Live Aid, il Live 8 li abbiamo visti in molti, abbiamo ascoltato le canzoni, magari donato e poi…
La strategia dunque futura è quella di eventi locali, piccoli ma ad impatto nazionale (e non solo). Un esempio? (siccome non raccontiamo balle ma facciamo esempi reali). Oxjam, creato da una grande organizzazione, ma ad impatto estremamente locale (leggi qui e qui): tanti festival musicali locali, organizzati da simpatizzanti locali di Oxfam e da band locali.
Non è replicabile in Italia? Secondo me ci è andato vicino, non nell’idea, ma nel capire la modalità di comunicazione, Terre des Hommes Italia e Paolo Ferrara (leggi qui sul loro music contest)
Cosa fare dunque?
Crea un evento non aperto a tutti, riservato. Perchè, invece che invitare i donatori a manifestazioni in locali costosi da affittare, non li si invita sul luogo del beneficiario? Ad esempio una onp che fa una mensa per i poveri perchè non organizzare una cena per i donatori nello stesso luogo della mensa? Si potrebbe così far vedere il luogo che hanno aiutato a costruire, far vedere come lavorano i volontari, e così via. Si crea così un clima più intimo, più comunitario. E’ anche un modo magari per ringraziare particolarmente un donatore che dona da tempo all’organizzazione, per parlare di una nuova campagna, dei nuovi progetti, proprio all’interno della struttura che li ospita!!
Aprire le porte della propria organizzazione, è questo cosa serve per far capire ai donatori e ai potenziali donatori quanto vale la tua organizzazione nonprofit e quello che fa. E non aprirle a tutti, sempre ad un numero limitato di persone (anche 20-25 alla volta). Ognuno si deve sentire accolto come un donatore speciale, il donatore magari può portare con se un amico (un potenziale donatore) che può essere contagiato dal passaparola, può vedere i progetti realizzati, toccare con mano cosa fa l’organizazione.
Ricorda: un evento speciale non lo è per la sua grandezza, ma per quanto incrementa il collegamento e il rapporto tra organizzazione e donatori








Che dirti Francesco, se non che sono perfettamente d’accorco. A livello locale, mi piace di più dire territoriale, gli eventi funzionano come raccolta fondi, perchè richiedono investimenti molto contenuti sia per la loro realizzaizone che per la comunicazione, che spesso rappresenta una delle voci maggiori.
Inoltre sul territorio la relazione che si riesce a creare con il donatore o potenziale donatore, ha un “fiato più lungo”, intendo dire che l’effetto di comunicazione tende a durare di più nel tempo e quindi l’evento in qualche modo ha la possibilità di produrre effetti positivi più a lungo.
Ciao, sempre in gamba.