Quanto deve essere lunga una email ad un donatore?
Scritto il 25 febbraio 2009 da Francesco · Lascia un Commento
A questa domanda ha risposto Thomas Gensemer, il responsabile della strategia di comunicazione online di un certo Obama. La sua risposta è: una email deve essere al massimo di 250 parole e le organizzazioni nonprofit devono smetterla di inviare a tutti via email le newsletter.
Questo, dice Thomas e anche Marc Pitman, per due motivi:
1 – fare una e-newsletter prende molto tempo (effettivamente devi inserire almeno 3-4 articoli nuovi)
2 – l’email è uno strumento utile per chiedere a chi la riceve di compiere una azioni specifica: un click su un sito, una firma di una petizione

Personalmente credo che ciò sia verità: ultimamente mi sono trovato a ricevere comunicati stampa su Facebook o via email da organizzazioni nonprofit a cui avevo dato il permesso di contattarmi via email per ricevere newsletter (non comunicati stampa) o di contattarmi via Facebook. La mia speranza, almeno per Facebook, è che fossi contattato con qualcosa di più coinvolgente che non le solite parole copiate e incollate dall’ennesimo comunicato stampa. Ovviamente non c’è legge che vieti di contattare via facebook o via email il donatore nel modo che si ritiene più opportuno, certamente è che se una onp crea un profilo su facebook dovrà prevedere delle azioni di comunicazione online che non siano il copia e incolla di un comunicato stampa o roba simile.
Concludo dicendo che mi pare utile per tutti, me compreso, di rileggersi Permission Marketing di Seth Godin per capire realmente come interagire con il donatore e per dare reale valore al fatto che una persona si iscrive ad una newsletter o ad un gruppo su Facebook. Il semplice fatto che si è iscritto non significa che puoi inviargli quello che ti pare.
[Foto di Hakan sotto licenza Creative Commons]
Un fundraising a fumetti
Scritto il 23 febbraio 2009 da Alberto · Lascia un Commento
“Lascia perdere quel fumetto, e comincia a dedicarti a cose più serie!”
Molti di noi da piccoli si sono sentiti ripetere più volta questa frase, da genitore, parenti o insegnanti. Eppure per noi erano cose più che serie; come avrebbe fatto l’eroe di turno a salvare il mondo anche questa volta?
Ora che siamo grandi però, possiamo renderci conto che i nostri eroi si danno davvero da fare per salvare il mondo; e non soltanto sulla carta…
I rapporti tra nonprofit e fumetti infatti non sono cosa recente; pensiamo ad esempio all’impegno di Superman e Unicef per il problema delle mine in Bosnia e Herzegovina nel 1996.
Se guardiamo a tempi più recenti invece, è di fine 2007 l’annuncio che la Marvel (casa editrice dell’Uomo Ragno) e ancora Unicef avrebbero prodotto una serie da distribuire nelle scuole nella quale i supereroi collaborano con i caschi blu, mentre la Federazione di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) ha addirittura fatto realizzare da un importante autore, Moebius, un fumetto sulla propria storia.
Anche in Italia le “nuvole parlanti” si danno un gran da fare.
La Sergio Bonelli Editore, una delle più importanti case editrici del settore (Tex, Dylan Dog, Martin Mystère,…) ha spesso prestato i proprio personaggi per campagne sociali.
La prima collaborazione con il mondo nonprofit risale addirittura al 1976, quando sulle pagine di Tex si promuovevano le iscrizioni alla LIPU. La storia è poi proseguita con molte altre campagne, da quelle sull’HIV con protagonista Dylan Dog fino alla più recente “Dimmi di più”, nella quale assieme ai Medici Senza Frontiere si chiedeva un impegno maggiore dei mass media nel dare spazio ai problemi che affliggono gli abitanti più sfortunati del nostro pianeta.
Incredibile ma vero, anche i cattivi dei fumetti danno il loro aiuto nel mondo reale. Capita così che Diabolik,di cui tutti abbiamo letto almeno una volta le peripezie automobilistiche con la sua mitica Jaguar, d’estate lanci dalle sue pagine avvertimenti per la sicurezza stradale, con slogan quali “la distrazione può essere più pericolosa della polizia”; cari adulti alla guida, se lo dice lui c’è da crederci, no?
Spesso però i fumetti vengono (erroneamente) ritenuti una forma di intrattenimento per bambini. Ma si tratta di una parziale verità, perché fumetti dedicati alla tenera età ne esistono molti; quale mezzo migliore allora se si vogliono coinvolgere i giovanissimi?
Lo sanno bene alla redazione di “Topolino”, dove più volte hanno dedicato spazio ai temi sociali. Il WWF nel suo primo anno di vita ad esempio teneva una rubrica sull’ambiente; una collaborazione che nel tempo è continuata in forme diverse (negli anni ‘80 una copertina del settimanale fu dedicata al Panda, simbolo dell’associazione) fino ai giorni nostri.
Una delle iniziative più interessanti su Topolino fu quella del Telefono Azzurro. Era il 1990, l’associazione era nata da poco (1987) e aveva bisogno di fare conoscere il proprio servizio ai beneficiari: ovvero i bambini. Ecco pertanto uscire tre storie in cui i protagonisti, oltre ai personaggi della Disney, sono dei bambini che vengono aiutati proprio dal telefono azzurro.
In conclusione, quella tra fumetti e nonprofit può essere un’accoppiata più che vincente. E può dimostrare che che anche i fumetti a volte possono essere “cose serie”. [foto di FrancescoGoria sotto licenza Creative Commons]
Perchè le offerte alla Chiesa Cattolica diminuiscono?
Scritto il 16 febbraio 2009 da Francesco · 2 Commenti
Don Gino Rigoldi ha recentemente scritto un breve ma significativo articolo su un tema non sempre al centro dell’attenzione degli organi di stampa quando si parla di fundraising. L’articolo tratta del perchè vi è un del calo delle offerte alla Chiesa Cattolica.
Il fundraising della Chiesa Cattolica pare infatti essere un malato cronico. Lo dimostrano i dati della raccolta fondi dell’otto per mille che nel 2008 Approfondisci
Mailing tra dramma e denaro
Scritto il 12 febbraio 2009 da Francesco · Lascia un Commento
Qualcuno di voi ha dato una occhiata alle lettere di raccolta fondi presenti su Mailing.fundraising.it?
Qualche esperto del settore ci ha guardato ed ecco le loro reazioni.
Paolo Ferrara:
L’impressione generale è che i mailing italiani finiscano troppo spesso per assomigliarsi: quanti mailing pieni di bigliettini stereotipati? Quante buste una simile all’altra, con appelli quasi identici a quelli di altre associazioni? Quanti brand sepolti dal conformismo? Quante promesse eccessive rispetto alla causa e ai progetti rappresentati?
Passando in rassegna buste, lettere, coupon non ho potuto fare a meno di pensare che nel nostro modo di comunicare con i nostri interlocutori abbiamo ancora molto da scoprire, da sperimentare… Come non vedere infatti come tanti, troppi messaggi ripetano gli stessi stereotipi? Come non notare che alla fine nella gran parte dei casi ci si rifugia nella solita foto con il solito appello ad una facile emozione? Come non intristirsi di fronte ad headlines che troppe volte sacrificano alla ricerca dell’effetto – come ha giustamente scritto Jeff Brooks – la ricchezza di storie e di esperienze che potremmo condividere, donare, rendere incontrabili?
Alcune domande vengono anche a me:
- Perchè alcuni mailing mi paiono solo una richiesta di denaro e altri invece li sento che mi raccontano un progetto vero, una storia reale?
- Perchè alcuni mailing mi sembrano un po’ troppo drammatici nei toni? La “solita” foto del bambino affamato o ammalato è sempre utile da inserire? Racconta qualcosa sempre? Questo “dramma” aiuta le donazioni o invece impoverisce ulteriormente lo strumento del mailing?
- Perchè non pensare “in grande”? Smetterla di fare dei mailing con toni disperati, ma invece di fare mailing ricchi di speranza. Martin Luther King Jr., Obama non hanno vinto le loro battaglie inserendo toni di disperazione nei loro discorsi, no?”
Facciamo due esempi che lascio valutare a voi.
[Foto di Lessio sotto licenza Creative Commons]
Come scrivere una email ad un donatore
Scritto il 10 febbraio 2009 da Francesco · Lascia un Commento
Seth Godin, come sempre ha realizzato un elenco veramente utile su come scrivere una email personale. L’ho adattato al contesto del fundraising e del nonprofit ed ecco cosa ne esce:
- Non inviare la stessa email a tutti i donatori (perchè non inviare una email diversa a seconda del progetto che sostengono?)
- Se concordi con il punto precedente, ricordati pure che variare una email non significa copiare e incollare il testo della prima e cambiare due o tre parole, bensì scrivere una email pensando a chi la leggerà
- Non scrivere “Caro Francesco”, se “Caro” è rivolto ad una persona a cui scrivi per la prima volta
- Non iniziare una email con il nome e subito attaccare il discorso “Francesco, durante la recente emergenza in…”, sembra che tu voglia subito una donazione! Troppo presto, prima devi iniziare un dialogo
- Valuta bene se inviare email con immagini o HTML. Le email personali hanno immagini?
- Non scrivere una email come un comunicato stampa. L’email la sta leggendo una persona!
- Non dilungarti. Una email deve essere corta, non stai cercando di vendere a tutti i costi qualcosa ad una persona, stai cercando di avere una risposta da questa persona (evita ad esempio l’uso di caselle email impersonali del tipo mailing@abc.org ; web@abc.org e simili)
- Non scrivere una email solo quando hai bisogno di fondi. Scrivila per tenere aggiornati i tuoi donatori sui progetti che hanno finanziato
- Nella firma metti il tuo numero di telefono, magari non quello tuo ma almeno della segreteria della tua onp. Se un donatore vuole donare all’organizzazione, si fida di te, di te che gli stai scrivendo (la donazione viene fatta alla persona non all’organizzazione, dono ad una lettera di richiesta fondi perchè la scrive una persona e perchè mi fido di lei e dell’organizzaizone!)
- Non scrivere nella parte “oggetto:” degli slogan del tipo “aiutamo i bambini dell’Africa” (troppo generico!! l’Africa è un continente enorme) oppure autoincensatori “grande successo del programma Water for children”. Racconta la verità, condiscila di foto e testimonianza audio e video reali
- I motivi della rinuncia? Per 18% il problema con l’impiego e con la famiglia e per il 15% le difficoltà finanziarie. Il che tradotto vuol dure che la precarietà del lavoro, la maggiore flessibilità di orario richiesta dal lavoro e la riorganizzazione dei servizi a favore della famiglia che deve ancora compiersi porta ad un calo dei volontari..
- Chi rinuncia?I giovani e gli adulti, ma non gli anziani che aumentano dell’11% la loro presenza.
- Le soluzioni? La parola d’ordine è “Sii tu il primo“. Guarda la foto che trovi qui sotto, è tratta dal sito del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, ma potremmo mettere tante altro foto, di missionari, di fondatori di tante organizzazioni nonprofit italiane, di tanti volontari. Se non sei tu il primo a muoversi, a dare l’esempio è difficle trovare nuovi volontari. Spesso si confonde il concetto AVERE NUOVI VOLONTARI = NON DEVO PAGARE DEL PERSONALE. Se parti in questo modo potrai anche trovare dei volontari ma non staranno a lungo con la tua organizzazione. Qui avevo già detto come è meglio coinvolgere i volontari nell’organizzazione
Guarda invece questo ottimo esempio (made in Cesvi!) di email personale a firma del presidente, breve e diretta!
[leggi anche l'altro articolo dello Speciale "Come scrivere una email al donatore"]
P.S.: sottolineo che la valutazione della comunicazione di eventuali onp fatta su questo sito non è nè vuole essere una valutazione dell’efficacia ed efficienza del loro lavoro e dell’impatto dei progetti da loro svolti
Ma ando vai se i fondi non ce l’ hai? Fundraising per la cultura
Scritto il 9 febbraio 2009 da Francesco · 1 Commento
Il problema dei fondi alla cultura è cronico in Italia. La trasformazione degli enti lirici in fondazione non ha risolto del tutto il problema. Ogni anno infatti si ribadiscono appelli delle varie fondazioni che gestiscono i teatri lirici italiani o altri spazi culturali.
Approfondisci
Se avessi un volontario…se tu fossi il primo!
Scritto il 6 febbraio 2009 da Francesco · 3 Commenti
Pochi volontari, calo dei volontari…così recita una ricerca svolta ad Agosto da Astra Ricerche ci dice che rispetto al 2006 ci sono 2 milioni di volontari in meno.

Per fare cause related marketing chi devo coinvolgere?
Scritto il 5 febbraio 2009 da Francesco · Lascia un Commento
Per l’impresa è sicuramente molto importante coinvolgere la società civile (clienti attuali e potenziali, istituzioni, organizzazioni di settore, investitori) per realizzare una campagna efficacie di CRM.
Questo anche perché dalle ricerche condotte risulta che gli italiani abbiano un orientamento al sociale che supera abbondantemente le aspettative anche se non riescono a distinguere chiaramente le differenze tra le diverse aree e discipline (marketing sociale, marketing etico, cause related marketing, responsabilità sociale). Questo dimostra come in Italia sia comunque tuttora lunga la strada da percorrere perché la consapevolezza in materia sia diffusa presso i principali soggetti coinvolti (consumatori, imprese, amministrazioni).
Il rapporto degli italiano con il sociale vede prevalere la dimensione economica rispetto a quella dell’impegno diretto. Ampio è, inoltre, l’interesse a sostenere cause di solidarietà, con particolare riguardo a quelle più vicine alla sensibilità o alle esperienze dirette dei cittadini, come la ricerca medico – scientifica o i problemi dei Paesi Poveri. Queste due aree sono in grado di coinvolgere anche emotivamente la popolazione; altre cause, come quelle culturali e artistiche, risultano ancora oggi piuttosto elitarie.
Coinvolgere quindi la società civile nelle campagne di CRM, risulta uno strumento vincente perché rende i soggetti “responsabili” delle loro azioni di consumo.
Qualunque sia la forma ed il livello reale di apporto alla creazione ed alla realizzazione dell’attività di cause related marketing, la forza di questo strumento sta nel fatto che esso è visibile, ossia dà vita concreta alla vision dichiarata dal management, facendo sì che tutti gli interlocutori si sentano veramente partecipi della missione aziendale, e mostra i valori messi in gioco con l’azione; il risultato è per l’impresa la creazione di un valore aggiunto, non trasferibile e non replicabile, alla propria strategia integrata di comunicazione, oltre al riconoscimento dell’importante ruolo che riveste all’interno della società.
L’impresa, dando valore sociale aggiunto al proprio operato, fidelizza un consumatore sempre più socialmente consapevole ed esigente; attraverso la sponsorizzazione l’impresa raggiunge un’audience che può rivelarsi significativa in termini di prezzo-contatto, in quanto arriva a segmenti di mercato specifici, con messaggi capaci di rimuovere le barriere psicologiche che il messaggio commerciale produce. [foto tratta da Flickr sotto licenza Creative Commons]
Questo articolo fa parte dello speciale Cause Related Marketing Faq. Trovi qui tutti gli articoli precedenti
Donazioni su o donazioni giù?
Scritto il 4 febbraio 2009 da Francesco · Lascia un Commento
Da quello che ci dicono i giornali e le ricerche non c’è crisi nel settore delle donazioni. E nella tua organizzazione come sta andando il fundraising? C’è un calo delle donaizoni?. Comunque ecco tutti i dati preparati per voi da Fundraising.it e la rubrica Osservatorio donazioni.
Ecco i risultati dell’indagine Approfondisci









