Don Gino Rigoldi ha recentemente scritto un breve ma significativo articolo su un tema non sempre al centro dell’attenzione degli organi di stampa quando si parla di fundraising. L’articolo tratta del perchè vi è un del calo delle offerte alla Chiesa Cattolica.
Il fundraising della Chiesa Cattolica pare infatti essere un malato cronico. Lo dimostrano i dati della raccolta fondi dell’otto per mille che nel 2008 hanno subito un piccolo ma significativo calo.
Se si tiene in considerazione che l’otto per mille non è una reale attività di raccolta fondi da parte della Chiesa in quanto la scelta di destinazione dell’otto per mille anche se non espressa viene comunque conteggiata, si può prendere come dato allarmante il calo delle offerte dirette per il sostentamento del clero. Nel 1998 erano di 21 milioni di euro, nel 2007, ovvero 9 anni dopo, sono di 17 milioni di euro!!!
Cosa fare dunque?
- L’otto per mille sebbene assicuri forti entrate è anche un’arma a doppio taglio per la Chiesa Cattolica in quanto manca totalmente di quel principio di reciprocità e libertà di scelta proprio delle donazioni liberali. Anche se non firmi comunque il tuo otto per mille viene redistribuito tra i partecipanti al cinque per mille
- Da questa considerazione deriva secondo me la necessità per la Chiesa Cattolica di rimettere al centro, come dice Don Riboldi, l’occuparsi dei desideri, dei bisogni, delle domande dei propri donatori. Non è con la pubblicità dell’otto per mille che si convincono i donatori cattolici ad apporre la propria firma. La migliore pubblicità è quella data dal servizio costante dei sacerdoti nelle parrocchie ad esempio
- Da qui ci si muove per capire come è meglio definire il fundraising per la Chiesa Cattolica nel futuro: sarebbe necessario pensare ad un costante calo dell’otto per mille e ad un abbandono di questa “facile” forma di finanziamento per una più difficile ma, nel lungo termine, maggiormente redditizia (sia economicamente ma anche nel rapporto di fidelizzazione del donatore cattolico) attività di fundraising svolta a livello locale (diocesi, parrocchie). Attività che vada oltre a quelle scarse attività a volte presenti, a volte spontanee ma poco organizzate che vengono realizzate a livello di diocesi o di parrocchia [foto di Mossaiq sotto licenza creative commons]. Pensiamo ad un mailing a livello parrocchiale (non lo è già, spesso non ben strutturato, la raccolta fondi per le benedizioni pasquali un misto fra mailing e face-to-face fundraising?) o a grande eventi realmente significativi e partecipati a livello di diocesi







Leggendo l'articolo di Don Rigoldi mi sono trovata perfettamente in linea con il suo pensiero. Probabilmente il riilevante distacco che si osserva tra come comunica la Chiesa e come invece parlano e operano le parrocchie sia uno dei nodi centrali di tale diminuzione.
Ho notato però che la Chiesa Cattolica non mi sembra faccia granchè in termini di RENDICONTAZIONE (accountability) del suo operato. Mettiamo che dessi una donazione ad un prete: lo conosco e posso immaginarne l'utilizzo; ma versandolo alla Chiesa? Sulla base di quali criteri vengono distribuite le risorse? Restano in Italia o anche all'estero? Quali progetti vengono sostenuti?
Sul sito web a prima occhiata non si parla nemmeno dell'8 per mille per avere più informazioni!!
Ritengo insomma che ci sia maggiore necessità di trasparenza e chiarezza riguardo all'impiego delle donazioni, così come per ogni altra organizzazione non profit.
Ciao Anita, sul sito dell'otto per mille http://www.8xmille.it/ ci sono scritte le destinazioni dei fondi. Il problema resta un altro e per tutte le organizzazioni nonprofit ovvero, il bilancio è sufficiente a rendere "trasparente" l'operato di una nonprofit?