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Idee e strumenti per fare fundraising
 

by Sara Boschetti
22.10.2012

Intervista a Stefano Malfatti

La rubrica “Intervista a un Fundraiser” di ottobre è dedicata a Stefano Malfatti, Responsabile Fundraising della Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS, www.dongnocchi.it

Sara - Da quanti anni lavori nel fundraising?

Stefano - Da 20 anni lavoro nel nonprofit e da circa 10 nel fundraising.

Sara - Qual è il tuo ruolo e di cosa ti occupi esattamente?

Stefano - Sono respon-sabile del Servizio Fundraising della Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS e sostanzialmente mi occupo di coordinare le strategie di raccolta fondi in tutte le sue diverse sfaccettature.

Sara - Cosa ti ha spinto a svolgere questa professione?

Stefano - Anni fa ho cominciato ad approfondire attraverso alcune letture le tematiche legate alla raccolta fondi e ho seguito alcuni corsi di formazione e approfondimento a Bertinoro. Gli elementi caratteristici di questa professione mi hanno da subito entusiasmato e mi hanno consentito di approfondire le caratteristiche relazionali della mia personalità, mettendole a disposizione di un lavoro vero e proprio.

Sara - Di cosa si occupa la tua organizzazione?

Stefano - Di riabilitazione. Abbiamo una trentina di ospedali in Italia che assistono pazienti, disabili, anziani, malati terminali e altre patologie particolarmente gravi e invalidanti. Siamo un ente di ricerca riconosciuto (IRCCS) e una ONG con progetti attivi nei paesi in via di sviluppo sempre su tematiche sanitarie e riabilitative.

Sara - Parlaci di una campagna o di un progetto a cui stai lavorando in questo momento.

Stefano - Sto per iniziare a lavorare su un piano di raccolta triennale, di ampio respiro. Si sta per chiudere il ciclo di tre anni per il quale avevo preparato il precedente piano e quindi sto tentando di iniziare a riflettere sui risultati per valutarli coerentemente e costruire le strategie per i prossimi tre anni.

Sara - Quali sono i principali ostacoli che affronti quotidianamente nel tuo lavoro?

Stefano - Far capire all’interno e all’esterno il mio lavoro, con una particolare attenzione ai suoi valori più profondi.

Sara - Se avessi una bacchetta magica cosa cambieresti nel tuo lavoro? E nel nonprofit?

Stefano - L’approssimazione e il volontarismo (inteso come la parte deteriore di dedicare tempo a una mission).

Sara - Cosa avresti voluto sapere agli inizi della carriera che oggi ti sarebbe servito?

Stefano - Che le maggiori difficoltà sarebbero derivate proprio dallo Stato in cui operiamo, che paga con tempi lunghissimi e che anziché sostenere il settore e promuovere una cultura diffusa verso il Terzo Settore, lo ostacola.

Sara - Qual è stato il commento più strano o sorprendente che ti ha rivolto un donatore?

Stefano - Recentemente un coppia di coniugi che ha fatto una donazione particolarmente importante, ha motivato la scelta con il fatto che “desiderano restituire” il bene ricevuto nel trascorrere una vita tranquilla e senza scossoni. Non c’era in queste parole nessun risvolto “religioso” solo una precisa volontà di “rendere” il bene a qualcuno in stato di particolare necessità.

Sara - Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella vita?

Stefano - Avere avuto l’opportunità di dedicare tutta la mia vita lavorativa per la stessa istituzione, seppur in ruoli diversi. La mia crescita professionale e il positivo riscontro che le strategie messe in atto stanno riscuotendo, derivano anche dalle straordinarie opportunità che la Fondazione dove opero ha voluto dedicare al Fundraising e alla Comunicazione orientata ai nostri sostenitori.

Sara - Descrivici il tuo giorno “perfetto”.

Stefano – Se ho la possibilità di incontrare un donatore curioso, le persone con cui lavoro per programmare insieme un nuovo progetto e magari incontrare qualche collega di altre organizzazioni per qualche scambio di idee, per me è un giorno lavorativamente perfetto.




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