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Idee e strumenti per fare fundraising
 

by Simona Lanari
03.06.2013

Fundraising in Sanità: limiti e sfide

Intervistiamo Alice Cosmai, Responsabile Relazioni Pubbliche e Fundraising dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova.

Simona: Cara Alice, alla fine del tuo anno al Master in Fundraising, hai realizzato una interessante ricerca finalizzata ad evidenziare alcuni degli aspetti più critici relativi alla situazione attuale del fundraising nel mondo della Sanità, in particolare nella regione Lombardia. Quali sono le principali problematiche emerse dal tuo studio?

Alice: Dall’analisi che ho realizzato, le problematiche principali che limitano lo sviluppo del fundraising nel settore sono tre:

  • la mancanza di consapevolezza, intesa come cultura del fundraising. Tra tutte le realtà intervistate, gli Ospedali sono risultati gli Enti più fertili a livello di consapevolezza del fenomeno fundraising, seguiti dall’Azienda di Servizio AREU (unica a livello regionale), ASL e IRCCS. Tuttavia, sono poche le realtà che dimostrano una effettiva padronanza della complessità e dell’efficace funzionamento di un processo di fundraising. Ciò che manca è proprio la cultura del fundraising all’interno di questi Enti.
  • la mancanza di competenze specifiche sulla raccolta fondi: non c’è un metodo. Più della metà degli Enti intervistati non organizza raccolta di fondi in maniera standardizzata e i volumi economici che ne conseguono rappresentano per l’organizzazione una opportunità decisamente sottostimata;
  • l’assenza di linee guida. Regolamenti e linee guida sono scarsamente diffusi nel sistema sanitario. Questo rappresenta un rischio per ciascun ente che “improvvisa” una raccolta. Lo vedo però anche come un’opportunità, magari per sviluppare un lavoro in rete: tutti funzioniamo allo stesso modo e siamo parte dello stesso scenario.

Simona: A tuo parere, come si può uscire da questa situazione? Quali sono le possibili soluzioni a queste problematiche che sollevi?

Alice: Gli enti pubblici sono chiamati in questi anni a sviluppare trasparenza. Come in tutti i settori, i tagli si sono imposti anche nel mondo sanitario, richiamando tutto il management a scelte più oculate e allo sviluppo di metodo ed efficienza. Il primo passo quindi per diffondere la cultura del fundraising nelle nostre organizzazioni è semplice: guardiamo quanto vale, ogni anno, il volume delle donazioni che già esistono per l’Ospedale. Costruire un report in merito è il primo passo per consentire alla Direzione dell’organizzazione di valutare se investire nel fundraising per finanziare nuovi progetti, in luogo di soffocarli, seguendo le regole imposte dal Sistema, che obbliga a tracciare ogni entrata e uscita, anche su donazioni e sponsorizzazioni. È ovvio che solo una persona dotata di formazione ad hoc possa produrre e veicolare un simile report che rischia altrimenti di non contemplare tutte le forme di raccolta esistenti e di fornire un quadro parziale. L’obiettivo è diffondere fiducia nel fundraising, valorizzato come uno dei processi secondari ma strategici dell’organizzazione. Segue lo sviluppo della capacità di raccogliere progetti vincenti da un punto di vista di fundraising è poi il momento di investire in comunicazione, sia istituzionale che di progetto: nulla si lascia al caso o all’incuria, perché ogni messaggio mal costruito è un’arma a doppio taglio, che rischia di affossare sia il progetto in promozione che l’ente stesso.

Se anche tu vuoi imparare a fare fundraising nell'ambito della Sanità, iscriviti al Master in Fundraising, www.master-fundraising.it

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