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Idee e strumenti per fare fundraising
 

by La Redazione
25.03.2016

Due fattori immancabili in una raccolta fondi di successo

 

Tutti ci chiediamo quale sarà il futuro del fundraising. Come tutti, siamo ossessionati dal rimanere indietro.

 

La domanda fatidica è: come cambierà la raccolta fondi nei prossimi dieci anni? E giù di supposizioni: sui millenials, sui social, sulla tecnologia mobile...

 

È vero: essere un passo avanti agli altri, conoscere le cose prima che avvengano, ci dà un bel vantaggio. Anzi: ci DAREBBE un bel vantaggio! Se potessimo farlo!

 

E mentre cerchiamo ossessivamente di star dietro a tutte le novità, a tutti i cambiamenti, e cerchiamo di immaginare quale sarà il next big thing, perdiamo di vista una cosa molto importante. Probabilmente la più importante.

 

Che è cosa NON cambierà nei prossimi dieci anni.

 

Perché è su quello che possiamo costruire le nostre strategie. Predire il futuro è divertente: ma si tratta di opinioni. Speculazioni. SCOMMESSE. Niente di solido. Basereste mai le vostre strategie su una scommessa?

 

Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, scriveva: «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

 

Adattandolo al fundraising: «più le cose cambiano, più rimangono le stesse».

 

Sì, perché a volte ci concentriamo così tanto sull'ultimo strumento, sull'ultima strategia, sull'ultima «cosa» che perdiamo di vista due certezze fondamentali per fare raccolta fondi. Che non cambieranno MAI. E sono:

 

  1.  Bisogna conoscere i propri DONATORI. Cosa li spinge a donare? Cosa li blocca? Quali sono i loro interessi? Cosa possono vedere in noi che meriti il loro tempo e i loro sforzi? Perché è la nostra volontà e abilità di conoscere le risposte a queste domande che farà ancora la differenza tra dieci anni.

 

  2.  Bisogna dimostrare ai nostri donatori che a loro ci teniamo. Una cosa che costa pochissimo sia in termini di spese che di tempo: un caffè, una lettera di ringraziamento, un'email. I donatori vorranno SEMPRE vedere riconosciuta la loro importanza, e vorranno SEMPRE conoscere la differenza che i loro sforzi producono. Come investiamo la loro donazione, e quale impatto sociale essa ha. Questo non cambia. E per questo non serve conoscere le novità sull'algoritmo di Facebook.

 

Non possiamo sapere se tra dieci anni Facebook sarà ancora di moda, quale altra diavoleria si inventerà la Apple o se il crowdfunding sarà ancora valido. Possiamo tirare a indovinare: magari ci prendiamo. Magari no. Ma quello che possiamo sapere è che ci saranno ancora persone che doneranno anche solo 5 euro per una causa a cui tengono.

 

La domanda è: sapremo chi sono? E sapremo dimostrargli che ci teniamo a loro?

 

Se vogliamo che la nostra organizzazione abbia successo, abbia programmi sostenibili, sia economicamente solida e raggiunga i suoi obiettivi, smettiamola di ossessionarci su cosa cambierà. Concentriamoci su cosa NON cambierà. E investiamo il nostro tempo e le nostre energie su questo.

 

Sì, perchè il sistema infallibile per fare fundraising è FAR FELICE IL DONATORE, come ci spiegherà Valerio Melandri al Tour del Fundraising dal 2 all'11 aprile: 5 tappe, (Forlì, Napoli, Roma, Ancona e Milano) per far conoscere a tutti (le lezioni sono gratuite!) i 7 passi per migliorare la raccolta fondi. 



 

 



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