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by La Redazione
02.06.2016

Grandi donatori in Italia

Il 50% dei grandi donatori in Italia ha tra i 45 e i 65 anni, il 42% sono over 65.
Sono equamente suddivisi tra uomini e donne (55% uomini, 45% donne) e il 54 % è omogeneamente spalmato tra il nord e il centro Italia (27% per ogni area), il 9% risiede al sud e nelle isole.

È questa la fotografia scattata, per la prima volta in assoluto, dei grandi donatori nel nostro Paese, ovvero delle persone che con le loro donazioni sostengono principalmente le associazioni nonprofit.

I dati sono frutto di una ricerca presentata al Festival del Fundraising 2016 che si basa su un campione di 66 persone, ovvero grandi donatori, che sostengono 16 realtà nonprofit del nostro paese impegnate in diversi ambiti (Actionaid, Ail, Airc, Amref, Bocconi, FAI, Greenpeace, Fondazione comunità Domenico Tardini, Istituto Serafico Assisi, Lega del Filo D'oro, Luiss Università Guido Carli, Save the children, UNHCR, UNICEF, Università campus bio medico di Roma, We world) . Per realizzare la ricerca, ci si è avvalsi delle stesse domande su cui è stato articolato un altro sondaggio, quello di UNHCR sulla filantropia - giunto quest'anno alla seconda edizione - che riguardava invece gli individui con patrimonio superiore a 1 milione di euro, unica analisi di questo tipo in Italia.  

Analizzando le risposte dei 66 grandi donatori, è stato messo in luce che rispetto al 2014, nel 2015 il 50% dei "benefattori" ha donato di più, il 40% ha devoluto lo stesso importo e solo il 10% ha donato meno. Il 69% del campione (quindi 45 intervistati) ha donato più di 5.000 euro, il 15% del campione oltre 10.000€. In vetta alla classifica delle motivazioni che spingono a donare, il fatto di sentirsi privilegiato (58% del campione): seguono il sentirsi utile e la volontà di cambiare le cose, di fare la differenza.  

 "Si tratta di un campione altamente rappresentativo - sottolinea Giovanna Li Perni, responsabile dei programmi di Filantropia privata e lasciti di UNHCR -. Abbiamo deciso di fare tale operazione perché nella pratica non sempre i grandi donatori sono persone ricchissime ma sono, certamente, generosissime poiché destinano una fetta importante del loro patrimonio per sostenere una causa benefica".  

"La trasparenza dell'organizzazione e l'esaustiva documentazione dei risultati - spiega Chiara Blasi, consulente strategica per la raccolta fondi da grandi donatori - conta quanto il valore della buona causa e oltre il doppio rispetto alla scarsa incidenza dei costi. Dopo aver effettuato la donazione, dunque, il donatore ritiene importante che l'organizzazione li informi in maniera puntuale e dettagliata in merito all'impatto della sua donazione e che i fondi vengano destinati esattamente all'intervento o al progetto concordato".  

Altro elemento che emerge dal sondaggio, è la fedeltà dei donatori: 1 grande donatore su 4 non ha mai abbandonato una Onp. Tra le motivazioni di chi lo ha fatto, 1 su 3 indica il "mutato interesse per la buona causa" e 1 su 3 adduce come motivazione il fatto che i fondi siano stati destinati a progetti diversi da quelli concordati oppure l'impatto non sia stato adeguatamente documentato.  

Il sondaggio mette in luce, inoltre, una differenza culturale sostanziale con i paesi anglosassoni riguardante il riconoscimento pubblico. Nel nostro paese, a differenza ad esempio degli Usa, il riconoscimento pubblico per aver sostenuto in maniera importante una realtà non è ben visto e non è dunque un caso che i donatori giudichino una associazione anche in virtù del rispetto all'anonimato dei propri sostenitori.   

Dunque, la trasparenza, la rendicontazione esaustiva dell'operato di una organizzazione nonprofit anche rispetto all'impatto che una donazione ha avuto, fanno la differenza nella scelta tra una realtà nonprofit e l'altra.  

"Il senso di pienezza spinge a donare - ha concluso Li Perni -. Ci sono tante persone comuni lì fuori che fanno cose straordinarie, abbiamo bisogno di questi esempi positivi in modo che trascinino gli altri come un'onda di speranza".




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