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	<title>Fundraising.it &#187; Nuovi orizzonti</title>
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	<description>Idee e strumenti per fare raccolta fondi per il nonprofit</description>
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		<title>Personalizzare un messaggio: i social network ci danno una mano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 22:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tra questi possibili attacchi di una mail o di una lettera secondo voi quale è più efficace?

&#8220;Cara amica e caro amico, da anni xxx opera per portare il sorriso a molte persone che sfortunatamente&#8230;.&#8221;
&#8220;Ciao Davide, ti starai chiedendo come facciamo a conoscerti? Il tuo amico Giovanni, che da diversi anni lotta al nostro fianco per&#8230;., [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/personalizzazione-messaggio1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2369" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;;  display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;" title="personalizzazione-messaggio1" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/personalizzazione-messaggio1.jpg" alt="personalizzazione-messaggio1" width="400" height="173" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Tra questi possibili attacchi di una mail o di una lettera secondo voi quale è più efficace?</p>
<ul>
<li>&#8220;Cara amica e caro amico, da anni xxx opera per portare il sorriso a molte persone che sfortunatamente&#8230;.&#8221;</li>
<li>&#8220;Ciao Davide, ti starai chiedendo come facciamo a conoscerti? Il tuo amico Giovanni, che da diversi anni lotta al nostro fianco per&#8230;., ha deciso di condividere con te&#8230;&#8221;</li>
<li>&#8220;Ciao Davide, sorpresa! Sono il tuo caro amico Giovanni. Lo sai che da anni lotto al fianco di xxx per &#8230;. e penso che insieme possiamo&#8230;&#8221;</li>
</ul>
<p>Non ci sono dubbi: gli ultimi due! A prescindere dal testo (ovviamente in questi esempi sono costruiti per amplificare l&#8217;effetto),<strong> la chiave sta nella personalizzazione</strong> che ci permette, come nel secondo caso, perfino di far parlare dell&#8217;organizzazione direttamente due amici tra loro.</p>
<p><strong>La modalità per ottenere maggiori informazioni sui propri donatori è forse il più grande enigma che tutti i fundraiser quotidianamente cercando di risolvere</strong>. Perché si sa che, più una comunicazione è personalizzata e &#8220;costruita ad hoc&#8221; per la singola persona, più risulta efficace.</p>
<p>Ma come spesso accade <strong>la soluzione è proprio lì, davanti gli occhi: i social network</strong>. In generale tutti i <strong>social media sono un pozzo inesauribile di informazioni</strong>, nella maggioranza dei casi pubbliche. Ma allora perché non utilizzare tutte queste informazioni per costruire un messaggio altamente personalizzato? Questo Natale mi sono imbattuto nella simpatica applicazione di Sky &#8220;Gli auguri di Don Natale&#8221; (<a href="www.don-natale.it" target="_blank">www.don-natale.it</a>). In effetti si tratta di un caso <em>profit </em>ma lancia alcuni spunti molto interessanti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sky e gli &#8220;Auguri di Don Natale&#8221;</span></strong></p>
<p>Pochi giorni di prima di Natale sulla mia bacheca di Facebook è apparso un simpatico post che diceva &#8220;Quest&#8217;anno gli auguri te li fa una persona di fiducia&#8221; affiancata da una foto di Babbo Natale. Ovviamente la curiosità ha avuto il sopravvento, cliccando si apriva un simpatico video di qualche minuto in cui Babbo Natale, in arte Don Natale, mi faceva direttamente gli auguri da parte di tutta la famiglia, in perfetto stile mafioso. <strong>La cosa sorprendente è che la &#8220;famiglia&#8221; era proprio la mia</strong> (c&#8217;era un mio amico, autore degli auguri, e tutta una serie di foto di amici comuni).</p>
<p>L&#8217;effetto è stato immediato: ho mandato subito gli stessi auguri ad altri miei amici <strong>contribuendo ad alimentarne la viralità</strong> (ad oggi sono stati inivati più di 600.000 auguri). Ma non solo, a distanza di un mese <strong>ricordo perfettamente il video</strong> (che ho rivisto più volte). Mi verrebbe da dire: colpito nel segno, se non per il fatto che non ho fatto un abbonamento a Sky.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che livello di personalizzazione è stato raggiunto?</span></strong></p>
<p>La risposta è: <strong>sicuramente molto alto</strong>. Nel video appaiono:</p>
<ul>
<li>alcune informazioni generali sul nostro profilo (nome, cognome, status, mail, foto ecc.) all&#8217;interno di un rapporto modello FBI che l&#8217;&#8221;elfo picciotto&#8221; consegna a Don Natale;</li>
<li>la foto del mittente che appare all&#8217;interno di una cornice che Don Natale ci mostra a metà video (immagine personalizzabile e selezionabile manualmente);</li>
<li>alcune immagini del profilo di amici comuni come quadri appesi alla parate e che rappresentano la &#8220;grande famiglia&#8221;;</li>
<li>un testo personalizzabile (gli auguri) su un foglietto che Don Natale ci consegna alla fine.</li>
</ul>
<p>Tutto ciò è stato possibile grazie all&#8217;<strong>utilizzo delle informazioni pubblicate sul proprio profilo Facebook</strong>. Tutto qui.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma quali possono essere le potenzialità per il nonprofit?</span></strong></p>
<p>Provate a riprendere gli attacchi proposti all&#8217;inizio del post e immaginateveli trasformati in un video, magari pensando che sia proprio il tuo amico a parlarti e a raccontarti quello che fa l&#8217;organizzazione che ha deciso di sostenere.</p>
<p>A mio avviso avrebbe un duplice effetto: da un lato se ben studiato <strong>sicuramente è in grado di emozionare, coinvolgere e</strong>, perché no, <strong>aprire la strada per la costruzione di una relazione della persona con l&#8217;organizzazione</strong>, dall&#8217;altro è in grado di <strong>avviare un meccanismo di viralità molto forte all&#8217;interno della potente cassa di risonanza che è Facebook</strong>.</p>
<p>Ovviamente in tutto questo discorso non mi sono dimenticato dei due principali problemi che potrebbero sorgere: ma non stiamo violando la privacy delle persone? Ma non è un&#8217;approccio troppo spinto e invasivo?</p>
<p>La risposta alla prima domanda è no: nel momento in cui l&#8217;amico per mandarti il video acconsente ad accedere ai suoi dati, l&#8217;applicazione non prende nessuna informazione che non sia accessibile alla persona stessa. E poi c&#8217;è sempre la garanzia di rispetto della privacy da parte dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>Alla seconda domanda non ho una risposta, direi ni: tutto dipende dal proprio stile di comunicazione.</p>
<p>E voi cosa ne pensate?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Letti per voi: &#8220;Integrare il Fundraising&#8221;</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2012/01/27/letti-per-voi-integrare-il-fundraising/</link>
		<comments>http://www.fundraising.it/2012/01/27/letti-per-voi-integrare-il-fundraising/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:33:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Boschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Per cominciare]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel fundraising l’integrazione, cioè l’utilizzo congiunto e coordinato di molteplici strumenti, è essenziale al raggiungimento degli obiettivi. Ma cosa significa realmente integrare? Secondo Daniele Fusi &#8211; Responsabile Donatori Individuali presso Action Aid – l’integrazione è una strategia in cui diversi strumenti – ad esempio il direct mailing, il face to face o il telemarketing &#8211; agiscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/Integrare-il-fundraising.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2355" style="border-image: initial; border: 1px solid black;;  display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;" title="Integrare il fundraising" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/Integrare-il-fundraising-373x600.png" alt="Integrare il fundraising" width="224" height="360" /></a></p>
<p>Nel fundraising l’integrazione, cioè l’utilizzo congiunto e coordinato di molteplici strumenti, è essenziale al raggiungimento degli obiettivi. Ma cosa significa realmente integrare? Secondo Daniele Fusi &#8211; Responsabile Donatori Individuali presso Action Aid – <strong>l’integrazione è una strategia in cui diversi strumenti</strong> – ad esempio il direct mailing, il face to face o il telemarketing &#8211; <strong>agiscono congiuntamente per raccogliere quanti più fondi possibili e soprattutto per instaurare e mantenere una relazione con il donatore</strong>.</p>
<p>Il testo simula, in una sorta di laboratorio virtuale, alcuni dei processi di pianificazione di una strategia di raccolta fondi integrata, tenendo conto che questa può variare in relazione a fattori come il budget d’investimento o l’esperienza del personale. L’<strong>approccio semplice e pragmatico</strong>, unito alla pluriennale esperienza dell’autore, <strong>rende il volume un ottimo punto di partenza per chi desidera testare l’integrazione del fundraising</strong>: da quella più elementare, in cui l’utilizzo di due o tre strumenti amplifica e rafforza la possibilità di raggiungere il donatore, a quella tattica, che prevede il coordinamento dei messaggi e della loro veste grafica, fino all’integrazione strutturale, con il coinvolgimento dell’intera organizzazione nelle sue diverse componenti.</p>
<p><strong>Titolo</strong>: <a href="http://edizioni.philanthropy.it/pagina-prodotti/smart-fundraising/integrare-il-fundraising/" target="_blank">Integrare il Fundraising</a><br />
<strong>Autore</strong>: Daniele Fusi<br />
<strong>Editore</strong>: Edizioni Philanthropy – Smart Fundraising<br />
<strong>Pagine</strong>: 107<br />
<strong>Anno</strong>: 2011<br />
<strong>Prezzo</strong>: 9,50 €</p>
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		<title>I colori fanno bene al fundraising</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2012/01/03/i-colori-fanno-bene-al-fundraising/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 21:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Santini</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Per cominciare]]></category>

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		<description><![CDATA[
Cosa ci può aiutare nel fare raccolta fondi? Nel condurre bene un&#8217;operazione di marketing per il nonprofit? I colori. I colori evocano emozioni e conseguentemente spingono le persone ad agire. A volte, sembra assurdo ma è così, una busta bianca con caratteri neri batte un mailing con fotografie colorate. Dipende tutto dal messaggio che inseriamo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/colori.jpg"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-2336" title="colori" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2012/01/colori.jpg" alt="colori" width="480" height="208" /></a></p>
<p>Cosa ci può aiutare nel fare raccolta fondi? Nel condurre bene un&#8217;operazione di marketing per il nonprofit? I colori. <strong>I colori evocano emozioni e conseguentemente spingono le persone ad agire</strong>. A volte, sembra assurdo ma è così, una busta bianca con caratteri neri batte un mailing con fotografie colorate. <strong>Dipende tutto dal messaggio che inseriamo e dal collegamento tra questi e i colori scelti</strong>.</p>
<p><span> </span></p>
<p><span>Prendiamo il colore rosa, simbolo di femminilità, e ora ufficialmente il colore che ha a che fare con la lotta al cancro al seno. Se pensiamo ai colori rosso e verde insieme viene in mente il Natale. Se volessimo associare i colori ad il loro significato ecco un breve elenco:</span></p>
<p><span> </span></p>
<ul>
<li>Nero &#8211; autorità e potere</li>
<li>Bianco &#8211; innocenza, purezza, pulizia</li>
<li>Rosso &#8211; intensità e amore</li>
<li>Blu &#8211; pace, tranquillità e in alcuni casi solitudine, freddo, depressione</li>
<li>Verde &#8211; natura</li>
<li>Giallo &#8211; felicità</li>
</ul>
<p><span> </span></p>
<p><span>Traducendolo nella pratica del fundraising:</span></p>
<ol>
<li><strong>Le buste da lettere tutte nere sono intriganti</strong>. Quando usate in modo appropriato posso avere un ottimo effetto.</li>
<li>Il rosso indica attenzione. Se mischi dei colori su una pagina, <strong>la scritta rossa è sempre la prima a cogliere l&#8217;attenzione del lettore</strong>. Il colore rosso, è stato dimostrato, stimola una accelerazione del battito cardiaco e del respiro e invita le persone  a compiere un&#8217;azione. <strong>Ottimo per appelli urgenti</strong>.</li>
<li><strong>Il giallo indica divertimento, felicità ma è un colore difficile da leggere</strong>. Va usato non sempre, con parsimonia e ovviamente, prima di tutto va, come gli altri colori, testato, testato, testato.</li>
</ol>
<p><span> </span></p>
<p><span>Fonte: </span><a href="http://www.donorpowerblog.com/donor_power_blog/2011/12/the-psychology-of-color.html">http://www.donorpowerblog.com/donor_power_blog/2011/12/the-psychology-of-color.html</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Letti per voi: &#8220;Il valore aggiunto sociale del terzo settore&#8221;</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2011/12/27/letti-per-voi-il-valore-aggiunto-sociale-del-terzo-settore/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 15:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Melandri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
		<category><![CDATA[Una marcia in più]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da tempo il terzo settore costituisce nel nostro Paese uno dei principali attori del sistema di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi a fianco alle agenzie della pubblica amministrazione e, in misura crescente, a fornitori privati lucrativi.
Spesso i leader delle organizzazioni nonprofit vantano una distintività e una specificità in termini di qualità dei servizi erogati (personalizzazione), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/valore_g.jpg"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-2328" title="valore aggiunto sociale del terzo settore" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/valore_g.jpg" alt="valore aggiunto sociale del terzo settore" width="200" height="292" /></a></p>
<p>Da tempo il terzo settore costituisce nel nostro Paese uno dei principali attori del sistema di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi a fianco alle agenzie della pubblica amministrazione e, in misura crescente, a fornitori privati lucrativi.</p>
<p>Spesso i leader delle organizzazioni nonprofit vantano una distintività e una specificità in termini di qualità dei servizi erogati (personalizzazione), di vicinanza ai bisogni espressi (prossimità), di gestione democratica (multi-stakeholders), di compartecipazione alle scelte decisionali da parte degli utenti (governance allargata), di capacità di lavorare in rete (networking) con gli altri attori della comunità locale, di pluralismo dei valori espressi e praticati da parte di questa particolare tipologia organizzativa.</p>
<p><strong>Raramente però queste dichiarazioni di principio sono suffragate da dati che consentano di verificarne l’attendibilità</strong>. I mutamenti profondi che stanno attraversando i sistemi di welfare a livello territoriale, anche nel nostro Paese, chiamano sempre più in causa <strong>la necessità da parte delle organizzazioni non lucrative e delle imprese sociali di essere in grado di dimostrare l’impatto sociale, gli esiti concreti delle loro attività.</strong></p>
<p>Il volume di Bassi propone un <strong>sistema di valutazione della performance dei soggetti di terzo settore che producono servizi alla persona denominato VAS</strong> – valore aggiunto sociale. Lo strumento può essere agilmente utilizzato sia per monitorare l’esecuzione delle attività e verificare il livello di efficienza dei processi organizzativi, che al fine di pianificare nuovi programmi o attività e di misurare quanto questi siano affidabili, efficienti e congruenti con gli effetti (impatti) desiderati.</p>
<p>Dal punto di vista diagnostico (analisi processuale) il modello consente di verificare se lo stato di cose attuale sia coerente con i principi guida della organizzazione (mission) e se il livello (quantità e qualità) delle prestazioni erogate sia soddisfacente rispetto agli obiettivi organizzativi. Relativamente all’analisi previsionale, lo strumento si muove dalla prospettiva opposta: <strong>parte cioè dagli effetti/impatti che si intendono produrre nella società, per risalire ai risultati attesi, ai prodotti da erogare, ai processi da mettere in atto e infine alle risorse da procurare</strong>. Quest’ultima analisi è estremamente utile in tutti i casi in cui l’organizzazione voglia prevedere la fattibilità dell’attivazione di un nuovo servizio o attività, o l’apertura di una nuova struttura (residenziale, semi-residenziale, ambulatoriale, socio-riabilitativa, socio-educativa, ecc.).</p>
<p><strong>L’urgenza e la necessità da parte dei soggetti di terzo settore di sviluppare un sistema autonomo di monitoraggio delle proprie attività (performance) in termini di “grado di produzione di beni relazionali”, nonché di valutazione degli effetti prodotti nel contesto socio-economico circostante, cioè nei termini di generazione di capitale sociale, sono sotto gli occhi di tutti</strong>. Ciò soprattutto ora che è in atto in molte regioni del nostro Paese una fase di profonda revisione del sistema dei servizi sociali, sanitari ed educativi, in seguito alla adozione del sistema dell’Accreditamento, che viene progressivamente a sostituire il precedente modello di assegnazione dei servizi tramite gara (sostegno della offerta).</p>
<p>Il duplice processo di “re-internalizzazione” dei servizi messo in atto da numerosi enti locali in seguito alla costituzione delle ASP (Aziende pubbliche di servizi alla persona) e di attuazione del modello dell’accreditamento in gran parte delle regioni italiane, pone sfide inedite agli attori del terzo settore protagonisti &#8211; da oltre due decenni &#8211; dei sistemi di welfare locale.</p>
<p>Il <strong>volume si rivolge in primo luogo ai dirigenti delle organizzazioni nonprofit e delle imprese sociali italiane</strong> che possono trovarvi numerosi spunti per implementare politiche di sviluppo e consolidamento organizzativo; in secondo luogo, <strong>ai decisori pubblici </strong>che possono trarne utili elementi per arricchire i sistemi di accreditamento in corso di definizione; in terzo luogo, <strong>agli enti sostenitori e finanziatori del terzo settore</strong>, in primis le fondazioni di origine bancaria, che posso individuare numerosi elementi per la ridefinizione dei sistemi di valutazione e selezione dei progetti da promuovere; e, infine, ma non da ultimo, agli studenti dei corsi di laurea nelle discipline politiche, sociologiche, giuridiche ed economiche che intendono approfondire le tematiche gestionali delle organizzazioni di terzo settore.</p>
<p><strong>Titolo</strong>: Il valore aggiunto sociale del terzo settore<br />
<strong>Autore</strong>: Andrea Bassi<br />
<strong>Editore</strong>: QuiEdit<br />
<strong>Pagine</strong>: 194<br />
<strong>Anno</strong>: 2011<br />
<strong>Prezzo</strong>: 17,30 €</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista alla consulente di fundraising Natascia Astolfi</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2011/12/15/intervista-alla-consulente-di-fundraising-natascia-astolfi/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 01:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Lanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Una marcia in più]]></category>

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		<description><![CDATA[
Questo mese abbiamo deciso di dedicare la rubrica “Intervista a un fundraiser” a Natascia Astolfi, consulente di fundraising presso la società MBS di Bologna (www.mbs.it).
Simona: Da quanti anni lavori nel fundraising?
Natascia: Il fundraising è stato il mio primo ambito di lavoro. Ho iniziato in effetti a lavorare qualche mese dopo essermi laureata, nel marzo 1999, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/header-mbs1.jpg"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-full wp-image-2306" title="header-mbs1" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/header-mbs1.jpg" alt="header-mbs1" width="494" height="188" /></a></p>
<p>Questo mese abbiamo deciso di dedicare la rubrica “Intervista a un fundraiser” a Natascia Astolfi, consulente di fundraising presso la società MBS di Bologna (<a href="http://www.mbs.it">www.mbs.it</a>).</p>
<p><strong>Simona: Da quanti anni lavori nel fundraising?</strong></p>
<p><strong>Natascia</strong>: Il fundraising è stato il mio primo ambito di lavoro. Ho iniziato in effetti a lavorare qualche mese dopo essermi laureata, nel marzo 1999, presso una società di consulenza a Bologna che si occupava di fundraising. Iniziai come tutti, con uno stage di tre mesi; mi piacque talmente tanto che poi non ho più abbandonato la professione.</p>
<p><strong>S: Di cosa ti occupi esattamente?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Oggi mi occupo prevalentemente di start up di aree fundraising all’interno di organizzazioni di piccole e medie dimensioni, oltre che di pianificazione strategica integrata. Diciamo così: quando l’organizzazione si trova in una fase iniziale del fundraising, vale a dire quando il fundraising è ancora poco strutturato, io aiuto a creare un ordine e a porre le basi per un fundraising efficace. Questo significa prevalentemente aiutare le organizzazioni a formare una risorsa dedicata, a comunicare con tutti gli interlocutori interni ed esterni, ad analizzare il proprio capitale relazionale (tante volte impostando un database che spesso non esiste), ecc. La pianificazione strategica invece è un passo che avviene soprattutto nelle organizzazioni già strutturate. Si tratta principalmente di creare un processo guidato da obiettivi strategici precisi, che preveda interlocutori, strumenti, tempistiche, budget, misurazione dei risultati e fidelizzazione dei donatori. Un processo che, a partire dalla buona causa individuata, porti l’organizzazione a dialogare efficacemente con tutti i “mercati” del fundraising in una logica di diversificazione delle risorse.</p>
<p><strong>S: Come si diventa consulente di fundraising?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Domanda difficile…. Non so se esiste una formula magica. Sicuramente con una buona formazione e con tanta esperienza sul campo. Credo decisamente però che nella nostra professione ciò che fa di un consulente davvero un bravo consulente sia la capacità di non sostituirsi all’organizzazione, ma di trasferire e trasmettere un metodo e delle competenze specifiche alla persona che all’interno dell’organizzazione ha in capo la funzione fundraising, oltre che al vertice stesso. Il fundraising, infatti, è per me principalmente una strategia finalizzata a creare legami, relazioni, a generare fiducia; questa abilità deve assolutamente essere patrimonializzata dall’organizzazione e non delegata ad un consulente.</p>
<p><strong>S: Due aggettivi che descrivono il rapporto fra consulente e organizzazione nonprofit.</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Fiducia e Competenza: un consulente di fundraising normalmente porta l’organizzazione a percorrere strade fino a quel momento sconosciute o poco esplorate. Affinché il suo tentativo abbia successo le condizioni imprescindibili sono, da un lato che l’organizzazione si fidi e quindi si affidi, dall’altro però che le strade del fundraising ipotizzate siano veramente percorribili e non frutto di vaghe conoscenze o “benchmarking” improvvisati (cosa che spesso vedo accadere). Per questo è importantissimo che ci sia grande competenza e fiducia reciproca.</p>
<p><strong>S: Spiegaci di cosa si occupa la tua società di consulenza.</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Mbs è una società di consulenza nata nel 2000 per iniziativa di alcuni professionisti, con esperienze diverse e complementari, mossi dall’idea di offrire servizi di consulenza strategica, formazione e ricerca per supportare lo sviluppo delle organizzazioni. Oggi siamo 15 professionisti con competenze specifiche in grado di offrire consulenza e formazione ad organizzazioni non profit, ad imprese profit oltre che alle amministrazioni pubbliche.</p>
<p><strong>S: Parlaci di un progetto che stai seguendo in questo periodo.</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Uno dei progetti che più mi coinvolgono in questo momento è relativo all’associazione Lifeline Italia Onlus; un’associazione di Padova che dal 2003 si occupa di assistere e garantire in Italia le cure per i bambini malati di leucemia e tumore che vivono nei paesi più poveri dell’Europa dell’Est e dell’Asia Centrale dove non esistono strutture sanitarie in grado di trattare le malattie che li colpiscono. Dal 2003 Lifeline ha accolto e curato 142 bambine e bambini dall’Ucraina, dal Kyrgyzstan e dalla Georgia, ed ha effettuato 110 trapianti di cellule staminali. Ecco, assieme a loro, io ed i miei colleghi in Mbs abbiamo pianificato la strategia di fundraising integrata ed ora li stiamo aiutando (attraverso un’attività di regia ed affiancamento) ad implementare le singole attività individuate per il mercato delle imprese, delle fondazioni grant making e dei privati.</p>
<p><strong>S: Quali sono i principali ostacoli che affronti quotidianamente nell’attività di fundraising?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Prima fra tutti forse una difficoltà di tipo culturale; mi riferisco al fatto che ancora oggi quando le organizzazioni si rivolgono a noi per un’esigenza ordinaria o straordinaria di risorse, esigono una risposta esclusivamente di tipo economico. La domanda tipicamente è: “dove troviamo tutte queste risorse? A chi chiediamo i fondi per il nostro progetto?”. Come se il consulente avesse una valigetta piena di contatti da cui “spillare risorse”. Invece il consulente lavora assieme all’organizzazione (mi riferisco soprattutto a quelle di piccole-medie dimensioni) per porre le basi – progettuali, relazionali, organizzative – affinché la buona causa sia condivisibile da un numero sempre maggiore di persone. Le risorse economiche arrivano sempre, ma all’interno di un percorso che spesso è più lungo di quello che l’organizzazione ha in mente.</p>
<p><strong>S: Se avessi una bacchetta magica cosa cambieresti nel tuo lavoro? E nel nonprofit?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Oggi essere un consulente di fundraising è un’avventura difficile. E’ un mercato con tanta domanda ma difficile da conquistare, da mantenere, e sicuramente con poche regole. Anche la figura del fundraiser oggi non ha confini: è la persona che si occupa di raccolta fondi, di comunicazione, di gestione volontari, di progettazione, di organizzazione eventi, di relazioni one to one con imprenditori e grandi donatori e tante altre cose ancora. Se potessi cambiare qualcosa, renderei più chiara questa professionalità…probabilmente questa sarà anche una delle prossime sfide di Assif, l’Associazione Italiana dei Fundraiser, di cui sono entrata a far parte da pochi mesi. Cosa cambierei nel non profit? Forse una concezione tutta Italiana di concepirsi soli e in competizione gli uni contro gli altri; lottare per emergere. Questo lo vedo accadere nelle organizzazioni e spesso anche fra consulenti. Una sana collaborazione potrebbe a volte portare buoni frutti per tutti…anche su questo Assif credo possa avere terreno fertile su cui lavorare.</p>
<p><strong>S: Cosa avresti voluto sapere agli inizi della carriera che oggi ti sarebbe servito?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Una consapevolezza maggiore sul fatto che il fundraising da cui noi abbiamo preso spunto in tutti questi anni – quello di stampo anglosassone per intenderci – non è assolutamente adeguato alla realtà italiana (ribadisco il fatto che io parlo quasi sempre di realtà di organizzazioni medio piccole). Sapendolo 12 anni fa, avrei cercato da subito di studiare ed approfondire strade diverse, più consone e adeguate al nostro contesto. Ho imparato tante cose compiendo errori….ma questo credo sia tipico di ogni professione.</p>
<p><strong>S: Qual è la tua qualità migliore e come ti ha aiutato nella carriera?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Probabilmente la semplicità. Guardo sempre la realtà, le circostanze ed i fatti che accadono nel mio lavoro e nella vita delle organizzazioni che seguo o che incontro, vedendo semplicemente quel che accade; normalmente non ci aggiungo retro pensieri o complicazioni spesso inesistenti. Sembra una banalità, ma questo atteggiamento semplice che credo essere una mia caratteristica personale, mi aiuta a non esasperare le situazioni, a non “fasciarmi la testa” di fronte agli ostacoli; mi rende cioè possibile un giudizio critico.</p>
<p><strong>S: Chi o che cosa ti ha influenzato di più nella vita?</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Un carissimo amico – Luigi – che mi ha insegnato che la vita è bella e che per scoprirlo in ogni istante (mentre lavoro, quando sto con la mia famiglia, nel tempo libero, con gli amici) devo “investire” tutta me stessa, non risparmiarmi.</p>
<p><strong>S: Descrivici il tuo giorno “perfetto”.</strong></p>
<p><strong>N</strong>: Sono (in ordine) moglie, mamma, amica, donna con tante passioni, consulente di fundraising. Il mio giorno perfetto è quello in cui ogni istante è speso bene, vale a dire tutto teso a scoprirne la bellezza.</p>
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		<title>Facebook dà i numeri: statistiche sulle pagine grazie ad Insights</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 21:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Santini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Una marcia in più]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nell&#8217;articolo precedente abbiamo parlato di come l&#8217;organizzazione nonprofit deve stare attenta a non confondere i tanti &#8221;mi piace&#8221; o i tanti &#8220;fan&#8221; sulle pagine di Facebook con un successo sicuro. Per tirare fuori dei numeri dal proprio account di Facebook è possibile prima di tutto usare Facebook Insights che aiuta nell&#8217;analizzare i propri successi in questo social network (https://www.facebook.com/insights/), poi è possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/Schermata-12-2455899-alle-22.14.20.png"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-medium wp-image-2280" title="Insight panoramica" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/Schermata-12-2455899-alle-22.14.20-600x301.png" alt="Schermata 12-2455899 alle 22.14.20" width="504" height="253" /></a></p>
<p>Nell&#8217;<a href="http://www.fundraising.it/2011/11/03/ma-che-te-frega-dei-mi-piace-in-facebook/" target="_blank">articolo precedente</a> abbiamo parlato di come l&#8217;organizzazione nonprofit deve stare attenta a non confondere i tanti &#8221;mi piace&#8221; o i tanti &#8220;fan&#8221; sulle pagine di Facebook con un successo sicuro. Per tirare fuori dei numeri dal proprio account di Facebook è possibile prima di tutto usare Facebook Insights che aiuta nell&#8217;analizzare i propri successi in questo social network (<a href="https://www.facebook.com/insights/" target="_blank">https://www.facebook.com/insights/</a>), poi è possibile confrontare nel tempo alcuni dati come:</p>
<p>1 &#8211; <strong>Tasso di conversazione</strong>: è uguale al numero di commenti o repliche ad un post. Per ottenere un tasso di conversazione molto alto è necessario avere una strategia con obiettivi precisi su quello che si vuole dire, capire il proprio audience, capire cosa comunica il proprio brand, capire cosa ha successo o meno nell&#8217;essere proposto sul web. Se non si eseguono questo tipo di controlli si ha solamente la produzione di una quantità di contenuti magari numerosa ma che crea &#8221;tanto rumore per nulla&#8221; ovvero riempie le bacheche degli utenti ma non viene minimante letto o cliccato.</p>
<p>2 &#8211; <strong>Tasso di amplificazione</strong>: E&#8217; il tasso con cui chi ti segue condivide il tuo contenuto nel network. Su Twitter sono i retweets, su Facbook sono gli shares. E&#8217; utile andare a capire quale tuo contenuto inserito nel social network ha dato via alla condivisione ed è utile nel tempo anche capire se postando il contenuto ad una certa ora si ha un minore o maggiore successo ed anche da dove provengono le visite.</p>
<p>3 &#8211; <strong>Tasso di voto</strong>. E&#8217; dato dal numero di like su Facebook, +1 su Google+, o favorite su Twitter. L&#8217;utilità di questo tasso non è tanto nel sapere di aver ottenuto tanti &#8220;voti&#8221; quanto di poter confrontare un contenuto e l&#8217;altro. Perchè un contenuto ha ottenuto più voti di un altro? Erano curati differentemente? Postati in orari o giorni differenti? E&#8217; dunque una modalità per capire meglio come interagire online con gli utenti e che contenuti proporre.</p>
<p>4 &#8211; <strong>Valore economico</strong>. E&#8217; dato dalla somma delle entrate a breve e lungo termine e dei risparmi ottenuti. Cosa vuol dire? Significa che dai social network le persone possono essere portate sul sito della tua organizzazione nonprofit e lì possono firmare una petizione, comprare nello shop online, fare una donazione, scaricare un file. Tutto questo ha un valore economico intrinseco che può essere calcolato utilizzando programmi come Google Analytics che possono misurare i tassi di conversione</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/Schermata-12-2455899-alle-22.12.31.png"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter size-medium wp-image-2286" title="Facebook Insight likers" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/12/Schermata-12-2455899-alle-22.12.31-600x389.png" alt="Facebook Insight likers" width="504" height="326" /></a></p>
<p>Se vuoi approfondire questo argomento vai sul blog di Avinash Kahushik (<a href="http://www.kaushik.net/avinash/best-social-media-metrics-conversation-amplification-applause-economic-value/" target="_blank">http://www.kaushik.net/avinash/best-social-media-metrics-conversation-amplification-applause-economic-value/</a>) o su quello di Beth Kanter (<a href="http://www.bethkanter.org/best-metrics/" target="_blank">http://www.bethkanter.org/best-metrics/</a>).</p>
<p>Per approfondire invece Facebook Insights guarda questo video <a href="http://youtu.be/M6lZX42rIuQ" target="_blank">http://youtu.be/M6lZX42rIuQ</a></p>
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		<title>&#8220;Osservatorio Fundraising Online 2011&#8243;: come stiamo andando?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 00:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo una presentazione “intinerante” tra Roma e Milano, da qualche giorno è scaricabile gratuitamente “L’osservatorio Fundraising Online 2011” realizzato da SLASH. Sicuramente in un contesto come quello italiano, in cui scarseggiano le ricerche e le indagini periodiche sui comportamenti dei donatori e sul mercato del fundraising, “L’Osservatorio Fundraising Online” rappresenta un utile ed importante strumento per tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/11/ofo2011_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2237" style="border: 1px solid black;;  display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;" title="ofo2011_1" src="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/11/ofo2011_1.jpg" alt="ofo2011_1" width="498" height="258" /></a></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Dopo una presentazione “intinerante” tra Roma e Milano, <strong>da qualche giorno è scaricabile gratuitamente “</strong><a href="http://osservatoriofundraising.org/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’osservatorio Fundraising Online 2011</strong></span></a><strong>” realizzato da SLASH</strong>. Sicuramente in un contesto come quello italiano, in cui scarseggiano le ricerche e le indagini periodiche sui comportamenti dei donatori e sul mercato del fundraising, “L’Osservatorio Fundraising Online” rappresenta un <strong>utile ed importante strumento per tutti coloro che si occupano di raccolta fondi, non solo online</strong>.</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Lo studio, arrivato alla sua terza edizione, si pone l’obiettivo di <strong>monitorare l’evoluzione del rapporto tra gli utenti internet e le Organizzazioni Non Profit</strong> e quest’anno si è arricchito di <strong>due nuovi ambiti di indagine</strong>: i regali solidali e il volontariato.</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Ma andiamo a vedere un po’ nel dettaglio cosa è emerso di nuovo.</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Utenti online</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">In Italia ci sono 37 mln di persone tra gli 11 e i 74 anni (circa il 78% della popolazione residente) che hanno un potenziale accesso ad internet, di cui <strong>quasi 35 mln accedono ad Internet</strong> (+22% dall’anno scorso &#8211; maggio 2010 vs maggio 2011).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">A conferma che<strong> internet non è più solo un “luogo per giovani”</strong>, circa 1 utente su 7 ha un età tra i 54 e i 74 anni.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Sebbene la divisione tra utenti uomini e donne sia sostanzialmente pari, l’ago della bilancia tende a spostarsi leggermente verso i maschi (circa 4 mln di scarto).</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Donazioni</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>La percentuali di utenti internet che hanno effettuato una donazione nell’anno precedente (sia offline che online) si attesta attorno al 46%</strong>, segnando un leggero trend negativo che però in termini assoluti viene compensato dall’aumento degli utenti internet (da 16,5 mln nel 2010 a 16 mln nel 2011).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">La quota di donatori assidui è rimasta costante mentre un <strong>netto calo è stato registrato nei donatori one-shot: -13%</strong>. Tale valore è probabilmente condizionato da eventi “catastrofici” e altamente mediatizzati come il terremoto dell’Abruzzo del 2009 e il terremoto di Haiti nel 2010.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">La distribuzione degli utenti donatori per fasce di età (79% tra i 25 e i 54 anni) rispetta approssimativamente quella del campione, con un leggero sbilanciamento verso le fasce di età più alte.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Tra i vari ambiti di donazione, registrano un andamento positivo rispetto il 2010 le organizzazioni associative ed assistenziali (+12%), ricerca scientifica (+9%) e le cause umanitarie e aiuto ai Paesi poveri (+7%).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Per quanto riguarda invece la periodicità è interessante sottolineare l<strong>’aumento del 13% dei donatori utenti internet che effettuano almeno una donazione ogni 3 mesi</strong>, mentre <strong>crescono le donazioni complessive annue superiori a 100€</strong> (dato che va collegato all’aumento di donatori assidui).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Gli strumenti più utilizzati sono l’SMS/Telefono fisso (quasi 1 donatore su 2), seguito da contanti e bollettino postale (rimane ancora il mezzo adottato da 1 donatore su 3).<strong>Preoccupante,</strong> e se vogliamo in parte dissonante con la nuova tendenza di incremento in Italia dell’e-commerce, <strong>la stasi dell’utilizzo delle carte di credito come strumento di donazione.</strong></span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Regali solidali</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>2 utenti internet donatori su 5 hanno preferito i regali solidali </strong>(circa 7 mln di italiani). Come specificato, per &#8220;regali solidali&#8221; si intendono prodotti venduti dalle organizzazioni non profit, il cui ricavato contribuisce alla realizzazione di vari progetti di solidarietà (quindi sia offline che online).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>3 utenti internet donatori su 4 (76%) hanno intenzione di fare in futuro regali solidali. Considerando questi dati le o</strong>rganizzazioni non profit dovrebbero investire maggiormente nella promozione online dei loro prodotti solidali, in quanto <strong>il 33% di utenti donatori che ancora non non li hanno preferiti ai tradizionali risulta essere altamente propenso per questa soluzione regalo</strong>.</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Donazione Online</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il 22% degli utenti internet</strong> che hanno fatto una donazione nei 12 mesi precedenti, <strong>ha utilizzato il canale internet</strong>, percentuale purtroppo stabile rispetto l’anno scorso e che che si lega al dato dell’utilizzo delle carte di credito come strumento di donazione.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Tra i donatori utenti, <strong>coloro che donano online sono in prevalenza più uomini, più giovani e con più frequenza di donazione</strong> (sia online che offline)<strong> durante l’anno</strong>. Da sottolineare come come la fascia tra i 45 e i 54 anni segni una propensione all’uso del canale online nettamente inferiore rispetto tutte le altre fasce di età.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il 45% dei donatori utenti internet che hanno fatto una donazione online, ha utilizzato il sito internet dell&#8217;organizzazione</strong>, mentre il 33% presso altri siti. Questo dato ci conferma ancora una volta quanto sia importante non solamente fermarsi a curare il proprio sito ma sia fondamentale interessarsi e “ascoltare” a 360º il web.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Tra le motivazione che hanno spinto a utilizzare il canale online prevale sicuramente la comodità e la possibilità di farlo in qualsiasi momento. Molto più interessanti invece le motivazioni contrarie: <strong>a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare la paura per la sicurezza incide solo per il 10% dei casi mentre quasi 1 persona su 2 ha indicato “Preferisco i metodi tradizionali, perché sono più abituato”</strong>. Ma se è solo una questione di abitudine le onp dovrebbero investire maggiormente risorse in attività di sensibilizzazione per far scoprire agli utenti il “piacere” di utilizzare i canali online!</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Propensione a donare</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il numero di donatori utenti internet che ammette di essere stato influenzato positivamente dalla presenza di internet è cresciuta del 6% rispetto il 2010</strong> (attualmente 1 persona su 3).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">La ricerca evidenzia poi un aspetto curioso ma che trova conferma anche in altri ambiti indagati: <strong>il 26% prima dona e poi ha cercato informazioni sull&#8217;organizzazione su internet</strong>.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">La crisi ha inciso negativamente su 1 donatore su 3 mentre per il futuro si delinea uno senario positivo: <strong>il 20% pensa di incrementare l’importo complessivo di donazione</strong>. Bisogna però considerare che la rilevazione è avvenuta a maggio prima del caos economico esploso da settembre in poi.</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Volontariato</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>2 italiani online su 5</strong> (circa 16 mln) <strong>hanno svolto nella loro vita opera di volontariato</strong>, quota che scende a 1 su 4 (4,5 mln) che l’hanno fatto nei 12 mesi precedenti.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Come era prevedibile attendersi la maggior parte del volontariato si concentra nell’ambito socio-assistenziale (73%).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Altro aspetto molto interessante: <strong>circa il 30% degli intervistati dichiara di essere disponibile a prestare opera di volontariato in modo continuativo e impegnato</strong> (qualche giorno al mese fino a qualche ora a settimana).</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Comunicazione</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Aumenta (+4%) il numero di persone che afferma di ricordarsi di aver visto online un messaggio pubblicitario di una onp negli ultimi 12 mesi</strong>, tra cui circa 1 persona su 3 ha anche interagito.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Il ricordo del messaggio è ragionevolmente più alto tra gli italiani online più impegnati, cioè che donano più volte l’anno.</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Informazione</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Quando gli utenti internet navigano su un sito di una onp <strong>il 45% dichiara di ricercare i progetti attivi mentre il 24% le cause già sostenute</strong>. Questo trend rimane invariato rispetto il 2010.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il sito internet è il primo canale d’informazione ricercato dagli utenti interessati a donare nel caso in cui abbiano bisogno di approfondimenti prima della donazione</strong>.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Purtroppo rimane ancora <strong>molto bassa la disponibilità a lasciare i propri dati all’organizzazione per essere rincontrati</strong> (solo il 34% degli utenti internet lascerebbe i dati), anche tra le persone che sono già donatori.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Paradossalmente poi<strong> il 71% del campione ammette di preferire le email/newsletter elettronica come canale di informazione</strong>, anche se, alla luce del dato precedente, solo il 34% lascerebbe i dati per essere ricontattato.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Gli iscritti alle newsletter risultato poi essere molto selettivi nella scelta: più di 2 su 3 ricevono da solo 1-2 organizzazione.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Sulla base della tipologia di contenuti preferiti emerge come la gente <strong>consideri la newsletter semplicemente la trasposizione della newsletter cartaceo</strong> (55% si aspetta articoli sull’operato della Onlus e il 54% racconti da operatori sul campo).</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il 75% di iscritti a una o più newsletter effettua una donazione almeno ad una organizzazione non profit.</strong></span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Un dato in controtendenza rispetto il contesto internazionale è la frequenza desiderata: <strong>1 iscritto su 2 preferisce riceverla una volta al mese</strong>. Soprattutto nei Paesi anglosassoni invece si sta diffondendo la tendenza a inviare newsletter ogni settimana se non addirittura più volte la settimana.</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Partecipazione</span></p>
<ul>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Quasi 20 milioni di italiani usano i social network e consultano i blog</strong>.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">L’utilizzo dei social viene preferito maggiormente dagli unteti internet donna e dalle fasce più giovani anche se quest’ultime hanno segnato una leggera flessione negativa rispetto il 2010.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Purtroppo tra gli utenti internet social, <strong>solo l’11 percento legge i blog delle onp</strong>, segno che questo strumento stenta ancora a decollare nonostante le sue elevate potenzialità.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;"><strong>Il 28% degli utenti internet dichiara di essere amico di una onp sui social network</strong>, comportamento spinto dalla esigenza di essere maggiormente aggiornato.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Tra i social network tra cui gli utenti vorrebbero vedere la propria organizzazione, oltre quelli tradizionali, spiccano <strong>Flickr, Foursquare e LinkedIn</strong>.</span></li>
<li style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">Il 10% delle persone che usano i social network ha dichiarato di aver effettuato una donazione dopo aver visionato un messaggio su questi mezzi.</span></li>
</ul>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; min-height: 14px; margin: 0px;"><span style="text-decoration: underline;">Conclusioni</span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px;">L’Osservatorio dimostra ancora una volta quanto <strong>il mondo di internet sia ancora un mezzo poco sfruttato dalle organizzazioni non profit nonostante le elevate potenzialità</strong>. Dall’altro lato viene poi messo in evidenza come l<strong>’utente online non abbia ancora imparato ad assaporare fino in fondo le opportunità esperienziali che il web offre</strong>.</span></p>
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		<title>Ma che te frega dei Mi piace in Facebook?</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2011/11/03/ma-che-te-frega-dei-mi-piace-in-facebook/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 21:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Santini</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alle organizzazioni non profit piace avere tanti “Mi piace”, li contano, li misurano e fanno i confronti a chi ne ha di più.
La verità è che l’unica cosa che conta sono i risultati a cui questi “Mi piace” portano, altrimenti, da soli, i “Mi piace”, sono un numero senza senso che accresce solamente l’ego del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://design-milk.com/images/2011/07/facebook-propaganda-poster-2.jpg"><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter" title="http://design-milk.com/images/2011/07/facebook-propaganda-poster-2.jpg" src="http://design-milk.com/images/2011/07/facebook-propaganda-poster-2.jpg" alt="Immagine tratta da http://design-milk.com/images/2011/07/facebook-propaganda-poster-2.jpg" width="500" height="634" /></a></p>
<p>Alle organizzazioni non profit piace avere tanti “Mi piace”, li contano, li misurano e fanno i confronti a chi ne ha di più.</p>
<p>La verità è che l’unica cosa che conta sono i risultati a cui questi “Mi piace” portano, altrimenti, da soli, i “Mi piace”, sono un numero senza senso che accresce solamente l’ego del webmaster o social media manager di turno.</p>
<p>In questa rubrica parlerò del caso <a href="http://www.momsrising.org/">MomsRising</a>, una onp americana che da 0 membri nel 2006 ha oggi all’attivo più di un milioni di membri (mamme, papà, nonni, zie e zii) che non sono i “Mi piace” di Facebook ma persone di cui viene misurato il coinvolgimento tramite un’analisi approfondita dei risultati ottenuti.</p>
<p><strong>Gli obiettivi di Momsrising</strong></p>
<ul>
<li>Aumentare le dimensioni del movimento aumentando il numero dei membri</li>
<li>Avere attenzioni da tutti i media tramite modalità innovative di coinvolgimento</li>
<li>Far si che proposte politiche vengano approvate</li>
<li>Lavorare insieme ad onp partner</li>
</ul>
<p>Momsrising sa che tutto questo non può essere fatto solo con i social media, ma <strong>anche grazie</strong> ai social media.</p>
<p><strong>L’esempio della Campagna su Medicaid</strong></p>
<p>La campagna su Medicaid ideata da Momsrising aveva l’obiettivo di dimostrare ai membri del Congresso americano che era un errore <a href="http://www.momsrising.org/blog/proposed-medicaid-cuts-would-most-severely-impact-women-of-color-and-their-families/">tagliare decine</a> di miliardi di dollari ai programmi di assicurazione sanitaria Medicaid e Medicare.</p>
<p>Per avere impatto sui membri del congresso però dati e ricerche non erano sufficienti, per cambiare l’opinione pubblica c’è bisogno di storie. Momsrising dunque ha trovato velocemente <strong>un obiettivo da raggiungere</strong>: <span style="text-decoration: underline;">ricevere decine di storie da mamme</span> che hanno ricevuto il supporto da Medicaid e che dunque potevano essere dei reali difensori del <a href="http://www.bethkanter.org/momsrising-stories/">programma di assicurazione sanitaria</a> nei confronti dei media.</p>
<p><strong>E qui entra in scena il web</strong></p>
<p>Come fare a raccogliere le storie? Tramite una <a href="http://www.momsrising.org/member_stories/topic/find-out-how-medicaid-works-for-families-and-share-your-own-medicaid-experience/">bella landing page</a> sul proprio sito internet che ha aiutato a raccogliere 500 storie da 43 stati. Storie che raccontano come Medicaid ha aiutato concretamente le famiglie.</p>
<p>Tra queste storie ne sono state scelte alcune che sono state illustrate e lanciate tramite i vari canali di comunicazione: il tutto ha generato <a href="http://www.momsrising.org/take_action/national/fight-massive-cuts-to-health-care-coverage-for-children-people-with-disabilities-and-the-elderly_1">100.000 lettere</a> al congresso sul tema dei tagli a Medicaid.</p>
<p>E’ stato fatto anche un libro delle storie <a href="http://www.momsrising.org/page/moms/sandy-utah-mom-goes-to-white-house-to-discuss-saving-medicaid">dato ai membri del Congresso e della Casa Bianca</a> e alcune storie sono diventate lettere pubblicati dai quotidiani tradizionali.</p>
<p><strong>Come vengono usati i social media da Momsrising?</strong></p>
<p>Le storie vengono linkate sulle bacheche dei profili dei membri del congresso o viene fatto un @reply sui loro profili di Twitter. Questo perché Momsrising ha scoperto che ci siano meno filtri tra loro e i membri del Congresso quando si usano direttamente i social media.</p>
<p>E alla fine di tutto questo “farsi sentire” persino il blog della Casa Bianca ha <a href="http://www.whitehouse.gov/blog/2011/07/08/medicaid-more-just-numbers">parlato di loro</a>.</p>
<p>Ma la cosa più bella è che Momsrising per far sentire le voci dei propri sostenitori, sul <a href="http://www.momsrising.org/blog/this-is-how-it-felt-to-bring-real-life-in-america-to-the-white-house/">proprio blog ha condiviso i post dei membri</a> della propria onp che grazie alle loro storie sono diventati “ambasciatori” di Momsirising.</p>
<p>E’ chiaro dunque che Momsrising non è una organizzazione che lavora da sola, ma lavora insieme a dozzine di altre organizzazioni non profit che possono creare quel movimento, anche informale, che può deviare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle persone su un argomento importante per Momsrising e i suoi membri e sostenitori</p>
<p><strong>Il focus sui risultati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img style=' display: block; margin-right: auto; margin-left: auto;'  class="aligncenter" title="http://farm7.static.flickr.com/6131/6027177871_2f7009fa60.jpg" src="http://farm7.static.flickr.com/6131/6027177871_2f7009fa60.jpg" alt="" width="500" height="375" /></strong></p>
<p>Fino ad ora ho parlato di come Momsrising ha creato una campagna, ma è giunto il momento di parlare anche di come questa onp misura i risultati attraverso un approfondito esame periodico dei risultati ottenuti.</p>
<p>Ogni settimana il team dell’onp tiene un incontro chiamato “Metrics Monday”, ogni persona dello staff della campagna ha l’obbligo di prendere visione dei risultati e di parlarne in un gruppo di lavoro in modo da sapere quale azioni portare avanti per rafforzare la campagna, modificare il messaggio. L’attenzione non è concentrata però solo sui numeri, l’onp attraverso le sue campagne ha anche molti ritorni di commenti e pareri da parte dei suoi membri, questi pareri vengono raccolti e vengono condivisi e analizzati dallo staff in modo da capire se la direzione intrapresa è quella giusta.Lo staff di Momrising ha il permesso di cancellare progetti o idee brillanti di altri dello staff  che non hanno funzionato. Per evitare che tale momento divenga di lite fra colleghi è stato creato un momento più gioioso chiamato “<a href="http://www.youtube.com/kanterbeth#p/u/60/-Vo4M4u5Boc">Joyful Funeral</a>”</p>
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		<title>Identikit del fundraiser italiano</title>
		<link>http://www.fundraising.it/2011/09/29/identikit-del-fundraiser-italiano/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 22:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa sono stati presentati da ASSIF i primi risultati della campagna &#8220;ASSIF: ieri, oggi, domani. Costruiamo insieme la nuova ASSIF&#8221;, lanciata nel mese di luglio e rivolta ai professionisti del fundraising in Italia.
Lo scopo principale dell&#8217;indagine era quello di ascoltare i fundraiser italiani per delineare quale potrà e dovrà essere il ruolo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni giorni fa sono stati presentati da ASSIF <strong>i primi risultati della campagna &#8220;ASSIF: ieri, oggi, domani. Costruiamo insieme la nuova ASSIF&#8221;</strong>, lanciata nel mese di luglio e rivolta ai professionisti del fundraising in Italia.</p>
<p>Lo scopo principale dell&#8217;indagine era quello di ascoltare i fundraiser italiani per delineare quale potrà e dovrà essere il ruolo di ASSIF nel prossimo futuro. Dall&#8217;analisi dei dati è emerso un&#8217;<strong>interessante identikit dei professionisti della raccolta fondi italiani</strong>.</p>
<p>Il report con tutti i risultati è scaricabile direttamente dal <a title="ASSIF - Identikit fundraiser italiano" href="http://www.assif.it/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=1021:identikit-del-fundraiser-italiano-presentati-i-dati-emersi-dall’indagine-di-assif&amp;Itemid=121" target="_blank">sito di ASSIF</a> mentre <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/assif-identikit-del-fundraiser-italiano-apriamo-il-dibattito/" target="_blank">qui</a> trovate un&#8217;ottima analisi fatta da Massimo Coen Cagli.</p>
<p>Ecco alcuni dati rilevanti:</p>
<ul>
<li>hanno risposto al questionario <strong>393 fundraiser</strong>;</li>
<li>i<strong>l 55% dei rispondenti è donna</strong>, tendenza ampiamente riscontrata e riscontrabile da chi lavora nel settore;</li>
<li><strong>solo il 20% dei rispondenti (1 su 5) ha più di 50 anni</strong>;</li>
<li><strong>circa l&#8217;80% dei rispondenti (4 su 5) è in possesso di una laurea</strong> (2 su 5) <strong>oppure di una specializzazione /master</strong> (2 su 5). Questo dato conferma che i fundraiser sono dei veri e propri professionisti qualificati, nella maggior parte dei casi giovani, e che il fundraising è una professione a tutti gli effetti;</li>
<li>come era logico attendersi, <strong>i fundraiser si concentrano maggiormente nel Nord Italia</strong> (1 su 2), in particolare a Milano, <strong>e nel Lazio</strong>;</li>
<li><strong>il 68% dei rispondenti</strong> (circa 2 su 3) <strong>lavora in un&#8217;unica area geografica</strong>, segno che il fundraising non è solo un&#8217;attività per le grandi organizzazioni nazionali ed internazionali, ma un&#8217;importante risorsa soprattutto per quelle locali;</li>
<li>i fundraiser esprimo il desiderio di poter costruire un <strong>network più ampio</strong> e la necessità di avere <strong>maggiori servizi utili</strong> per lo svolgimento della propria professione;</li>
<li>i fundraiser richiedo infine che l&#8217;<strong>ASSIF sia più presente sull&#8217;intero territorio nazionale con eventi locali</strong> ed incontri specifici, <strong>rafforzando la conoscenza di questa nuova professionalità</strong> oggi sempre più richiesta dalle organizzazioni che operano nel Terzo Settore, ma ancora poco riconosciuta.</li>
</ul>
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		<title>Se il problema da risolvere è troppo grande, il donatore non dona</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 10:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso, specialmente nel campo ambientale (ma anche nella lotte alla fame), comunichiamo ai donatori, tramite internet, campagne stampa, manifesti, etc., problemi molto complessi da risolvere. Allo stesso tempo comunichiamo anche l&#8217;urgenza di donare per risolvere questi problemi che però, a guardarci bene, non sono nè di veloce soluzione, nè di semplice soluzione.
In pratica stiamo dicendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso, specialmente nel campo ambientale (ma anche nella lotte alla fame), comunichiamo ai donatori, tramite internet, campagne stampa, manifesti, etc., problemi molto complessi da risolvere. Allo stesso tempo comunichiamo anche l&#8217;urgenza di donare per risolvere questi problemi che però, a guardarci bene, non sono nè di veloce soluzione, nè di semplice soluzione.</p>
<p>In pratica stiamo dicendo al donatore: <em>&#8220;c&#8217;è un problema urgentissimo, il surriscaldamento della terra a causa dell&#8217;inquinamento atmosferico, dona ora per risolvere insieme questo problema&#8221;</em>.</p>
<p>Uno studio di due ricercatori dell&#8217;Università di Berkeley, che puoi scaricare <a href="http://www.fundraising.it/wp-content/uploads/2011/05/FeinbergWiller2011.pdf">cliccando qui</a>, ha evidenziato che se i messaggi &#8220;catastrofici&#8221; non sono acccompagnati da soluzioni concrete al problema posto non ottengono il successo sperato nè nel convincere il donatore a donare, nè a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulla tematica affrontata.</p>
<p>Come fundraiser è necessario ricordarsi sempre che <strong>il donatore non dona perchè il problema che gli presentiamo è un grande problema, il donatore dona perchè il problema è risolvibile. </strong>[Fonte: <a href="http://www.futurefundraisingnow.com/future-fundraising/2011/02/fundraising-that-tells-donors-not-to-give.html">Futurefundraisingnow</a>]</p>
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