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Idee e strumenti per fare fundraising
 

by Diego Peparelli
23.01.2019

La molecola del Fundraiser

Dalla plenaria del Festival del Fundraising 2018 gli appunti del nostro journalist Diego Peparelli per ricordare la grande carica emotiva delle 5 donne che ci hanno parlato delle caretteristiche del fundraiser.  

Sono quasi le 14, l’attesa è finita, il Festival sta per iniziare e devo ammettere che sono un po’ emozionato. Faccio accomodare le persone suggerendo di sedersi nelle prime file per non lasciar vuota la sala. Si sono un volontario, una di quelle persone con la maglia verde.

La sala è piena e la plenaria sta quindi per iniziare. Anche io prendo posto, mi svesto dei panni di volontario e computer alla mano divento giornalista! Voglio raccontarvi la plenaria iniziale che vede come protagoniste 5 grandissime donne.

Simone Joyeux, Lisa Orombelli, Daniela Fatarella, Karen Osbourne e Rita Girotti.

È proprio quest’ultima, dopo i saluti di rito, ad entrare sul palco con un camice bianco. Quest’anno, spiega Rita, quattro grandi leader hanno sintetizzato una nuova molecola, conosciuta come KLDS.
Una molecola che prende il nome dalle iniziali di queste grandi donne e che si dice possa potenziare il lavoro del fundraiser.  
Saranno loro a spiegarci le caratteristiche che un fundraiser deve avere per portare il suo lavoro ad un livello superiore.

Karen Osbourne, la prima ad entrare sul palco, identifica 3 caratteristiche chiave che un fundraiser deve possedere:

  1. Ispirazione. Dove c’è ispirazione, c’è gioia, la gioia di donare.
  2. Empatia
  3. Impatto. È fondamentale ricordarsi che non è l’organizzazione a raggiungere l’obiettivo. Non è l’organizzazione l’eroe. È il donatore che fa si che tutto questo accada.

 

Per Lisa Orombelli le caratteristiche principali di un fundraiser sono la passione e la determinazione.

Per spiegare la passione Lisa ripercorre alcuni momenti importanti della sua vita personale a cui si è spesso intrecciata quella professionale:
l’esperienza al Telefono Azzurro, la Bocconi, fino ad arrivare ad AISM.

Fare “Il fundraiser non è un mestiere, ma una vera e propria vocazione, ed è anche grazie a noi che il mondo può diventare un posto migliore. Un posto più giusto.”

Il ritmo è incalzante, la plenaria è molto coinvolgente, mi guardo intorno e la sala è gremita.
Ma non c’è tempo per distrarsi, perché ora è il momento di Simone Joyaux.
Lei ci spiega che il fundraiser dev’essere coraggioso e deve saper individuare il momento giusto di per prendersi dei rischi. Sono due variabili fondamentali a dirci quando arriva il momento giusto:

  1. Saper ascoltare
  2. Saper analizzare i dati. La risposta è nei dati e non nel ritornello “Abbiamo sempre fatto così”. Questa è una scusa, non una soluzione.

Se non si è coraggiosi, e non ci si assume le responsabilità di prendersi un rischio, nonostante la paura delle conseguenze, non andremo mai a cambiare il mondo.
Ma al contrario, se lo facciamo possiamo avere almeno la speranza di riuscirci.

Infine, l’ultima persona a salire sul palco è Daniela Fatarella che per spiegarci la principale qualità di un fundraiser, parte da quanto è successo recentemente a Save the Children.

L’organizzazione, a seguito di alcune dichiarazioni di politici ed autorità ha visto vacillare la sua posizione agli occhi dell’opinione pubblica e dei propri sostenitori.
Solo attraverso il gioco di squadra, racconta Daniela, l’organizzazione è riuscita ad uscire dalla peggiore crisi mai affrontata da Save the Children in Italia.
Ad un tratto l’organizzazione era diventata impopolare nonostante fosse riuscita a salvare sulla sua nave Vos Hestia 10.000 persone da morte certa.

Aristotele disse “il totale è maggiore alla somma delle parti”, se interiorizzata questa frase è la chiave per superare tanti momenti difficili.

Solo tramite il dialogo, la collaborazione, il credere fermamente a quello che si stava facendo, l’essere sicuri di essere dalla parte giusta, l’organizzazione è uscita da questa crisi.

Ci sono alcune caratteristiche fondamentali che ogni fundraiser deve avere, specie se in posizione di leadership:

  • Essere resilienti. La resilienza vi fa guardare il futuro mentre siete impantanati nel qui e ora.
  • Forte senso di responsabilità: sia nei confronti del team di lavoro che dei propri sostenitori.
  • Il leader deve ispirare il team a lavorare al meglio.


Dalla sala parte un lungo applauso per omaggiare queste grandi donne.

La plenaria si è conclusa ed il Festival ha preso ufficialmente il via.
Il ritmo incalzante ed emozionante della sessione, mi ha messo una  grande carica e sono impaziente di conoscere tutte le altre sorprese che il Festival ci ha riservato.

Ma questi sono solo i ricordi della scorsa edizione, chissà cosa ci aspetta a maggio 2019!

Info e iscrizioni Festival del Fundraising:
festival@fundraising.it
whatsapp 351 8400081

tel 0543 375521 

 

 




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