Articolo Generico Fundraising

Come individuare e gestire i problemi con i volontari nelle Organizzazioni di Volontariato

Le OdV (organizzazioni di volontariato) sono organizzazioni che svolgono la loro attivitĆ  essenzialmente attraverso il volontariato. I volontari sono risorseĀ  molto preziose per il nonprofit: dedicano il loro tempo in modo personale, spontaneo e gratuito.

Bisogna però fare attenzione: se questo impegno vene gestito nel modo sbagliato, può creare difficoltĆ  e problemi all’organizzazione. Simona Biancu, in questo articolo, ci spiega al meglio quali possono essere le difficoltĆ  principali del lavoro con i volontari e come affrontarle al meglio.

Quando i problemi delle Organizzazioni di Volontariato sembrano essere… i volontari!

Negli ultimi mesi sono stata contattata da alcune OdV, in misura maggiore rispetto a quanto di solito accade. Ne sono stata felice, naturalmente, anche perchĆ© mi ha permesso un’immersione in una realtĆ  con cui mi confronto meno spesso che con Fondazioni o Enti filantropici di natura giuridica diversa.

Ho trovato una grande ricchezza di voci e un pezzo di storia importante del nostro Paese, quello fatto di tante piccole e piccolissime organizzazioni nonprofit che portano avanti iniziative lodevoli e utili.

Tuttavia c’è un però. A volte le gestione dei volontari può creare difficoltĆ  all’organizzazione. In particolare ho individuato 3 situazioni di difficoltĆ , che voglio provare a sintetizzare qui di seguito.

Premetto che il contatto ĆØ avvenuto da parte di Presidenti o, in generale, di membri dei Consigli Direttivi, quindi da persone che hanno fatto giĆ  un passo in più verso la consapevolezza che occorre un approccio professionale diverso rispetto al passato nella gestione delle rispettive organizzazioni – e questo, devo essere sincera, ĆØ giĆ  molto di più di quello che vedevo non tanti anni fa.

I tre problemi della gestione dei volontari e comeĀ affrontarli

1 – IlĀ  tempo dei volontari e le aspettative dell’organizzazione

Una delle organizzazioni che, come scrivevo, mi ha contattato, ha evidenziato come fattore di criticitĆ  la scarsa disponibilitĆ  dei volontari a prestare il proprio tempo. Essendo una organizzazione che si occupa di primo soccorso ĆØ evidente che il tema ĆØ prioritario. Unitamente alla diminuzione della disponibilitĆ  in termini di numero di ore, ĆØ diminuito anche il numero dei volontari, alcuni ā€œsilentiā€ da qualche anno, altri andati via di recente.

Cercando di approfondire il tema ho fatto qualche domanda sui turni, sull’impegno richiesto, sulla frequenza del confronto tra volontari e Consiglio Direttivo. Le risposte sono state, nell’ordine: 4 turni al mese da 6 (orario diurno) e 12 (notturno); nessun tipo di confronto, ma anzi una sorta di conflitto sotto traccia che emerge nel rifiuto di prestare 4 turni mensili per il 90% dei volontari attivi, nella critica dell’operato del Consiglio, un atteggiamento quasi ricattatorioĀ  del tipo ā€œse non ti vanno bene i miei 2 turni vado viaā€.

Ho esposto il mio pensiero facendo presente che probabilmente ĆØ un carico troppo pesante per chi, oltre al volontariato, abbia anche altri impegni di lavoro o familiari. La risposta ĆØ stata: ā€œabbiamo sempre fatto cosƬ e fino a 20 anni fa andava beneā€. Probabilmente 20 anni fa le condizioni di vita e di lavoro erano differenti e, in ogni caso, oggi sono tali da rendere difficoltosa una gestione del tempo che sottragga circa 24 ore mensili ai propri ā€œdoveriā€.

Il mio suggerimento ĆØ stato di prenderne atto e riformulare un piano di gestione dei volontari a partire da una richiesta di disponibilitĆ  diversa, magari a blocchi di due ore da calibrare in base al fabbisogno dell’organizzazione. E, a partire da una nuova mappa in tal senso, ricostruire il rapporto con i singoli su una base maggiormente fiduciaria e di reciproco ascolto.

 

Piccolo inciso di colore: mi ĆØ stata chiesta una disponibilitĆ  a collaborare con l’organizzazione per sviluppare un percorso con i volontari, con la specifica però che gli incontri avrebbero dovuto tenersi in settimana dopo le 22 oppure la domenica perchĆ© il resto dei giorni sono tutti troppo impegnati. Lascio a voi indovinare la risposta.

2 – L’organizzazione, riferito in primis al Consiglio Direttivo

Un altro dei problemi della gestione dei volontari può nascere dal ruolo del Consiglio direttivo. Vorrei citare come esempio l’esperienza di un’altra organizzazione in cui un Consiglio Direttivo recentemente entrato in carica, si ĆØ trovato a gestire un’organizzazione composta da un mix di volontari (la maggioranza) e dipendenti entrambi ugualmente scontenti. I volontari perchĆ© estromessi da qualunque relazione con i precedenti Consigli in nome di una non meglio precisata esigenza di riservatezza; i dipendenti in quanto frustrati da un ambiente di lavoro conflittuale, rancoroso, poco stimolante, che li ha portati a richiedere ed ottenere un part-time, con una conseguente riduzione dell’attivitĆ  d’ufficio che oggi ricade in toto sul Consiglio Direttivo. Questo crea due problemi:

  • un’organizzazione di volontariato si basa sul cosiddetto principio democratico, per cui i soci devono essere informati della vita dell’associazione. Non ricevere feedback sul proprio operato, o sapere che le riunioni del Consiglio sono a porte chiuse perchĆ© – cito testualmente – non si deve sapere l’ammontare delle entrate da fundraising, contrasta con qualunque principio di gestione organizzativa, oltre che con il buon senso. Porta ad un clima di sospetto. Non fa crescere l’organizzazione.

 

  • un consiglio Direttivo che svolge quasi interamente lavoro d’ufficio non avrĆ  mai il tempo per ragionare sulla visione, per ā€œandare fuoriā€, promuovere l’organizzazione, diventare un ambasciatore della stessa ai fini della reputazione, della visibilitĆ , del fundraising. SarĆ  preso da mille scadenze e non avrò tempo neppure per parlare con i volontari o i dipendenti – e men che meno con i donatori!, ascoltarli, essere propositivo. L’emergenza ĆØ una cosa, altro ĆØ far diventare questo approccio una pratica ordinaria.

Cosa fare? Sedersi intorno ad un tavolo e, con la massima trasparenza affrontare i problemi, identificarli con chiarezza, cosƬ da renderli chiari ed espliciti e poter iniziare ad affrontarli, un passo per volta.

Andare avanti a testa bassa sperando che qualcosa cambi da sola, con una sorta di intervento divino, ĆØ utopia.Ā  Cambiare richiede consapevolezza, coerenza, e anche tanta energia, oltre che un’idea chiara e condivisa del punto di arrivo. Senza queste tutto il resto ĆØ vivacchiare, nella migliore delle ipotesi.

Ā 3 – La motivazione

Nella mia esperienza ĆØ quello la cui caduta ĆØ alla base dell’allontanamento dal volontariato. Al di lĆ  di cause personali oggettive, spesso i volontari si allontanano perchĆ© scema il sentirsi utili per una causa, la percezione di fare la differenza dentro un’organizzazione.

Questa ĆØ una dei problemi che più spesso rilevo nel mio lavoro con i volontari: il dare per scontato che chi ĆØ con noi (organizzazione) oggi, lo sarĆ  per sempre. Ed ĆØ un teorema che vale per i donatori, i volontari, i dipendenti – e per qualunque tipo di relazione personale, a dire il vero.

Nulla di più sbagliato.

Motivare i volontari, tenerli vicini al cuore della mission, fare in modo che la loro attività sia gratificante moralmente, ascoltare difficoltà e obiettivi, è compito del Consiglio Direttivo. Che però, spesso, è impegnato a fare altro e, pur magari nella consapevolezza che bisognerebbe stare di più con i volontari, non ha tempo.

E, all’improvviso, scopre che di quasi cento volontari gli effettivi sono trenta, e neppure tutti contenti. E non sa cosa fare – ĆØ evidente che mi riferisco ad una esperienza concreta.

Volontariato gratuito o rimborso economico?

Vorrei aprire una piccola parentesi su un tema molto dibattuto, che negli ultimi anni, con la riforma del terzo settore, ha avuto una spinta nuova: il rimborso economico ai volontari. Più volte mi sono sentita dire, di fronte al calo del numero dei volontari: potremmo proporre un incentivo in denaro per fidelizzarli. Ecco, lasciatemelo dire con chiarezza: questa ĆØ un’aberrazione, di nome e di fatto. PerchĆ© un volontario ĆØ qualcuno che presta – volontariamente, appunto, e senza pretendere una corrispettiva remunerazione – la propria opera a favore di una causa.

Un incentivo economico – e trascuro volutamente la non liceitĆ  della questione – trasformerebbe il rapporto … in cosa? Non in un rapporto di lavoro, che per sua natura ĆØ/dovrebbe essere regolato da un contratto; in una sorta di legame ā€œgarantitoā€ dai soldi? No, perchĆ© sarebbero troppo pochi per generare un reddito. E quindi? E quindi la mia risposta, tutte le volte – e non sono pochissime – che mi sono sentita dire questo, ĆØ sempre stata un chiaro ā€œnon fateloā€. PerchĆ© non serve. Non motiva. E’ diseducativo. Non produce fidelizzazione nĆ© voglia di continuare a fare volontariato se non forse, per alcuni, nel brevissimo periodo. SarĆ  inevitabilmente fonte di ulteriori problemi. Dunque, offrire un rimborso economico, non solo non risolve i problemi della gestione e motivazione dei volontari, ma anzi, ne apre di nuovi e più complessi.

I soldi non sono la molla di tutto. Sono importanti, certamente. Ma non costituiscono – non sempre, perlomeno – l’unica ragione per cui una persona fa qualcosa.

Se ĆØ cosƬ, nel volontariato, c’è un’enorme crepa nelle fondamenta.

Come gestire i problemi con i volontari

E allora? Anche qui, non ci si improvvisa. Per risolvere i problemi con i volontari occorre affrontarli alla radice, con calma e chiarezza. Le ā€œtoppeā€ non servono se non, appunto, a tenere insieme per un po’ qualcosa che si ĆØ rotto. Per aggiustarlo occorre capire le cause della rottura e fare un lavoro ā€œdi finoā€. Cambiare ĆØ un percorso lungo che implica una volontĆ  di mettersi in gioco e di tenere, allo stesso tempo, avere sempre presente l’obiettivo finale.

Torno, dunque, a quello che era il tema iniziale, ovvero la professionalizzazione.

Il volontariato ĆØ cambiato – ĆØ interessante leggere le recenti ricerche sul volontariato pubblicate da CSVnet, ad esempio, per averne un’idea.

Le persone continuano a fare volontariato per la gioia di fare qualcosa per gli altri, perchĆ© ĆØ bello sapere di poter-si dare– potrei citare davvero tantissimi esempi che aprono il cuore.

E allora occorre affrontare il tema dei volontari con occhi nuovi, aperti alla realtĆ  attuale, alla sua complessitĆ , e non avere paura di cambiare: non ĆØ (sempre facile), ma ĆØ l’unico modo che esiste perchĆ© le cose siano diverse, migliori.

 

Simona Biancu
Alumna Master in Fundraising

 

 

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