Startup fundraising

Sai perchè non ricevi donazioni sufficienti? Non crei la tua tribù

Ho recentemente commentato un bel post di Fabio Latino, dove ci sono anche molti commenti, che ragionano intorno ad una domanda molto importante per chi fa fundraising nelle organizzazioni nonprofit:

Perchè in Italia una cultura del web 2.0 non sfonda? Forse perchè la logica del social networking antepone la bontà della causa al prestigio del marchio di chi la promuove?
Su questa domanda sarebbe bello sapere anche cosa ne pensate voi lettori di Fundraising.it
Il mio ragionamento è questo: prestigio del marchio e web 2.0 sono correlati ma fino ad un certo punto. Anche la piccola onp può avere successo nel web 2.0 se, come dice sul blog di Fabio, Giannantonio, non si trascurano degli aspetti base del web 2.0 cioè il blog, youtube, facebook preferendo a volte strumenti “classici” mailing, testimonial.

LA TRIBU’

Parlo di tribù prendendo come spunto un estratto di un libro di Seth Godin. Per Tribù si intende il senso di appartenenza a qualcosa, ad una famiglia, ad un circolo, ad un partito, ad una associazione nonprofit.
LA TRIBU’ è quello che bisogna costruire prima di partire alla carica del web 2.0. Seth Godin porta un esempio illuminante. Un gruppo di musica psichedelica come i Grateful Dead non hanno avuto successo piazzando in classifica i loro dischi (solo un album nella loro sterminata discografia è andato ai Top40), ma costruendosi una tribù di fan, non un semplice fan club, che si fanno ancora chiamare deadhead e che hanno persino sostenuto la recente campagna di Obama e che li seguivano ovunque nei loro infiniti concerti.

Ma come si traduce tutto questo nella nostra realtà? Chi sta costruendo una tribù in Italia?

Telethon recentemente ha aperto YouTelethon oltre che già dall’anno scorso una serie numerosa di Blog relativi ai comitati locali, ai ricercatori, ai pazienti.
A mio parere sono tutte modalità utili per avvicinare ancora di più le grandi organizzazioni nonprofit alle persone, per farle vivere e vedere nel loro lavoro quotidiano (non a caso una ong come Terre des Hommes ha replicato anche quest’anno l’apertura dei suoi uffici). A questo secondo me serve il web 2.0 cioè blog, youtube, facebook, myspace etc.
Come ultimo esempio vorrei portare però il caso di un sito molto interessante secondo me. Parlo di estudiabetes.com, un sito creato dalla Diabetes Hands Foundation.

Questa fondazione, un po’ strana se fosse inserita nel contesto italiano, nasce proprio insieme al social network per persone con il diabete. Un social network veramente ricco in quanto ha al suo interno:

  1. Gruppi/forum di discussione (da segnalare il gruppo Twitterbetics!!!)
  2. Eventi da segnalare
  3. Video
  4. Foto
  5. Chat
  6. Blog

Un social network veramente completo devo dire, bella la logica con cui è stato costruito. Attorno ad un problema, attorno alla mission, senza quella smania dei grandi numeri, delle donazioni che devono arrivare che non si sposa con il web 2.0. La velocità del web 2.0 infatti va di pari passo con il tempo che ci vuole a conoscere una organizzazione, cosa fa, come lo fa, chi ne fa parte.