Fare Storytelling Sui Social
Tecniche di Fundraising

Fare storytelling sui social delle organizzazioni nonprofit: serve?

Fare storytelling sui social, “raccontare le storie” online, è importante per raccontare ai donatori la Causa dell’organizzazione nonprofit.

Nell’era della globalizzazione, in cui tutto ci appare vicino e a portata di mano, i social e le digital possibilities si sono trasformati in parte integrante della nostra vita sociale e professionale. Ma rimane la voglia di comunicare e sentirci parte di qualcosa.

Per prendere decisioni ci serviamo delle precedenti esperienze dei clienti. Cerchiamo di lasciare traccia dei nostri momenti per garantire a coloro che verranno non solo una visione d’insieme ma anche una valutazione dei pro e dei contro.

Utili non solo per il tempo libero, i social e la tecnologia nelle varie sfaccettature, possono essere considerati mezzi efficaci per valutare e pubblicizzare la professionalità di un brand profit e nonprofit.

Non bisogna dimenticare, infatti, quanto anche le associazioni nonprofit abbiano necessità (proprio come le imprese) di pubblicizzare la loro missione, i loro valori e le loro attività per poter implementare sostenitori, raccogliere fondi e fare del bene.

Un esempio lampante di questo connubio bene-tecnologia è il digital fundraising, elemento da integrare alle classiche raccolte fondi.

Il fundraising non è solo un arido metodo per racimolare guadagni ma amore, sensazioni ed emozioni trasmesse e condivise che permette di unire tante persone. Per questo fare storytelling bene è importante. Anche sui social.

È davvero così difficile trasformare i nostri contenuti digitali in una comunicazione efficace che convinca i nostri donatori a svolgere le azioni a cui ambiamo?

No.
Importante è rendere partecipi i potenziali follower con un collegamento, un filo conduttore che permetta loro di sentirsi vibrare l’anima, un’emozione che possa modificare letteralmente il rapporto tra user e impresa, un fil rouge, ad un occhio esterno quasi impercettibile che, rafforzandosi, può motivare il donatore a fare sempre più.

Quel filo impercettibile è lo storytelling, la voglia e la capacità di raccontarsi, infrangendo le barriere che a volte le parole possono creare.

I social,quindi, non sono e non devono essere sempre considerati strumenti senza cuore: tutto dipende da come vengono utilizzati da parte dagli addetti ai lavori.

Fidelizzare il nostro pubblico, infatti, non è una missione impossibile.

Jonah Sachs in Winning the Story Wars: Why Those Who Tell – and Live – the Best Stories Will Rule the Future descrive l’azione del raccontare storie come

“un ritorno all’antica arte dell’intrattenimento tra le genti del villaggio, un modo attraverso cui ispirarsi, un’esperienza che funge da esempio per poi modellarla al fine di condividerla:
d’altronde, ognuno potrà vivere la stessa esperienza in maniera diversa interagendo in diverso modo”.

 

Io penso esattamente la stessa cosa:

non si può coinvolgere una persona se non si decide di trasformarlo nel protagonista della nostra storia.

Lo storytelling sui social è la modalità migliore per farlo, e per questo si pone come un oggetto must-have del nostro piano editoriale.

E per qualche approfondimento su come fare storytelling sui social date un’occhiata al corso di Digital Fundraising di Paolo Ferrara (Terre des Hommes) al Master in Fundraising di Forlì.

Jessica Sanson
Fundraiser – Soccorso Clown
Studentessa Master in Fundraising 2018

 

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