Come Non Fare Gestire Fundraising Dai Social

Come non fare gestire il tuo fundraising dai social network

Può l’uso dei social media aiutare a distorcere la realtĆ  dei fatti? Che uso ne facciamo nella nostra nonprofit? Come scegliamo le notizie da pubblicare?Ā 

E l’intelligenza artificiale che impatto avrĆ  nell’uso che ne faremo per i social media, nel creare notizie e immagini grazie ai potenti strumenti che l’intelligenza artificiale ci mette in mano come fundraiser?

In questo articolo andrò a spiegarti perchĆØ devi fare attenzione a come la tua nonprofit approccia i social media. In fondo troverai anche un link al Center for Humane Technology, una nonprofit che aiuta persone e associazioni a comprendere appieno le potenzialitĆ  ma anche i rischi di un approccio sbagliato all’uso dei social media e di tutti gli strumenti tecnologici moderni, tra cui anche la sempre più attraente ā€œintelligenza artificialeā€.

Le 6 modalitĆ  con cui i social media modificano la realtĆ 

Che ci piaccia o no o che ci crediamo oppure no i social media purtroppo aiutano a modificare la realtĆ . E non parlo solamente del fenomeno della fake news che imperversa ovunque e da cui ĆØ difficile sottrarsi se non siamo lettori attenti e scrupolosi: parlo anche di come comunichiamo le nostre campagne di raccolta fondi. Le pieghiamo alle regole dei social o sappiamo come ā€œcavalcareā€ i social facendone buon uso?

Ci sono 6 modi principali con cui furbescamente i social distorcono la realtĆ , vediamoli uno per uno:

  1. Estremizzare le emozioni
    Per come sono fatti i social media, gli algoritmi ci presentano dei contenuti simili a quelli che giĆ  guardiamo…per cui di fatto il nostro cervello viene bombardato dalle stesse opinioni/visioni rendendoci schiavi di esse senza una visione a 360° dell’argomento.

2. Sovraccarico d’informazioni
Gli algoritmi e i bot ci mostrano come popolari (commenti,hastag) determinati contenuti in modo tale che alla fine noi scambiamo questi come se fosse l’opinione popolare mentre ĆØ solamente l’opinione di chi la pensa come noi.

3. NecessitĆ  di seguire i cicli dell’algoritmo
Le piattaforme di social media incentivano a creare contenuti virali, questo si traduce in post frequenti, in uso di iperboli nel linguaggio, in punti di vista estremisti non contestualizzati da informazioni. E’ utile questo per quello che cerchiamo di fare nel nonprofit?

4. Distorsione antigiornalistica delle informazioni
L’arena dei social media ĆØ competitiva: come ĆØ possibile competere però quando i click sui contenuti sono generati solo se inserisci titoli acchiappa click negli articoli, fatti apposta per attirare click e non per informare?

5. Attaccare chi non concorda con noi
I social media sono furbi e per polarizzare le discussioni ti mostrano commenti anche di chi la pensa diversamente. Di solito queste persone vengono poi prese di mire da chi, come ho spiegato precedentemente, crede che quanto ha letto sui social relativamente ad una particolare notizia/opinione sia totalmente vero.

6. Amplificazione del contenuto diviso
Gli algoritmi cercano spesso di amplificare il contenuto divisivo: questo non genera solamente contenuti di scarso valore ma genera anche una sfiducia nella persona che ā€œnon la pensa come meā€ creando nei social network luoghi disumanizzanti per una gestione seria, dibattuta di argomenti.

L’impatto

Questo uso sbagliato dei social media, stimolato dagli stessi social network, non ha a che fare solo con gli individui, anche le stesse aziende e anche le stesse organizzazioni nonprofit possono esserne succube.

Come fundraiser e come organizzazioni nonprofit dobbiamo condividere informazioni che aiutino a capire il problema, non ĆØ sufficiente lo slogan ā€œse doni 1 euro compri x vacciniā€: prima di arrivare ad una conclusione c’è bisogno di discussione, dibattito, confronto.

C’è bisogno di informare. La tua nonprofit informa? O si piega alle ā€œregoleā€ del mercato?

Ti ricordo che dibattito, confronto, conoscenza sono tutte tematiche che i social media si erano appuntate al petto quando erano nati ma che ora si dimostrano invece essere scomparse nelle arene del dibattito in cui vince la tribù di cui fai parte senza ascoltare l’opinione altrui.

Cosa puoi fare nella tua nonprofit

Tutti noi ma anche tu nella tua comunicazione legata alla raccolta fondi puoi:

  1. Incentivare la fiducia e la comprensione: ad esempio siamo sicuri che utilizzare sempre e continuamente video che puntano sull’emozione (che aiuta a viralizzare i contenuti) sia una scelta giusta? O ĆØ possibile anche creare contenuti che creano fiducia e comprensione anche se fanno meno ā€œnumeriā€?
  2. Essere fautore di una visione di comprensione condivisa: ad esempio a volte ĆØ utile far notare ai tuoi follower contenuti non reali che i feed ci presentano. Come fundraiser e come nonprofit abbiamo il compito di guidare i nostri follower nel mondo dei social network ad esempio informando rispetto a fake news inerenti le tematiche da noi trattate.
  3. Stimolare la compassione e non la divisione: la tua comunicazione va incentrata su valori condivisi, su esperienze condivise.

Tenersi a mente queste poche e semplici regole ci può essere utile per evitare di finire nella trappola dell’ottimizzazione del coinvolgimento dei nostri vari follower sulle piattaforme social.


Inoltre iniziare a ragionare di questi argomenti ci aiuterĆ  anche nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

E’ notizia di fine 2022 l’uso di un software di intelligenza artificiale da parte di una nonprofit canadese al fine di generare immagini realistiche per una campagna di raccolta fondi: ĆØ giusto? ĆØ etico? o sono meglio immagini reali stile ā€œpoverty-pornā€: il dibattito ĆØ aperto.

Lo seguirò e lo seguiremo su Fundraising.it prossimamente.

Link utili: Center for Humane technology https://www.humanetech.com/

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