Comunicazione Nel Fundraising

Parli a un portafoglio o a una persona?

24 eĀ  25 dicembre 2025. Mentre molti stanno preparando la cena della vigilia o il pranzo di Natale ricevo due email. Una arriva da San Patrignano, l’altra da una grande catena di supermercati italiana. Entrambe indirizzate alla stessa persona. Entrambe inviate a distanza di 24 ore. Ma con un approccio cosƬ diverso da sembrare provenire da universi paralleli.

Questo caso reale, semplice, quotidiano, quasi banale, racchiude però una lezione fondamentale per chi lavora nella cominicazione nel fundraising: non conta solo cosa comunichi, ma come e quando lo fai. E soprattutto, a chi pensi di parlare: a un portafoglio… o a una persona.

Guardiamo insieme le email che mi sono arrivate.

Cosa troverai un questo articolo

Email 1: San Patrignano il donatore come parte della comunitĆ 

Email1 Fundraisingit

L’email di San Patrignano non chiede nulla. Non c’è un bottone ā€œdona oraā€, nessun conto alla rovescia, nessun invito esplicito a fare di più. C’è invece qualcosa di più raro, e più prezioso: riconoscimento.

Ā ā€œ Francesco, ci auguriamo davvero che tu lo sia, almeno in questo giorno… ā€

Subito, il destinatario ĆØ chiamato per nome, con un tono che mescola affetto e rispetto. Il messaggio si concentra su ciò che il Natale rappresenta per la comunitĆ  di San Patrignano: un momento di condivisione, di speranza, di rinascita. E soprattutto, di inclusione: il donatore non ĆØ esterno a questa festa, ne ĆØ parte (ā€œGrazie di esserci a fiancoā€).

Il video con le testimonianze dei ragazzi rafforza l’autenticitĆ  e il feedback sociale: mostra concretamente l’impatto del sostegno ricevuto, senza chiederne altro. ƈ un atto di riconoscenza puro, coltivare la relazione anche quando non si raccoglie.

Email 2: Gruppo commerciale, il cliente come destinatario di un avviso

L’altra email, inviata il 25 dicembre, recita:

Azzeramento punti Carta (…)

Nessun saluto. Nessun augurio. Solo un avviso tecnico, freddo, impersonale. Il nome del destinatario appare solo nell’intestazione del messaggio, non nel corpo. L’unico invito ĆØ ā€œClicca qui se non visualizzi l’email correttamenteā€, seguito da un link per l’unsubscribe.

Email2 Fundraisingit

Il contenuto ĆØ sicuramente utile: informare della scadenza dei punti ĆØ un servizio. Ma il contesto ĆØ sbagliato. Inviare un messaggio del genere il giorno di Natale, senza neppure un ā€œBuone festeā€, comunica implicitamente che l’azienda non considera il destinatario una persona, ma un contatto da aggiornare.

La mancanza di empatia ĆØ tanto più evidente se confrontata con l’approccio di San Patrignano. Non si tratta di ā€œmarketing vs. beneficenzaā€, ma di visione della relazione.

Ecco una tabella che riassume il confronto tra i due modelli

Aspetto

San Patrignano

Gruppo Commerciale

Intento

Costruire legame, ringraziare

Informare, gestire scadenza

Tono

Caldo, narrativo, personale

Freddo, burocratico, standard

Persona-lizzazione

Nome nel corpo, linguaggio empatico

Nome solo nell’intestazione

Valore offerto

Emozionale, simbolico

Funzionale, transazionale

Timing

Sensibile, coerente con il contesto

Dissonante, invasivo

Strategia di relazione

Stewardship, capitale affettivo

Transazionale, gestione operativa

La lezione per il fundraising (e oltre)

Questo confronto non vuole demonizzare il marketing commerciale, né suggerire che ogni email debba essere poetica. Ma evidenzia un principio fondamentale: ogni comunicazione è una dichiarazione di intenti. Dice chi sei, cosa pensi del tuo pubblico, e quanto valore attribuisci alla relazione.

Nel fundraising, il donatore non dĆ  per dovere, ma per fiducia. E la fiducia si nutre di coerenza, cura, rispetto del contesto.Ā 

Inviare un avviso tecnico il giorno di Natale, senza un minimo di umanità, può sembrare un dettaglio, ma è in realtà un sintomo di una visione più ampia: quella che vede le persone come mezzi, non come soggetti.

Al contrario, San Patrignano sceglie di non chiedere proprio quando tutti chiedono. E in quel silenzio generoso, rafforza il legame più di mille call to action.

Spunti operativi per chi comunica (non solo a Natale)

Opera Senza Titolo 65

Calendario empatico: prima di programmare una campagna, chiediti: ā€œChe clima emotivo vive oggi il mio pubblico?ā€. Natale, Pasqua, lutto, emergenze, ogni momento richiede un linguaggio diverso. Crea il tuo calendario empatico.

Opera Senza Titolo 66

Segmenta per intenzione, non solo per dati: un donatore fedele non vuole solo aggiornamenti, vuole sentirsi parte di qualcosa. Un cliente attivo non vuole solo promozioni, vuole riconoscimento.

3

Usa il ā€œsilenzio attivoā€: a volte il messaggio più forte ĆØ quello che non chiede, ma conferma un legame. La gratitudine ĆØ una forma di comunicazione spesso sottovalutata.

Opera Senza Titolo 68

Testa il tono, non solo il contenuto: fatti leggere il testo da qualcuno esterno. ā€œSuona umano?ā€, ā€œSembra scritto per me?ā€. Se la risposta ĆØ no, riscrivilo.

Opera Senza Titolo 69

Ripensa il timing: inviare un messaggio ā€œutileā€ in un momento emotivamente carico può diventare fastidioso. Valuta se posticipare o, meglio ancora, adattare il tono al contesto.

Conclusione: il Natale non ĆØ un canale

Nel mondo del fundraising, come in ogni ambito basato sulla relazione, il rischio più grande non è dire troppo, ma dire la cosa giusta al momento sbagliato, o con il tono sbagliato.

Il Natale non ĆØ un ā€œcanaleā€ da usare per ricordare scadenze o lanciare campagne. ƈ un momento umano, in cui le persone sono più sensibili, più aperte, più bisognose di senso. Chi comunica in quei giorni ha una responsabilitĆ : rispettare il contesto o romperlo.

E la differenza, come dimostrano queste due email, sta tutta nel guardare il destinatario negli occhi, anche quando si scrive.

Le due email ricevute a Natale non sono solo due stili diversi: sono due modi di stare al mondo. Uno sceglie la persona. L’altro sceglie il processo.
E in un’epoca in cui la comunicazione ĆØ sovraesposta, l’umanitĆ  diventa il vero differenziale, non solo nel fundraising, ma in ogni relazione che conta.

Perché alla fine, non ci ricordiamo cosa ci è stato detto, ma come ci siamo sentiti.

Immagine di Francesco Santini

Francesco Santini

Dall’universitĆ  in Economia e Management delle Organizzazioni Nonprofit dell'UniversitĆ  di Bologna alla Fund Raising School dellaIndiana University (USA), si interessa di nonprofit da sempre. Dal 2006 inizia a lavorare in Fondazione Carisbo e oggi ĆØ il responsabile Ufficio AttivitĆ  Istituzionale
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