Dal ricordo che diventa dono, alla politica che fa raccolta fondi, passando per eventi che cambiano la cultura interna di un’organizzazione: Il fundraisingday 2025 è tornato con la sua quinta edizione, portando sul palco storie, strumenti e strategie di fundraising pensate per chi ogni giorno lavora nella raccolta fondi nel nonprofit.
In questo articolo ripercorriamo tutti gli interventi della giornata, mettendo in fila approcci diversi ma complementari, per capire cosa funziona davvero oggi nel fundraising, attraverso casi concreti, risultati misurabili e cambiamenti culturali.
Cosa troverai un questo articolo
Quando il ricordo diventa relazione (e futuro) - il caso di BREAST CANCER NOW
Michela Lodovichi, Alumna Master in Fundraising 2008, oggi lavora a Londra nel team InMemory di Breast Cancer Now. Il suo intervento ci ha permesso di esplorare a fondo un’area del fundraising delicata ma carica di potenziale: quella delle donazioni in memoria.
Si dona in memoria per onorare una persona cara, e questo può tradursi in donazioni singole, regolari, grandi donazioni, lasciti, eventi, corporate fundraising. Le risorse sono molteplici: donazioni mediamente più alte, maggiore propensione ai lasciti e un mercato in crescita, alimentato anche dal grande passaggio di eredità tra generazioni.
Ma il vero valore dello speech è stato il racconto del lavoro fatto dietro le quinte. Un programma InMemory che, partendo da processi manuali e dati disallineati, è stato ripensato con metodo: analisi, strategia a cinque anni, nuovi materiali, ringraziamenti calibrati, silenzi rispettosi, comunicazioni personalizzate con il nome della persona scomparsa.
Il risultato? +40% di raccolta in un solo anno. Ma soprattutto un modo più umano, rispettoso e sostenibile di stare accanto ai donatori nel momento più delicato.
Cosa abbiamo imparato
Il lutto richiede tempi, silenzi e messaggi dedicati.
Personalizzare permette di consolidare la relazione con il donatore.
Analisi, test e ascolto fanno la differenza anche nei contesti più sensibili.
Le email che fanno donare (davvero) - il caso di PALABRA
Alessandra Farabegoli, co-founder di Palabra, ci ha ricordato il grande valore delle email: un canale diretto, proprietario e altamente personalizzabile, ma che spesso non viene valorizzato nel modo giusto.
Il punto non è chiedere di continuo (“dona, dona, dona”), ma costruire rilevanza.
Le email che apriamo sono quelle che ci fanno sentire qualcosa: parte di una storia, di una comunità, di un cambiamento possibile. Come nel miglior e-commerce, anche nel nonprofit la relazione viene prima della conversione.
La mailing list può essere paragonata a un orto: va curata, concimata, ma anche potata. Gli inattivi vanno intercettati, riattivati se possibile, oppure lasciati andare. Perché la reputazione del mittente (e la deliverability) contano più dei numeri.
E poi una verità scomoda: Natale funziona solo se tutto l’anno ha funzionato. Non è uno sprint, è un ultra trail.
Cosa abbiamo imparato
L’email è un canale diretto, proprietario e potentissimo.
Le automazioni non sono “set and forget”.
Una lista più piccola ma viva vale più di mille contatti spenti.
Quando l’azione politica fa raccogliere fondi - il caso di MEGLIO LEGALE
Michelangelo Gigli (Alumno Master in Fundraising 2021) di Meglio Legale, ha portato sul palco una campagna fuori dagli schemi: Io Coltivo, la proposta di legge popolare sulla cannabis. Un obiettivo chiaro (50.000 firme), un ostacolo concreto (50.000 euro da raccogliere per certificare le firme online) e una community già attiva.
La forza della campagna è stata la capacità di intrecciare azione politica e fundraising: email mirate, coinvolgimento dei sostenitori, piccoli donatori curati come grandi alleati, e persino momenti di crisi trasformati in opportunità.
Quando un flashmob è stato ostacolato dalle forze dell’ordine, la reazione è stata immediata: comunicazione forte, coordinata, in tempo reale. Risultato? 15.000 firme e 14.000 euro raccolti in un solo giorno.
Cosa abbiamo imparato
La politica, fuori dalle istituzioni, può essere leva di fundraising.
Il timing è tutto.
Le difficoltà possono generare fiducia, se gestite con creatività.
Coinvolgere davvero la community ripaga.
ilMioDono.it: Uno strumento che lavora anche quando tu non puoi - il caso di UNICREDIT
Valeria Vallari di UniCredit ha raccontato l’evoluzione di ilMioDono.it, una piattaforma gratuita nata per semplificare la raccolta fondi.
Accessibilità, zero costi, integrazione con i sistemi bancari e visibilità diffusa (dalle app agli ATM): ilMioDono è pensato per aiutare anche le organizzazioni meno strutturate a essere trovate, scelte e sostenute.
Non solo una vetrina, ma uno strumento che lavora tutto l’anno, rendendo la donazione semplice sia per il donatore che per l’organizzazione.
Cosa abbiamo imparato
La semplicità è una leva di fiducia.
Essere trovabili conta quanto raccontarsi bene.
Le piattaforme possono ampliare l’accesso al dono, non sostituire la relazione.
Un evento come Cavallo di Troia per il fundraising – il caso di AGESCI
Ludovico Fardelli, Alumno Master in Fundraising 2023, è il primo fundraiser di AGESCI in 50 anni di storia. E non è un caso che tutto sia partito da un evento.
La Route Nazionale 2024, con 20.000 capi scout a Verona, è diventata molto più di un appuntamento formativo: è stata l’occasione per introdurre il fundraising in un’associazione che non lo aveva mai considerato parte della propria identità.
Board coinvolto, volontari formati, strumenti chiari, comunicazione capillare e donor care prima, durante e dopo l’evento. Il risultato economico ha superato il milione di euro, ma quello più importante è stato culturale: un ufficio fundraising interno, con visione e autonomia.
Cosa abbiamo imparato
Un evento può aprire strade nuove.
Il fundraising è prima di tutto un cambio di mentalità.
I volontari, se formati, diventano alleati potenti.
Piccoli cambiamenti, grandi risultati - i consigli di 4FUND
Sandra Górska, di 4Fund.com, ha dimostrato che non servono rivoluzioni per migliorare la raccolta fondi. Bastano tre accorgimenti: parlare della community (non di sé), restare in contatto, trasformare le donazioni una tantum in supporto regolare.
La semplicità, se ben progettata, può raddoppiare le donazioni.
Cosa abbiamo imparato
Mettere il donatore al centro cambia tutto.
Gli aggiornamenti costruiscono fiducia.
La ricorrenza è la vera sostenibilità.
Le parole che servono (anche nel fundraising) – l’intervento di Paolo Iabichino
Paolo Iabichino ha portato una riflessione necessaria: il nonprofit, rincorrendo le tecniche obsolete dei brand, ha perso fiducia quando ha sostituito la relazione con la fidelizzazione forzata.
Basta emergenzialismo, basta spinte emotive. Le parole scelte per comunicare con i donatori devono tornare a costruire legami e creare comunità.
Un invito a ripensare il nostro modo di comunicare che continuerà ad accompagnare il dibattito del settore, anche al Festival del Fundraising, dove Paolo Iabichino sarà tra gli speaker il 3,4 e 5 giugno 2026 a Riccione.
Cosa abbiamo imparato
La fiducia viene prima dei dati.
I valori contano più delle tattiche.
Comunicare è una responsabilità sociale.
Rendere il digitale semplice (e affidabile) – il caso di NEXI
Rossella Cardone, di Nexi, ha presentato lo strumento Dona Italia, nato da una ricerca che fotografa un Terzo Settore ancora diviso tra chi è digitale e chi no.
Il QR code a forma di cuore di Dona Italia promette donazioni semplici, sicure e tracciabili. Una risposta concreta alla diffidenza e alla complessità dei canali.
Cosa abbiamo imparato
La sicurezza rafforza la fiducia.
Semplificare moltiplica le opportunità.
Il digitale deve essere inclusivo, non elitario.
Trasparenza che genera valore – i consigli di BILANCIARSI
Andrea Casadei, di Bilanciarsi, ha portato approfondito il tema della compliance, passando per bilanci sociali e certificazioni. Non come obblighi burocratici, ma come leve strategiche.
I numeri del 5×1000 parlano chiaro: dove c’è trasparenza, c’è rendimento.
Cosa abbiamo imparato
La trasparenza è un investimento, non un costo.
Rendicontare bene rafforza la fiducia.
La sostenibilità passa anche da qui.
Match gift: chiedi uno, raccogli due – il caso di ANTONIANO
Iole Ciliberto, Alumna Master in Fundraising 2015 e fundraiser di Antoniano, ha chiuso il cerchio raccontando il potere del matching gift: una leva semplice, efficace, capace di aumentare la donazione media e riattivare i donatori già acquisiti.
Con un obiettivo chiaro, una scadenza e le parole giuste, l’impatto raddoppia.
Cosa abbiamo imparato
L’urgenza, se ben costruita, funziona.
Non tutti i match sono perfetti.
Il momento giusto fa la differenza.
E adesso?
Il fundraisingday non è solo un evento. È una bussola. Ogni storia portata può rivelarsi una risorsa preziosa, con conoscenze fatte per essere condivise, discusse e applicate.
Il fundraising cresce quando cresce la comunità che lo pratica, e il fundraisingday contribuisce a farla crescere due volte l’anno, a luglio e a dicembre, creando occasioni di confronto continuo. Se vuoi partecipare alla prossima edizione, iscriviti al Ticket Alert per essere avvisato/a non appena apriranno le iscrizioni.




