Le risposte alle domande più comuni delle organizzazioni nonprofit
CāĆØ una sensazione che accomuna quasi tutte le organizzazioni nonprofit quando si parla di fundraising: fare tante cose, ma senza una direzione chiara.
à proprio da qui che vogliamo partire. Dalle domande più frequenti di chi si avvicina alla raccolta fondi per la prima volta, o di chi sente che è arrivato il momento di fare un passo in più, ma non sa da dove cominciare.
Cosa troverai un questo articolo
à vero che alcune cause sono più adatte alla raccolta fondi di altre?
No, non ĆØ vero. O meglio: non ĆØ una questione di causa, ma di narrazione.
Ć indubbio che alcune missioni abbiano una presa emotiva più immediata – pensiamo ai bambini, agli animali o alle emergenze umanitarie. Ma questo non significa che un teatro, una biblioteca o un progetto culturale non possano raccogliere fondi. Significa piuttosto che devono trovare il proprio modo di raccontarsi.
Il punto non ĆØ promuovere lāattivitĆ in sĆ©, ma far emergere le persone che quella realtĆ la vivono. Se gestisci un teatro, ad esempio, non stai chiedendo fondi āper il teatroā, ma stai raccontando cosa succede a chi sale per la prima volta su quel palco, cosa cambia, che esperienza vive. Ć lƬ che nasce il coinvolgimento, ed ĆØ lƬ che iniziano a nascere anche le donazioni.
Quali sono gli strumenti indispensabili per partire?
La risposta è più semplice di quanto si pensi: le persone.
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Quando si parla di fundraising, si tende subito a immaginare strumenti complessi, piattaforme, CRM, campagne digitali. In realtà , il primo passo è molto più concreto: avere un elenco di persone a cui potersi rivolgere.
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Amici, volontari, ex colleghi, sostenitori, persone che hanno giĆ avuto un contatto con lāorganizzazione. Tutto parte da lƬ. Mettere insieme questi contatti, anche in un semplice file Excel, ĆØ giĆ unāazione strategica.
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Il fundraising non nasce dagli strumenti, ma dalle relazioni. E la qualitĆ delle relazioni dipende da quanto conosci chi hai davanti. Più informazioni hai, non solo i contatti, ma anche il tipo di legame con lāorganizzazione, più riuscirai a costruire una comunicazione efficace e autentica.
Da dove parto per avviare il fundraising?
Spesso si pensa di dover partire da zero, ma nella maggior parte dei casi non è così.
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Ogni organizzazione ha già intorno a sé una rete fatta di persone: membri del consiglio direttivo, volontari, dipendenti, famiglie, beneficiari, amici. Il problema è che questa rete non è mai stata organizzata in modo consapevole.
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Il primo vero passo non ĆØ quindi creare qualcosa di nuovo, ma mettere ordine in ciò che giĆ esiste. Costruire una lista, capire chi sono queste persone, che relazione hanno con lāorganizzazione, come possono essere coinvolte.
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Ć da qui che inizia davvero il fundraising: dalla consapevolezza di non essere soli e dal lavoro sulle relazioni giĆ attive, che nel tempo possono trasformarsi in sostegno concreto.
Abbiamo giĆ dei donatori: come troviamo nuovi sostenitori?
Prima di tutto, ĆØ importante chiarire un punto: chiedere non ĆØ sbagliato. Anzi, ĆØ qualcosa di profondamente naturale.
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Quando un neonato arriva al mondo, la prima cosa che fa è piangere. Chiede il latte, e continua a chiedere finché non lo ottiene. Chiedere è istintivo, è umano. Siamo stati noi, nel tempo, a costruire delle sovrastrutture culturali che rendono la richiesta qualcosa di scomodo, quasi di vergognoso.
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Il fundraising sconta questo pregiudizio. Ma non deve fermarci.
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Detto questo, la distinzione importante ĆØ traĀ donatori esistentiĀ eĀ nuovi donatori – e il modo di trattarli ĆØ diverso.
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I donatori che giĆ sostengono lāorganizzazione sono preziosi. Sono persone che hanno giĆ scelto di fidarsi e per questo vanno coltivate nel tempo, coinvolte, aggiornate, ringraziate con continuitĆ .
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Allo stesso tempo, è fondamentale lavorare sui nuovi donatori, perché ogni database tende naturalmente a svuotarsi. Le persone cambiano, si allontanano, dimenticano. Per questo è necessario attivarsi per cercarne di nuove, attraverso eventi, passaparola o strumenti digitali, senza aspettare che arrivino spontaneamente.
Ho paura di chiedere soldi: come supero questo blocco?
La paura di chiedere ĆØ uno degli ostacoli più diffusi, soprattutto allāinizio. Ma spesso nasce da un fraintendimento.
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Si pensa che chiedere significhi disturbare, togliere qualcosa a qualcuno. In realtĆ , ĆØ esattamente il contrario: significa offrire la possibilitĆ di partecipare a qualcosa che ha valore.
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Quando la causa ĆØ chiara e il suo impatto ĆØ ben raccontato, la richiesta economica diventa una conseguenza naturale di un coinvolgimento più ampio. Non si tratta più di āchiedere soldiā, ma di invitare le persone a prendere parte a un cambiamento.
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E questo cambiamento può essere sostenuto in molti modi: con una donazione, certo, ma anche con tempo, competenze, relazioni. Quando questo passaggio diventa chiaro, cambia anche il modo di comunicare. La richiesta diventa più semplice, più diretta e, soprattutto, più autentica.
Usiamo tanti strumenti ma i risultati sono discontinui: perchƩ?
Quando i risultati sono altalenanti, il problema raramente ĆØ lo strumento utilizzato.
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Newsletter, eventi, campagne, 5Ć1000: sono tutti strumenti utili, ma da soli non bastano. Se non sono inseriti in una visione dāinsieme, rischiano di diventare azioni isolate che non dialogano tra loro.
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à qui che entra in gioco il piano di raccolta fondi. Avere una strategia permette di leggere i dati in modo più oggettivo: capire quanto costa ogni attività , quali risultati porta, quali strumenti funzionano davvero.
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Quando questa visione diventa chiara, anche le decisioni lo diventano. Si smette di andare per tentativi e si inizia a scegliere con maggiore consapevolezza, investendo su ciò che funziona e lasciando andare ciò che non porta risultati.
Il nostro board non sostiene il fundraising: cosa facciamo?
Il board difficilmente si convince con una richiesta diretta. Più spesso, ha bisogno di essere coinvolto.
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Il fundraising viene spesso percepito come qualcosa di distante o poco concreto, e per questo il primo passo è renderlo comprensibile. Coinvolgere il board in momenti formativi, invitarlo a partecipare a incontri o webinar, condividere progetti e idee può fare una grande differenza.
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Allo stesso tempo, ĆØ importante chiedere un contributo attivo, anche piccolo: un contatto, un parere, un confronto. E soprattutto, restituire risultati.
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Far vedere cosa ĆØ successo, cosa ha funzionato e cosa no, aiuta a costruire fiducia e a far percepire il valore del lavoro fatto. Come accade con i donatori, anche il board ha bisogno di sentirsi parte del processo.
Come funziona il fundraising con le aziende?
Quando si parla di aziende, si rischia di dimenticare un aspetto fondamentale: dietro ogni azienda ci sono persone.
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Non si parla a un logo o a un bilancio, ma a figure precise, direttori marketing, responsabili CSR, imprenditori, che prendono decisioni sulla base di interessi, prioritĆ e obiettivi.
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Questo cambia completamente il modo di approcciarsi. Serve chiarezza, concretezza e la capacitĆ di spiegare perchĆ© quel progetto ĆØ rilevante e che ruolo può avere lāazienda al suo interno.
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Inoltre, il rapporto con le aziende non si esaurisce in una singola donazione. Richiede continuitĆ , cura e la costruzione di una relazione nel tempo. Ć per questo che il fundraising corporate funziona davvero quando si basa su una struttura giĆ solida di donatori individuali.
Gli eventi servono davvero per raccogliere fondi?
Gli eventi possono essere molto utili, ma non sempre per i motivi che si immaginano.
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Sono attivitĆ che richiedono tempo, energia e risorse, e se vengono valutati solo sulla base del risultato economico immediato rischiano di sembrare poco efficaci. In realtĆ , il loro valore principale sta nella capacitĆ di creare relazioni.
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Un evento ĆØ spesso lāunico momento in cui le persone entrano davvero in contatto con lāorganizzazione, la vedono, la vivono. Ć in queste occasioni che possono nascere nuovi donatori, partner o collaborazioni.
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Questo non significa che sia necessario organizzare molti eventi. Al contrario, è più efficace concentrarsi su pochi momenti ben progettati, coerenti con la strategia e migliorati nel tempo, edizione dopo edizione.
Ho poco tempo e sono da solo/a: posso fare fundraising?
SƬ, ma a una condizione: fare delle scelte.
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Quando le risorse sono limitate, il rischio ĆØ cercare di fare tutto e finire per non fare bene nulla. Per questo ĆØ fondamentale avere una visione, anche semplice, che aiuti a definire le prioritĆ .
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Capire cosa fare nei primi mesi, quali azioni attivare subito e quali invece richiedono più tempo permette di costruire una strategia sostenibile. Non tutte le attività hanno lo stesso peso e non tutte portano risultati immediati.
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Il fundraising è alla portata anche di chi è da solo, ma non può essere improvvisato. Serve metodo, anche quando si parte da poco.
Posso affidare il fundraising a un consulente esterno?
Un consulente esterno può portare competenze preziose, ma il fundraising non può essere completamente delegato allāesterno. La relazione autentica con chi sostiene la tua organizzazione deve passare soprattutto dalle persone interne.
Il consulente può aiutarti a costruire il piano, a impostare gli strumenti, a formare i volontari. Ma il cuore del fundraising rimane dentro lāorganizzazione.
E se le risorse sono poche? Allora la prioritĆ ĆØ formarsi. Capire le basi, costruire una strategia, cominciare in piccolo ma con metodo
Se cāĆØ una cosa che emerge da tutte queste domande, ĆØ che il fundraising non ĆØ improvvisazione.
Ć metodo, relazioni, scelte.
E soprattutto, è qualcosa che si può imparare.
Il 28 aprile puoi partecipare a Fundraising START, il workshop con Valerio Melandri per organizzare i tuoi primi 60 giorni di raccolta fondi con metodo, evitando errori e confusione.




