Articolo Generico Fundraising

Le 6 domande segrete per fare fundraising con meno stress

In questo articolo:

Fare il fundraiser ĆØ un lavoro stressante?

Possiamo identificarlo come lavoro stressante quello del fundraiser? Non c’è una risposta univoca, tutti i lavori possono essere potenzialmente stressanti.

Certamente fare il fundraiser richiede abilitĆ , concentrazione, passione: tutti elementi che possono dare grande soddisfazione lavorativa, ma dietro l’angolo si può a volte nascondere un confine incerto tra il mondo del lavoro e la sfera personale.

Esiste in effetti in molti di noi un senso di colpa innato nel mettere i propri bisogni fisici e mentali davanti alle proprie responsabilitĆ  professionali: questo ĆØ vero specialmente nel fundraising in quanto fare il fundraiser non ĆØ un lavoro come gli altri.

Lavorare per una buona causa richiede coinvolgimento nella mission, dedizione e passione ed è dunque difficile a volte essere, allo stesso tempo, quelli che hanno bisogno di aiuto (perché stressati) e quelli che lavorano per risolvere le problematiche altrui (i beneficiari delle organizzazioni nonprofit).

Specialmente i fundraiser che lavorano da soli o in piccoli team, dove viene esaltata la cultura del multitasking, esitano a chiedere aiuto: solo recentemente si ĆØ diffusa la cultura del supporto psicologico, spesso in passato visto come uno stigma verso la persona che in quel momento ha necessitĆ  di avere un luogo dove poter allentare pensieri, tensioni, preoccupazioni.

Andiamo ora a identificare le cause che portano allo stress e infine al burn-out.

Burn Out Immagine Articolo

Stress e Burn-Out: identifichiamo la causa

La sindrome da burn-out dipende dalla risposta di ognuno di noi ad una situazione professionale percepita come logorante dal punto di vista psicofisico. In tale contesto, l’individuo non dispone di risorse comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiare questa sensazione di esaurimento fisico ed emotivo.

Il prof. Robbie Waters Robichau, docente presso laTexas A&M University, ha condotto uno studio sugli impiegati del settore nonprofit e sul loro desiderio di svolgere un lavoro significativo, che ha un impatto, un risultato.

Dalla ricerca citata i soggetti più a rischio di burn-out risultano essere le donne (che ricordiamo sono, almeno negli Stati Uniti, il 70% della forza lavoro del nonprofit) e le persone di colore, specialmente coloro che lavorano in organizzazioni la cui mission ha a che fare direttamente con la propria identità (esempio: nonprofit che promuovono i diritti umani o la salute delle donne) e che dunque sviluppano maggiormente un attaccamento al proprio lavoro.

L’attaccamento al lavoro non ĆØ negativo in sĆ©, il rischio semmai ĆØ identificare la propria realizzazione personale esclusivamente con il lavoro senza dunque porre limiti al lavoro stesso in ogni momento della propria vita personale.

Il burn out si verifica quando, anche se il fundraiser sente che il suo lavoro ha un impatto positivo sulla societĆ  e sui beneficiari dell’organizzazione nonprofit,Ā non si ha più energiaĀ per continuare gli sforzi lavorativi e non si trova anche nessun’altro collega, all’interno dell’azienda, con cui condividere questo fardello.

Le forze fisiche e psicologicheĀ non sono inesauribili:Ā se non siamo capaci di ascoltare i segnali che il nostro corpo ci trasmette rischiamo seri problemi di salute: insonnia, poco appetito, tensione muscolare e problemi di stomaco, pupille dilatate, tachicardia, tremori, respiro affannato.

Se lo stress non viene individuato per tempo e se i periodi stressanti si ripetono continuativamente i rischi possono essere anche peggiori, tra i quali possiamo annotare: sindrome da affaticamente cronico, depressione, emicranie persistenti, infarto, alti livelli di colesterolo, disordini alimentari (diabete / obesitĆ ), disfunzioni sessuali.

E’ bene dunque individuare le cause del ripetuto stress prima che sia troppo tardi. Si rischia infatti di finire come la rana bollita…

Il fundraiser stressato e la rana bollita

Per molti fundraiser il burn-out ĆØ vissuto un po’ come il mito della rana bollita: si racconta che se metti una rana in una pentola di acqua bollente quella rana immediatamente salterĆ  fuori dalla pentola per evitare il pericolo. Allo stesso modo se metti una rana in una pentola con acqua fredda e poi accendi il fuoco sotto la pentola, la rana non si accorge del pericolo fino a quando non sarĆ  troppo tardi.

Questa ĆØ una storia anche legata allo stress…non ce ne accorgiamo finchĆ© non ĆØ troppo tardi.

Il lavoro del fundraiser ĆØ un lavoro che si fa con tanta passione, a volte fin troppa. Non si contano le ore in cui si lavora, a volte superando quella sottile linea che delimita il fare bene il proprio lavoro al passare giorni, notti e fine settimana senza mai un attimo di pausa: aggiungiamo a questo anche l’impatto che la pandemia ha avuto su molte situazioni lavorative, compreso anche il mondo del nonprofit e del fundraising.

La pandemia e l’aumento dello stress

Dal 2020 a causa del Covid ĆØ stato adottato da molte aziende il lavoro da remoto, svolto prevalentemente da casa: questa modalitĆ  ha portato vantaggi immediati sia per la salute sia per il minor tempo speso nei viaggi, dall’altra parte ha colto di sorpresa chi era abituato ad un lavoro in ufficio, insieme ai colleghi, con abitudini e prassi consolidate.

Accanto alla sensazione di incertezza generale ognuno di noi ha potuto provare una sensazione di mancanza di sicurezza, stati di ansia sociale, sovraccarico della gestione casa/lavoro nello stesso luogo, surplus di informazioni tra chat, telefonate, email e social network.

Il lavoro in multitasking, specialmente durante il Covid, ha preso il sopravvento e non ha favorito la concentrazione e ha amplificato lo stress: pensiamo solamente a chi durante il lavoro da casa doveva anche ā€œgestireā€ figli, partner, cani, gatti.

Ognuno di noi si ĆØ reso conto della difficoltĆ  di conciliare la vita personale e quella lavorativa dallo stesso luogo.

L’isolamento ha contribuito inoltre ad amplificare le situazioni stressanti: a volte anche il semplice condividere problemi di lavoro o personali con dei colleghi aiuta a iniziare bene la giornata e a restare produttivi e concentrati.

Aggiungiamo inoltre anche la paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi come fundraiser: durante l’epidemia Covid-19, come noto, sono state raccolte molte donazioni nell’ambito socio-sanitario per cui, chi non aveva una causa legata a tale ambito, ha dovuto spesso stravolgere le modalitĆ  di comunicazione e i progetti da tempo pianificati per venire incontro alle nuove esigenze nate dall’epidemia.

Chi governa e amministra le organizzazioni nonprofit si ĆØ inoltre trovato a dover gestire situazioni differenti (lavoro in ufficio / lavoro da remoto), a dover garantire un costante flusso di entrate (donazioni) a fronte di una preponderanza di attenzione rispetto all’ambito socio-sanitario: in tutto ciò la figura del leader nelle organizzazioni nonprofit ha assunto e ha oggi sempre più importanza.

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La leadership forte aiuta il fundraiser stressato

Chi più di tutti può contribuire al benessere del fundraiser ĆØ la figura del leader, operativamente può essere un responsabile dell’ufficio, un direttore genrale, un presidente.

Il nonprofit ha bisogno di leader che:

  1. Sappiano organizzare il lavoro degli uffici definendo cosa ĆØ urgente e cosa non lo ĆØ, cosa ĆØ importante e cosa non lo ĆØ.
  2. Non minimizzino le problematiche correlate allo stress e intervengano con azioni correttive immediatamente (esempio: periodo di riposo o svago per il personale).
  3. Diffondendo una cultura manageriale attenta al benessere dei proprio dipendenti

Il leader sa definire e assegnare obiettivi, compiti e responsabilitĆ  tanto ai team di lavoro: non crea persone ā€œinsostituibiliā€, crea un clima di responsabilitĆ  collettiva verso gli obiettivi aziendali.

Al Festival del Fundraising daremo spazio alla formazione per i leader affinchƩ possano avere tutti gli strumenti per far lavorare al meglio il proprio team.

Ti invitiamo a prenotare questa Masterclass (Masterclass con EY Foundation – I pilastri per una leadership trasformativa e responsabile. Un nuovo modello di leadership può far crescere la tua organizzazione nonprofit) e partecipare a questa sessione ā€œCome creare e guidare i migliori team! Il leader ĆØ sempre il capo? Non in un team che funziona, dove si ĆØ liberi di proporre nuove idee, ammettere gli errori commessi e dare e ricevere feedbackā€ (il relatore Mauro Cuomo, che ha lavorato con Steve Jobs). Maggiori informazioni sul sito www.festivaldelfundraising.it

Come far lavorare bene i fundraiser

Per creare un ambiente di lavoro dove i fundraiser si possano esprimere al meglio è necessario che i leader siano i primi a dare il buon esempio: i leader che ad esempio mandano email ai loro sottoposti durante i week end non danno il buon esempio. Non inviare email durante i fine settimana fornisce un esempio positivo: conferma che quel tempo è dato per ricaricare le energie, per tornare al lavoro più positivi, riposati e, molto probabilmente, anche con nuove idee.

Un’altra modalitĆ  incentivante ĆØ quella di sviluppare politiche di welfare aziendale tramite le quali il dipendente può ottenere servizi di supporto (baby-sitter, rimborso spese scolastiche, rimborso spese vacanze) che possano essere di aiuto nella vita quotidiana

L’organizzazione ĆØ tenuta anche a creare spazi negli uffici che permettano di fare una pausa, riflettere, e riposare.

Per quelle organizzazioni nonprofit che adottano politiche di lavoro da casa ĆØ necessario perseguire attentamente un bilanciamento tra lavoro in ufficio e lavoro da casa: da una ricerca condotta da Microsoft nel Settembre 2022 risulta che il 73% dei dipendenti chiede all’azienda un motivo più specifico che le mere aspettative di risultato per recarsi sul luogo di lavoro.

Altro bilanciamento da perseguire riguarda la produttivitĆ : sempre dalla citata ricerca solo il 12% dei leader, con l’avvento dello smart working, si sente sicuro che il proprio team di lavoro sia produttivo. Purtroppo si lega la qualitĆ  del lavoro al tempo trascorso in ufficio oppure anche a casa davanti al computer: il bilanciamento dovrebbe invece riguardare ad esempio le riunioni aziendali.

Diamo uno sguardo, sempre grazie ad una ricerca Microsoft che ci descrive quanto accaduto dal 2020 al 2022: dal grafico seguente si può notare la crescita esponenziale sia delle riunioni e dell’uso delle chat durante il periodo dell’epidemia. Questo ci conferma come si possano creare situazioni stressanti tanto nel lavorare in ufficio quanto da casa: sia le riunioni online, che le riunioni in presenza, come anche l’uso della chat non fanno altro che incentivare il multi-tasking e non aiutano a concentrarsi sul lavoro da svolgere e sugli obiettivi da raggiungere.

Grafico Microsoft

Comprenderai dunque che non è facile tenere insieme tutti gli aspetti fin qui elencati e che lo sforzo nel farlo deve essere comune: non ci può essere il leader che fa tutto, nè il fundraiser che si improvvisa anche ufficio stampa, grafico, impiegato amministrativo.

Bisogna partire a monte, ponendosi le domande giuste e cercando insieme le risposte.

Le 6 domande segrete per fare fundraising con meno stress

Nelle nostre organizzazioni nonprofit dobbiamo creare un ambiente dove tutto il personale, fundraiser compresi, si pongano la seguente domanda: ā€œCome dipendenti dell’organizzazione nonprofit ci sentiamo tutti responsabili dei risultati dell’organizzazione? Cosa può servirci per comprendere di cosa abbiamo bisogno per rendere al massimo?ā€

Una risposta a quest’ultima domanda può nascere da una riflessione comune nell’organizzazione su questi quesiti:

  1. Scopo: qual ĆØ la mission dell’organizzazione? Cosa fa l’organizzazione, come lo fa, perchĆØ lo fa?
  2. Valori: cosa ĆØ più importante per l’organizzazione? A cosa aspira l’organizzazione?
  3. Comportamenti: quali sono le azioni che compiamo e che devono essere guidate dai valori?
  4. Riconoscenza: chi, nell’organizzazione nonprofit, ha portato avanti i valori dell’organizzazione stessa e dunque va premiato? Questo aiuta a dare ai dipendenti un esempio da seguire
  5. Rituali: quali sono quei comportamenti positivi che vanno ripetuti nel tempo all’interno dell’organizzazione? Definirli aiuta a sentirsi tutti responsabili del lavorare bene e insieme
  6. Spunti: quali piccoli promemoria ci possiamo dare di comune accordo affinché comprendiamo quando un nostro collega è in difficoltà (stress / burn-out)?

Non ĆØ difficile fare questi passi, bisogna farli insieme perchĆØ questo ĆØ l’unico modo per avere organizzazioni nonprofit dove le relazioni siano positive, le critiche costruttive e lo stress sia vissuto non come un momento difficile a livello personale, ma come un segnale di una disfunzione all’interno dell’organizzazione stessa dell’ente che può essere risolto anche insieme.

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Francesco Santini

Dall’universitĆ  in Economia e Management delle Organizzazioni Nonprofit dell'UniversitĆ  di Bologna alla Fund Raising School dellaIndiana University (USA), si interessa di nonprofit da sempre. Dal 2006 inizia a lavorare in Fondazione Carisbo e oggi ĆØ il responsabile Ufficio AttivitĆ  Istituzionale
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