Telemarketing

Come scegliere se fare telemarketing in proprio o in outsourcing

La tua organizzazione ogni giorno riceve e fa telefonate. Ma chi deve rispondere al telefono? Personale interno alla tua organizzazione o esterno?Ā 

Sta a te deciderlo, in base anche alle risorse della tua organizzazione, se effettuare l’attivitĆ  di telemarketing in proprio o in outsourcing, ossia mediante l’affidamento del servizio ad un contact center. Ognuna delle due opzioni presenta vantaggi e svantaggi.

Fare telemarketing in proprio

Il telemarketing interno ĆØ quello effettuato dal personale della tua organizzazione nonprofit, sia esso retribuito che volontario. Presenta sia vantaggi che svantaggi. Vediamoli brevemente.

Vantaggi:

  1. l’organizzazione ha il controllo diretto dell’attivitĆ ;
  2. l’organizzazione ha una stretta relazione con i donatori;
  3. ĆØ maggiormente garantita l’esclusivitĆ  del patrimonio informativo relativo ai donatori;
  4. il flusso di dati informativi avviene con tempestivitĆ ;
    l’identificazione degli operatori con l’azienda/causa ĆØ facilitata;
  5. è più facile motivare gli operatori e creare lo spirito di squadra;
  6. i responsabili del team o del servizio possono intervenire rapidamente per risolvere problematiche sorte con i donatori;
  7. l’azienda si crea e/o perfeziona un suo specifico know how;
  8. ĆØ possibile attuare con tempestivitĆ  eventuali interventi correttivi.

Svantaggi:

  1. l’organizzazione deve costituire una struttura apposita che comporta dei costi iniziali;
  2. ĆØ necessario reclutare, selezionare e formare gli operatori;
  3. la gestione dell’attivitĆ  comporta dei costi fissi;
  4. la struttura in proprio ĆØ poco flessibile al variare dell’intensitĆ  dell’attivitĆ ;
  5. spesso mancano degli strumenti hardware e software ad hoc per l’attivitĆ .

Lavorando in proprio hai l’opportunitĆ  di far entrare il donatore, con l’abbraccio della tua voce, nel tuo ufficio e nella tua quotidianitĆ  di aiuto ai beneficiari, puoi cioĆØ essere un ponte, tramite i tuoi racconti e aggiornamenti, tra donatore e beneficiario.

Puoi dirgli il tuo nome e cognome e integrare unaĀ  presentazione telefonica dell’organizzazione con un’email che gli invii subito dopo dal tuo indirizzo preciso (con nome e cognome appunto), trasmettendo trasparenza e affidabilitĆ .

Ci sono anche quei donatori o potenziali tali che successivamente ti cercheranno sui social.
Inoltre, difficilmente gli operatori di un’agenzia esterna, che per definizione devono ā€œmacinareā€ contatti e contatti utili, possono soffermarsi sulla relazione pura con la persona che sta dietro il donatore: lo si può notare spesso quando si fa affiancamento, ascoltando alcune chiamate.

Per forza di cose gli operatori vanno dritti all’obiettivo (la raccolta), mentre tu dal tuo ufficio puoi ascoltare più approfonditamente, ad esempio, il donatore ultraottantenne che racconta della sua vita emozionante, seguirlo e apprezzarlo per quel che ti dice, come può fare per la signora sessantenne, pensionata, con figli giĆ  grandi e impegnati e sempre a casa perchĆ© con limiti fisici, cui puoi regalare quell’ascolto e considerazione che poi a volte si traduce, naturalmente e spontaneamente, nel bonifico di 100 euro o più.
Soffermarsi sulla persona e su quello che vi può raccontare allena inoltre la tua capacità di ascolto e di interazione con i donatori.

Telemarketing in outsourcing

L’alternativa all’utilizzo del proprio personale interno ĆØ quella di dare in appalto l’attivitĆ  di telemarketing ad una agenzia esterna. Anche in questo caso ci sono sia vantaggi che svantaggi che vanno valutati attentamente in base ai risultati che vuoi ottenere e al budget disponibile.

Vantaggi:

  1. nessun costo di investimento iniziale;
    i costi di gestione sono variabili (sicuro che sia un vantaggio?);
  2. i sistemi hardware e software solitamente sono evoluti e testati;
  3. il know how nel telemarketing ĆØ consolidato;
  4. flessibilitĆ  al variare dell’intensitĆ  dell’attivitĆ .

Svantaggi:

  1. viene meno il controllo diretto dell’attivitĆ  e il contatto diretto con i donatori;
  2. la motivazione e l’identificazione degli operatori con l’organizzazione/causa ĆØ minore;
  3. ĆØ necessario prevedere un’attivitĆ  di controllo;
  4. il flusso dei dati informativi di solito non ĆØ immediato;
  5. occorre maggior tempo per mettere in atto eventuali azioni correttive;
  6. il donatore può percepire la ā€œspersonalizzazioneā€ del rapporto e reagire in modo negativo.

Quando i numeri delle persone da contattare superano una certa soglia, affidarsi a un’agenzia, possibilmente giĆ  attiva nel non profit con altre organizzazioni, può essere utile, a patto però che riesci a far trasmettere, attraverso la formazione con loro, i toni e l’approccio ideali per la tua organizzazione e la tua causa, tenendo però sempre presente il limite a livello di relazione con il donatore.

Su questo limite puoi agire ad esempio intervenendo, con telemarketing in proprio, sui contatti utili più promettenti – ma non ancora donanti – di una tua campagna gestita dall’agenzia, qualche mese dopo il contatto telefonico del donatore o potenziale con l’operatore.

Puoi chiamare per ā€œringraziarla ancora per l’interesse e per presentarle con ancora più dettagli l’aiuto che diamo a ā€¦ā€.

In questo modo l’outsourcing ĆØ servito, oltre che per la raccolta, come filtro per la qualificazione, cui seguirĆ  la coltivazione non solo telefonica.

Quale outsourcing scegliere?

La scelta dipende da come è strutturata la tua organizzazione. Posso darti, però, qualche suggerimento.

Se l’organizzazione durante l’anno usa con continuitĆ  questo strumento, forse ĆØ opportuno che si doti di una struttura interna. In questo caso darai in outsourcing solo eventuali picchi di lavoro.

Se invece l’ organizzazione svolge campagne periodiche di raccolta fondi che però non coprono tutto l’arco temporale di un anno, può essere più conveniente rivolgersi ad un servizio esterno.

Se decidi di delegare all’esterno questa attivitĆ , ĆØ necessario che la scelta del contact center sia molto oculata.

Non scegliere solo in base al costo, ma prendi in esame anche questi fattori:

  1. tecnologia (hardware e software) e risorse umane impiegate nell’attivitĆ ;
    potenzialitĆ  operativa;
  2. metodologie di reclutamento, formazione e controllo degli operatori;
  3. tipo di contratto di lavoro, esistenza o meno di incentivi e relative modalitĆ  di calcolo;
  4. esistenza o meno di programmi di formazione continua o di coaching;
    sistema di controllo;
  5. esistenza di un codice deontologico o di disposizioni scritte;
  6. percentuale di turn over del personale (in alcuni contact center ĆØ molto elevata);
  7. modalitĆ  di trasmissione dei dati;
  8. l’interfaccia con l’organizzazione;
  9. esperienza nel settore e indici di performance, supportati da referenze significative di altri clienti

Visita la sede del contact center per esaminare l’ambiente di lavoro (affollamento, illuminazione, ergonomia delle postazioni ecc.) e percepite l’atmosfera del lavoro. Infine, non dimenticate di monitorare e controllare con regolaritĆ  l’attivitĆ  del call center per tutto il periodo di attivitĆ .

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Francesco Santini

Dall’universitĆ  in Economia e Management delle Organizzazioni Nonprofit dell'UniversitĆ  di Bologna alla Fund Raising School dellaIndiana University (USA), si interessa di nonprofit da sempre. Dal 2006 inizia a lavorare in Fondazione Carisbo e oggi ĆØ il responsabile Ufficio AttivitĆ  Istituzionale
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