Su VITA Novembre, un dossier sulla crisi energetica che parte dall’allarme sociale in diversi settori, dell’accoglienza alla residenzialitĆ per anziani. Un numero che riflette a più voci sulle soluzioni percorribili: dagli attivisti invitano ad accelerare sulle rinnovabili, in modo da salvare il Paese ma anche il Pianeta sconvolto dal Climate Change, ai manager delle grandi aziende produttrici, che raccontano cosa stiano facendo giĆ nelle energie pulite. Sullo sfondo, le comunitĆ energetiche mostrano la caparra di un’Italia che potrebbe venire, quella di una vera democrazia delle risorse. Il racconto però coinvolge ognuno di noi: una guida ai comportamenti sostenibili insegna a risparmiare giĆ , fra le mura domestiche ma anche fuori, attraverso scelte di consumo responsabile
Mai come in questo momento abbiamo pensato allāenergia. La dura realtĆ della guerra Ucraina, col suo portato di impennate dei prezzi del gas, obbliga anche quelli che non sono mai stati troppo sensibili al tema della transizione ecologica, allāabbandono del fossile per ridurre le emissioni cosiddette climalteranti, a farci i conti.
Con la drammatica lievitazione delle tariffe e degli importi delle bolletta, i nodi sono venuti al pettine: con lāenergia e con quello comporta in termini economici certo, ma anche sociali ed ambientali, si deve fare i conti.
E anche VITA ci ha provato, col numero che potete giĆ acquistare QUI e che troverete presto in edicola.
Lo abbiamo fatto innanzitutto con unāinchiesta giornalistica che ci spiegasse a che punto siamo, mettendo in fila i numeri del nostro fabbisogno: da quali fonti proviene lāenergia che consumiamo? Quanta dalle rinnovabili e quanti dal vecchio e complicato fossile ā petrolio e gas. E questāultimo di quali Paesi stranieri ci rende dipendente, il che significa anche mettere in conto le altrui criticitĆ (democraticitĆ , rispetto dei diritti, rispetto dellāambiente).
La crisi che c'ĆØ
Il primo capitolo che dĆ voce allāattivismo di Legambiente, Wwf, Alleanza per lo sviluppo sostenibile – Asvis, coi rispettivi responsabili-energia,Ā Katiuscia Eroe,Ā Mariagrazia Midulla eĀ Antonio Federico.Ā Da diverse angolazioni, segnalano che la crisi potrebbe essere un formidabile volano per le rinnovabili, inducendoci a schiacciare lāacceleratore – e farlo rapidamente – sulle energie non inquinanti. Un appello cui paiono non insensibili i grandi player della produzione energetica nazionale, sentiti daĀ Nicola Varcasia, nelle figure che presidiano ai più alti vertici aziendali lāarea della rinnovabili.
Come lāa.d. di Iren Energia,Ā Giuseppe Bergesio, che conferma: Ā«Investendo in rinnovabili āricomponiamoā il trilemma, aumentando sicurezza ed equitĆ attraverso fonti che assicurano sostenibilitĆ Ā». O comeĀ Alessandro Della Zoppa, a capo delle rinnovabili di Eni Plenitude, che ricorda come il gruppo stia puntando sulle nuove fonti: Ā«La nostra produzione di energia rinnovabileĀ», sottolinea, Ā«moltiplicata per sette negli ultimi due anniĀ», mentreĀ Massimo Quaglini, ad di Edison Energia, ricorda le attivitĆ āeducazionaliā della societĆ milanese verso i consumatori: Ā«Accompagniamo i clienti nella riduzione dei consumi salvaguardando lāambiente e contenendo le bolletteĀ». Introduce il tema delle comunitĆ energetiche, il direttore di Enel Italia,Ā Nicola Lanzetta: Ā«Stiamo attuando progetti di comunitĆ energetiche al Sud, dove ĆØ più alto il numero di famiglie in difficoltĆ Ā».
D’altra parte, il sistema costruito sin qui, nella urgenza impressa dal contesto internazionale, mostra tutta la sua inefficacia e la sua inevitabile iniquitĆ : lo attesta una serie di racconti in presa diretta dal fronte delle residenze per non autosufficienti, dalle associazioni e dagli enti che si occupano di accoglienza e disagio, dalle imprese sociali di grandi dimensioni che sono costrette a consumare molta energie. A pagare la bolletta più amara sono proprio i poveri e i più bisognosi.
La bolletta dei più poveri
Ci sono le voci di dirigenti, responsabili, gestori, raccolte daĀ Antonietta NembriĀ eĀ Veronica Rossi. Professionisti del socialeĀ che guardano bollette giĆ clamorosamente alle stelle seppure riferite ai ridotti consumi estivi e pensano con preoccupazione allāinverno, con la prospettiva di ridurre i servizi, mentre nelle istituzioni pubbliche non si parla, per adesso, di adeguare le rette.
Dirigenti comeĀ Franco Falorni, presidente di Fondazione Casa Cardinal Maffi, che opera in Toscana, nella residenzialitĆ di anziani non autosufficienti: Ā«Lāanno scorsoĀ», racconta, Ā«abbiamo speso 682.177 euro di gas ed energia elettrica, ma la stima per il 2022 ĆØ di arrivare a 1,4 milioni. A rimetterci non sono solo le finanzeĀ», aggiunge, Ā«ma le persone: per sopravvivere stiamo intaccando la capacitĆ di innovare e di curare bene i pazientiĀ».Ā Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, che gestisce lāArsenale della Pace a Torino, luogo di accoglienza e dialogo per i più svantaggiati, gli fa eco: Ā«Siamo in un momento che definirei terrificante: le persone che hanno bisogno di una mano sono il doppio, anche il triplo in alcuni luoghi, rispetto a prima. Ci raccontano che non ce la fanno più, che non riescono a far fronte a tutte le speseĀ».
Un racconto che VITA aveva iniziato qualche giorno fa, sul portale, raccogliendo le voci dell’emergenza da Nord a Sud, soprattutto nel settore della residenze per anziani,Ā la cui crisi minaccia di ripercuotersi drammaticamente sulle famiglie.
Le comunitĆ : energia democratica
Nel racconto che prende forma – salvare le fasce più deboli ma salvare anche il clima, proprio nelle ore in cui se ne torna a parlare per COP 27 – in cui si innesta un nuovo modo di produrre e distribuire energie, solidale e democratico, quello delle ComunitĆ energetiche.
Un intero capitolo, curato daĀ Luca Cereda, fotografa lo stato dellāarte di queste realtĆ di recente istituzione e alle quali le Regioni stanno dedicando normativeĀ ad hoc.
Si tratta, come ĆØ noto, di associare cittadini, imprese, soggetti di Terzo settore, in comunitĆ , spesso in cooperative, che usino fonti rinnovabili (da uno dei 1,35 milioni di impianti presenti in Italia o costruendoli ex novo), ottimizzandone la distribuzione energetica al proprio interno – magari risolvendo problemi di povertĆ energetica di soggetti deboli – e ripartendo i benefici derivanti dalla produzione.
Una strada appena iniziata: in Italia sono oggi solo 100 le comunitĆ energetiche, contro le 7mila in Europa che associano 7 milioni di persone. VITA ne racconta nel dettaglio otto, da Nord a Sud: da Magliano (Cuneo) a Gubbio, da Bologna a Biccari (Fg), da Grezzana (Vr) e Berchidda (Ss), da San Giovanni a Teduccio (Na) a Ferla (Sr), che coinvolgono comuni, fondazioni, cooperative. Ā«Per le famiglieĀ», raccontaĀ Anna Riccardi, la presidente di Fondazione Famiglia di Maria che ha iniziato quella campana con Legambiente e Fondazione per il Sud, Ā«accettare di far parte della comunitĆ ĆØ stato quasi naturale, se tu offri delle vere opportunitĆ le persone le colgono perchĆ© le capiscono: qui stiamo facendo una rivoluzione gentileĀ». I pannelli producono 53kw per le prime famiglie del quartiere. Ā«Quando lāenergia verrĆ venduta alla rete nazionale porterĆ una rendita di 200 euro lāanno a famiglia, ovvero il risparmio di due bollette, in aggiunta allo sconto del 20% che giĆ viene applicato sulle utenze di chi ha aderito alla comunitĆ energeticaĀ», aggiunge.
Dei problemi, delle difficoltĆ burocratiche che ancora permangono ma anche delle grandi potenzialitĆ che da questo modello emergono, parlano gli economistiĀ Leonardo BecchettiĀ eĀ Jacopo Sforzi, e lāespertoĀ Gianni Girotto,Ā mentreĀ un intervento diĀ Niccolò Gennaro, direttore Csv di Padova e Rovigo, e diĀ Matteo MasciaĀ AsVeSS (rete veneta di ASviS), ricorda come il Terzo settore sia idealmente chiamato a far sƬ che la comunitĆ energetica non diventi un luogo di profit spinto, tradendo lo spirito con cui ĆØ nata: Ā«per farloĀ», scrivono, Ā«servano soggetti abilitanti, interconnessi con le comunitĆ locali e in grado di interloquire con la pubblica amministrazione e i potenziali soggetti finanziatoriĀ».
E ora cominciamo noi
La crisi però interpella anche ogni cittadino, come ricorda il fondatore di SloW Food, Carlo Petrini, in un intervento che introduce la terza parte del bookzine dedicato allāenergia. «à dunque il tempoĀ», scrive, Ā«di farsi promotori di un vero cambio di paradigma mosso dal basso, adottando comportamenti virtuosi che, se condivisi da milioni di persone, possono non solo smuovere i politici a prendere decisioni tangibiliĀ».
Il suo testo funziona quasi da esergo a un interessante capitolo curato daĀ Sara De CarliĀ eĀ Sabina Pignataro,Ā che hanno catalogato una serie di comportamenti virtuosi che ognuno di noi può assumere, nella vita di tutti i giorni e fra le mura domestiche. Un baedeker del buon utilizzatore di energia, diretto e indiretto, ossia una guida a scelte che possono determinare risparmio da subito – come la opzione della doccia in luogo del bagno in vasca – o che possono farlo in maniera mediata, come orientare i consumi alimentari lontano dalla carne prodotta negli allevamenti intensivi, notoriamente energivori.
Cibo sano, filiere corte, coltivazioni e allevamenti a basso utilizzo di energia, mobilità sostenibile: piccole rivoluzioni quotidiane che possono fare la differenza. Intanto cominciamo da lì.
Giampaolo Cerri
Redazione Vita.it




