Percorsi Di Formazione Con Qualifiche
Professione FundraiserTrend del Terzo Settore

Formazione nel fundraising? La raccolta fondi necessita percorsi di formazione con qualifiche riconosciute

La formazione nel fundarising sta diventando sempre più importante. La professione della raccolta fondi infatti, sta sperimentando un “fallimento del mercato”. Secondo una nuova ricerca infatti, dovrebbe avere percorsi di formazione con qualifiche in linea con le altre professioni.

La ricerca, Accident Prevention, è stata commissionata da Cause4 e Arts Fundraising & Philanthropy ed esamina i percorsi formativi dedicati alla raccolta di fondi.
Da un lato c’è una crescente domanda di fundraiser qualificati. Dall’altro però solo il 5% dei fundariser dichiara di averla scelta attivamente come professione. La maggioranza (44%) diventa fundraiser per “incidente”. Senza la chiara decisione di scegliere la raccolta fondi come professione, con il 42%, col tempo, arriva gradualmente alla decisione di diventare un fundraiser.

Ian MacQuillin, autore della ricerca, ritiene che, solo promuovendo attivamente la raccolta fondi come professione e introducendo qualifiche formalmente riconosciute, il settore della beneficenza acquisirà le competenze necessarie per colmare il crescente deficit di competenze. La formazione nel fundraising, come per tutti gli altri settori professionali, è essenziale!

MacQuillin sostiene che la creazione di un quadro di riferimento contribuirebbe a porre fine a percorsi di sfruttamento e di iniquità nella professione. Come ad esempio la richiesta che i candidati abbiano già assunto ruoli non retribuiti o scarsamente retribuiti per acquisire esperienza o conoscenze. Ancora una volta, la formazione nel fundraising è essenziale.

Ripensare la selezione

La ricerca chiede inoltre un radicale ripensamento del tipo di caratteristiche e qualità che i selezionatori dovrebbero cercare nei candidati. La pratica attuale sembra infatti essere incentrata su comportamenti e atteggiamenti, piuttosto che su competenze e conoscenze concrete a scapito del settore.

Ian MacQuillin, direttore e fondatore del think tank di raccolta fondi Rogare, ha detto:

Non ci aspettiamo che un chirurgo o un commercialista si ritrovi a fare il suo lavoro per caso e senza qualifiche. Quindi perché non ci aspettiamo lo stesso da chi raccoglie fondi? Dobbiamo urgentemente eliminare la riluttanza a stabilire una serie di competenze e capacità standard nella raccolta di fondi. Le nostre scoperte evidenziano che, mentre il settore della beneficenza attira persone appassionate e guidate dai valori, non possiamo lasciare al caso la ricerca di buone raccolte di fondi e forse il modo migliore per farlo è stabilire una via d’accesso qualificante alla professione”.

Michelle Wright, Direttore del programma, Arts Fundraising & Philanthropy ha aggiunto:

“Si tratta di un lavoro importante che pone domande urgenti su ciò che cerchiamo nei candidati fundraiser e su quali siano lecune da colmare. Dovremmo cercare esperienza o track record? Come valutiamo la loro idoneità per un ruolo? Mettere fine alla soggettività radicata nelle pratiche di reclutamento potrebbe essere il modo migliore per garantire che il settore della beneficenza attragga un pool di talenti qualificati e diversificati per gli anni a venire”.

 

Articolo tratto da fundraising.co.uk

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